
Quaranta minuti di colloquio in remoto. Tanto è durato l’interrogatori di garanzia del diciottenne finito dietro le sbarre, assieme ad altri due minori di 14 e 17 anni, con l’accusa di violenza sessuale e ricatti nei confronti della ragazzina dodicenne per oltre sette mesi. Un faccia a faccia online, con il ragazzo collegato dal carcere di massima sicurezza di Sulmona, nel quale si trova rinchiuso da sabato scorso. Dall’altra parte dello schermo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale distrettuale dell’Aquila, Iolanda Di Rosa.
Tutte respinte le accuse a suo carico: violenza sessuale aggravata in concorso, atti sessuali con minore e produzione di materiale pedopornografico. I diciottenne ha negato la partecipazione attiva agli atti che la Procura gli contesta. Di contro ci sono centinaia di messaggi, video, stories Instagram e, soprattutto, la testimonianza della vittima. Un racconto, quello della giovanissima, rilasciato prima al 114, lo scorso luglio, e poi ai carabinieri della Compagnia di Sulmona, ritenuto coerente e credibile sia dai militari dell’Arma sia dalla psicologa.
“Ci sono alcune conversazioni dove lui è accusato di aver incitato gli amici a dire alla ragazza che avrebbe pubblicato il materiale video. In parecchie di queste, è scritto tra parentesi, nelle contestazioni, “ridendo”- spiega il legale del diciottenne – Deve essere inteso come forma di scherno o come vessazione? Sarà l’istruttoria a dimostrarlo”.
I video trovati nel suo telefono, sequestrato dai carabinieri, e nel suo profilo Instagram non sarebbero stati girati da lui. O almeno questa è la versione data dal ragazzo, che ha puntato il dito contro il cugino quattordicenne, che utilizzava il profilo del social del maggiorenne dopo che il padre gli avrebbe bloccato gli account.
Il diciottenne avrebbe girato solo un video, e solo su richiesta del cugino. Una versione da verificare, come quelle degli altri due arrestati, che da dietro le sbarre continuano a scaricarsi vicendevolmente le colpe. Ieri, nell’interrogatorio di garanzia, i due minori hanno negato anch’essi le accuse a loro carico. Il quattordicenne ha sostenuto di essere fidanzato con la vittima, e che non ci sarebbero stati rapporti contro il volere della ragazza. Il diciassettenne, invece, ha ribadito di essere estraneo a questa storia.
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