Randagi in esilio: senza tetto tra due settimane. Il canile di Collelongo nella bufera mediatica

E’ una corsa contro il tempo quella per i 52 cani randagi con il passaporto sulmonese, attualmente ospitati nel canile privato di Collelongo gestito dalla Comar, società finita nell’occhio del ciclone ieri nel programma Rai “Indovina chi viene a cena”.

Un ampio servizio, seguito alle esecuzioni fatte nel canile di Pescara, nel quale le telecamere della trasmissione hanno documentato le condizioni, a loro dire precarie, nelle quali vivono gli animali e in particolare quelli sulmonesi.

“Un servizio tendenzioso e fazioso – si difende il gestore Pino Corsi – nel quale la verità è stata manipolata: non è vero che i cani di Sulmona stanno nelle celle provvisorie – che comunque sono regolarmente autorizzate – da quando sono arrivati qui e non è vero che chiudiamo sotto Natale, semplicemente non possiamo fare affidamenti fuori regione perché è chiuso l’Istituto zooprofilattico che deve rilasciare il certificato sulla Lesmania”.

La vicenda mediatica, annuncia Corsi, finirà in tribunale, nel frattempo però, bisognerà trovare una soluzione per i randagi sulmonesi.

A fine mese, infatti, scade il contratto di affidamento alla Comar e per il principio di rotazione non si potrebbe prorogare e rinnovare.

Il Comune sta facendo un’indagine di mercato per trovare altre strutture, anche se da una prima informativa quelle autorizzate dovrebbero essere già sature.

L’ipotesi a cui si aggrappa palazzo San Francesco è che in settimana possa completarsi la procedura di accreditamento della struttura di Noce Mattei, chiusa dal luglio dello scorso anno.

“In questo caso – spiega il dirigente Domenico Giannetta – potremmo riuscire a trasferire i cani a Sulmona entro la fine dell’anno”.

Il problema sarà però trovare un gestore: la Comar si è già tirata fuori, “nessuna intenzione di gestire il canile di Sulmona” dice Corsi che, però, lascia la porta aperta per una proroga all’ospitalità attuale “a costi più bassi, visto che abbiamo preso 162 cani lo scorso anno e ne abbiamo dati oltre 100 in adozione, cosa che gli animalisti che gestivano il canile prima non hanno mai fatto. A Sulmona abbiamo trovato una situazione totalmente fuori controllo: nessun registro di carico e scarico, animali inseriti in struttura senza il passaggio obbligatorio nel canile sanitario”.

Uno scaricabarile nel mezzo del quale ci sono i 52 randagi in esilio che, come Ovidio, rischiano di finire la loro “tristia” esistenza senza rivedere il Morrone.

7 Commenti su "Randagi in esilio: senza tetto tra due settimane. Il canile di Collelongo nella bufera mediatica"

  1. Le immagini eloquenti mostrate dal programma della Rai non ammettono ulteriori commenti. Spero che si accertino tutte le eventuali responsabilità di un sistema ormai logoro che vede come merce/vittime i cani e i cittadini contribuenti che continuano a pagare, con un sistema controllati e controllori che lascia l’ amaro in bocca.Ricorderei al Sig. Corsi che la sierodiagnosi della leishmaniosi deve essere eseguita nel canile sanitario prima del trasferimento nella struttura di accoglienza definitiva, ma se il canile sanitario è come quello mostrato dove operavano i due soppressori, pagati sempre dai contribuenti, allora siamo proprio a posto.Quello che lascia perplessi e’ la totale impunità e strafottenza in cui operavano i vari soggetti visti nel servizio giornalistico.I cani, a qualsiasi titolo, non devono essere un business, le strutture andrebbero esclusivamente affidate ad associazioni di protezione animali SENZA FINI DI LUCRO.Auspico un rapido cambio di rotta, perché l’ Abruzzo e gli abruzzesi non sono sicuramente quelli fatti vedere in TV.

  2. ill. mo Dirigente Giannetta Lei è l’unico che ha la professionalità e capacità per riuscire a risolvere questo annoso problema e riportare i cani nel loro domicilio naturale a Sulmona. Le immagini trasmesse dalla Rete Nazionale sabato sera sono state più che eloquenti ed hanno smascherato il famigerato campo di reclusione in Collelongo dove neanche i Volontari possono entrare per non parlare poi delle strane protezioni offerte da veterinari e Polizia zoofila. Tutto incredibile. La struttura in Città l’abbiamo cosa si aspetta di regalarla a chicchessia per fini puramente personali? Se la Sua famiglia possiede animali può benissimo sapere cosa essi rappresentino in termine di puro Amore incondizionato.Grazie e buon lavoro

  3. carissimo comandante GIANNETTA la invito a verificare attraverso l’architetto, progettista nonché direttore dei lavori ARCH. BIAGI che l’agibilità, oggetto del prolungamento dei tempi per la registrazione del canile sul registro ufficiale, come da lui stesso riferito all’ avv.ssa Bianchi, è stato firmato da tempo, essendo stati conclusi tutti i lavori previsti già nel 2024 !
    dopo tutte ke malefatte degli ultimi 20 anni da questa e le precedenti amministrazioni SONO CONVINTA CHE SI POTRÀ AVERE UNA PROROGA A COLLELONGO , PER DARE IL TEMPO DI RIAPRIRE IL SERVIZIO PUBBLICO DEL NOSTRO CANILE!
    ANTICIPANDO CHE FAREMO TUTTO QUELLO CHE È IN NOSTRO POTERE PER FARE TORNARE I CANI DEL NOSTRO TERRITORIO A SULMONA.

  4. purtroppo non mi stupisce più di tanto. Amo l’Abruzzo ma certe pratiche sono davvero arcaiche e soprattutto legate ai soldi. Spero che i 52 cani possano trovare a breve altre destinazioni magari fuori dall’Abruzzo. Ciò che mi indigna è il fatto che un canile del genere non sia oggetto di controlli da parte di ASL o altri enti preposti a farlo. Altro aspetto che mi indigna è il fatto che pare evidente che non esista un piano di sterilizzazione per cani randagi. Purtroppo ho visto pratiche a dir poco discutibili in Abruzzo, come quella di legare le zampe anteriori dei cavalli e ancorarle con una fune, lunga magari anche 30 metri, con un pietrone in modo che il cavallo non possa scappare. Peccato che per brucare il cavallo debba fare dei balzi in avanti con le zampe legate. Tutta salute per legamenti e zampe! l’Abruzzo è una terra meravigliosa ma deve fare un passo in avanti verso la civiltà.

  5. Per fare qualcosa di concreto non sarebbe opportuno scrivere i numeri di telefono dei volontari, per poterli contattare per concordare una adozione rapida, che tolga quei poveri cani che hanno la sventura di essere stati imprigionati in quel “lager” ? E di farlo nel più breve tempo possibile.

  6. Dottore Gianneta faccia presto e si metta una mano sulla coscienza
    quegli esseri non hanno nessuna colpa solo quella di avere incontrato aguzzini

  7. Massimo Cicone | 18 Dicembre 2025 at 21:55 | Rispondi

    Dottore Gianneta faccia presto e si metta una mano sulla coscienza
    quegli esseri non hanno nessuna colpa

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