Ragazzina abusata, minacce di morte in carcere per detenuto quattordicenne: rinuncia all’ora d’aria

Da un carcere all’altro, non cambia lo spartito per il quattordicenne detenuto e accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una dodicenne di Sulmona. Il ragazzo, dopo le presunte torture e minacce subite nella casa di reclusione romana di Castel del Marmo, non trova pace neanche nel carcere minorile dell’Aquila. Nell’istituto penitenziario abruzzese continua a ricevere quotidianamente minacce di morte dagli altri detenuti. Un clima teso, tanto che il quattordicenne rinuncia anche all’uscita dalla propria cella durante l’ora d’aria, concessa regolarmente. Un modo per evitare le ritorsioni e le aggressioni fisiche promesse dai “compagni” di carcere.

Una pressione tale da portare il detenuto ad un forte stato di agitazione e richiedere il trasferimento, nei giorni scorsi, al pronto soccorso dell’ospedale “San Salvatore” del capoluogo. Nel nosocomio aquilano il giovane è stato sottoposto agli accertamenti clinici.

La situazione sarebbe insostenibile, tanto da spingere l’avvocato difensore, Alessandro Margiotta, a chiedere al gip del Tribunale per i minorenni di spostare il ragazzo in custodia presso una comunità.

Il quattordicenne aveva fatto le valigie dal carcere capitolino appena due settimane fa, dopo essere stato picchiato e derubato per quattro volte durante il suo primo mese di detenzione. Sfregiato in volto, sul petto e sulle braccia con una spatola di ferro. Pratiche barbare che avevano spinto il giudice per le indagini preliminari, Roberto Ferrari, a riportare in Abruzzo il quattordicenne.

Scelta diversa, invece, per l’altro presunto colpevole, il diciassettenne (anch’esso indagato e detenuto all’interno della stessa inchiesta) che aveva denunciato pestaggi dietro le sbarre romane.

Intanto, l’altro giorno la dodicenne si è presentata al colloquio con alcuni esperti, incaricati di svolgere la perizia psicodiagnostica, disposta nell’ambito dell’incidente probatorio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale per minori dell’Aquila. Un colloquio necessario per valutare lo stato psicologico, le capacità cognitive ed emotive e l’attendibilità della giovanissima prima del dibattimento, così da cristallizzare la prova ed evitare che venga compromessa dal tempo o da ulteriori interrogatori.

6 Commenti su "Ragazzina abusata, minacce di morte in carcere per detenuto quattordicenne: rinuncia all’ora d’aria"

  1. ONESTA' onesta' | 17 Dicembre 2025 at 15:06 | Rispondi

    DEVE IMPAZZIRE QUESTO CRIMINALE…..

  2. bene risapute le “regole” delle carceri e suoi ospiti,nulla di nuovo,per quali ragioni non sono state concesse le misure alternative? Facile la risposta molto probabilmente le prove/evidenze/elementi sono inconfutabili, inequivocabili, sicure,non trovano pace? Per le persone che hanno subito i crimini? Nulla da dire,da chiedere? Nessun rimorso,ravvedimento,vergogna,penitenza? I riflettori sono da spegnere,meglio il silenzio,dare voce alle parti offese ,ai Cittadini che subiscono i reati,alle vittime,bisogna smetterla con la visibilita’ degli aventi ruolo/protagonisti,domanda:gli spot pubblicitari sono gratuiti o a pagamento ? Legalita’ diffusa per uscire dalla palude, e basta, o no?

  3. per quello che ha fatto doveva sapere, qualora beccato, che non sarebbe finito dalle Orsoline

  4. L'Avanguardista | 17 Dicembre 2025 at 17:23 | Rispondi

    Non stà ai detenuti giudicare gli altri per reati commessi pur se a sfondo sessuale su minori.
    In carcere ci sono persone che spesso hanno commesso atrocità indescrivibili e molto peggiori di queste.
    Il detenuto segue le regole della giustizia italiana e nessuno ha il diritto di recare maltrattamenti e lesioni.
    La Polizia Penitenziaria ha il dovere di vigilare, e fatti di questa portata fanno presupporre che non l’hanno fatto o l’hanno implicitamente permesso, cosa ancor più grave.

  5. Poverino, deve rinunciare all’ora di aria! Non potrebbe essere una strategia difensiva per farlo spostare in comunità o ai domiciliari?

  6. Ormai va di modo la giustizia spicciola prima ancora che i vari gradi di giudizio accertino la colpevolezza.. Ricordo che il ragazzo all’epoca dei fatti aveva solo dodici anni, quindi un bambino, e non credo che avesse la totale contezza di ciò che stava facendo ritenendolo per la sua età non in grado di architettare tutto ciò che è il castello accusatorio.
    Non credo poi che coloro che in carcere lo stanno vessando e minacciando siano dei santarellini visto che se sono lì rinchiusi qualche fesseria, forse anche più grave l’avranno combinata. Ritengo allora che sia proprio il caso di accogliere la richiesta dell’avvocato e trasferire il ragazzo in una comunità per non alterare ancora di più il suo già precario equilibrio psichico.

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