
Altri venti giorni in “vacanza”, si fa per dire, per i 52 randagi di Sulmona ricoverati da un anno e mezzo nel canile privato di Collelongo. Lo ha deciso il Comune di Sulmona all’esito dei risultati dell’avviso pubblico espletato il 17 dicembre e le cui domande sono scadute il 27 dicembre, con il quale si metteva a bando la gestione per un anno dei cani di Noce Mattei, ancora ad oggi impossibilitati a rientrare nella struttura di via Vicenne che è in attesa della registrazione regionale.
Al bando hanno risposto tre ditte che, al momento, non è dato sapere quali siano, anche se di certo, per stessa ammissione del concorrente, c’è anche la Comar Farm Casaline che tiene attualmente al guinzaglio i randagi sulmonesi.
Il Comune, come c’era da aspettarsi, non ha fatto in tempo a valutare i requisiti dei richiedenti e per questo ieri, scaduta la convenzione con la Comar Farm Casaline, ha deciso per una proroga a tempo alla stessa del servizio per venti giorni e una spesa complessiva di poco più di 5mila euro.
I 52 cani con passaporto sulmonese resteranno quindi a Collelongo fino al 20 gennaio, per poi essere verosimilmente trasferiti.
Sì, perché se almeno uno dei due che hanno presentato l’offerta di custodia risulterà idoneo, per il principio della rotazione dovrà essere affidato ad uno di questi e non alla Comar Farm che ha già usufruito di affidamento e proroga.
Questo significherà un nuovo trasferimento e un ulteriore trauma per i cani sulmonesi, che dovranno insomma cambiare cuccia e “padrone”.
I randagi resteranno fuori casa per almeno un anno, ovvero la durata dell’affidamento a bando, con una spesa prevista di circa 60mila euro.
Una notizia che gli animalisti, che hanno sottoscritto una petizione con oltre millecinquecento firme, tra cui quella del batterista della Pfm, Franz Di Cioccio, salutano tuttavia con favore, nonostante il trauma per i randagi.
Il Comitato cani peligni ha infatti duramente contestato la gestione dei cani da parte della Comar Farm, soprattutto all’indomani della tempesta mediatica scatenata sul canile di Collelongo con la trasmissione Rai Indovina chi viene a cena.
L’obiettivo, però, resta quello di riaprire i cancelli di Noce Mattei il prima possibile: dopo un anno e mezzo dal trasferimento dei randagi e dalla fine dei lavori di adeguamento, appare infatti incomprensibile il ritardo accumulato per la registrazione della struttura all’anagrafe dei canili regionali.
I tempi, impressionanti, sono elencati nella stessa determina del Comune: il bando per la gestione del canile comunale, indetto nel gennaio del 2022, venne bloccato dopo che si scoprì la totale assenza di autorizzazioni e l’inadeguatezza della struttura, arricchita negli anni da opere abusive. Quindi l’affidamento dei lavori di adeguamento, per oltre centomila euro, nel settembre del 2023 con la consegna dei lavori a marzo del 2024. Opere di adeguamento che sarebbero dovute durare trenta giorni, ma che vennero riconsegnate, tra varianti e perizie, solo ad agosto 2024. Da quel momento una serie infinita di contrattempi: lo svuotamento della vasca dei reflui fatta a maggio 2025 e la procedura di accatastamento fatta solo a fine ottobre scorso e infine l’agibilità strutturale ottenuta a metà novembre.
Ora le carte devono passare per la Regione per l’iscrizione, condizione indispensabile per procedere ad una gara per la gestione della struttura. Con la speranza che, in questo ulteriore anno di tempo preso o perso, il Comune riesca a concludere tutte le procedure.
Intanto gli animalisti annunciano due nuovi sit-in per la raccolta firma a sostegno della riapertura del canile municipale di Noce Mattei. Sabato 3 gennaio in Corso Ovidio angolo scalinata di piazza Garibaldi a Sulmona e domenica 4 gennaio in piazza Madonna della Libera a Pratola Peligna, queste le date annunciate dal Comitato tutela cani peligni che dopo l’esito dell’avviso pubblicato dal Comune di Sulmona tornano a sollevare “interrogativi sul modello di gestione del randagismo adottato dall’attuale amministrazione”, un modello che rischia di “sottrarre un servizio essenziale al controllo pubblico trasformandolo in un business privato”.
“La nostra battaglia assume un significato che va oltre la singola vertenza – sottolineano dal Comitato – interroga il modello di città e di territorio che si intende costruire. Un territorio capace di prendersi cura dei più deboli e della felicità dei suoi abitanti, oppure un territorio da sfruttare, privatizzare e progressivamente abbandonare”.
Il Comitato chiede inoltre che, in attesa della riapertura del canile di Sulmona, l’affidatario temporaneo dei randagi garantisca loro condizioni di vita dignitose e, soprattutto, consenta ai volontari di vigilare e di operare attivamente sulle adozioni. Evitare la chiusura del canile comunale in un contesto caratterizzato da un progressivo e inarrestabile impoverimento, questa la priorità per il Comitato la cui speranza è “allontanare tra i cittadini, la percezione di un territorio considerato esclusivamente come area di servizio, chiamato a sopportare impianti e sacrifici funzionali al resto della regione e al profitto dei privati”.
ormai si fa business con qualunque cosa !
un vero mercato sulla pelle dei
CANI….
5000€ per tenere 52 cani venti giorni Roba da matti
Tranquilli 3/4 anni e fidati di me comprende le problematiche della struttura.