Ravara del Morrone, il tribunale condanna il Comune

Quel fiume di fango e detriti che il 16 agosto scorso per poco non travolgeva due villette in zona Santa Lucia e che seppellì decine e decine di ulivi del Casino Pantano, poteva e doveva essere evitato o almeno arginato. La mancata manutenzione delle briglie di contenimento e la totale assenza di interventi di prevenzione, anche e soprattutto dopo che l’incendio del 2017 aveva indebolito la tenuta idrogeologica del terreno del Morrone, hanno aperto alla ravara una vera e propria autostrada.

Insomma il Comune è responsabile dei danni provocati e del pericolo (“molto elevato”) che ancora oggi insiste sull’area e sui beni privati, nonché sull’incolumità pubblica, ed il Comune dovrà ora intervenire per mettere in sicurezza la zona, sia con interventi d’urgenza, sia con un piano di bonifica che coinvolga tutti  i chilometri di territorio interessato.

Lo ha deciso ieri il tribunale di Sulmona, con una sentenza che rischia di creare più di qualche problema alle casse di palazzo San Francesco, con un primo intervento stimato in almeno 200mila euro di spesa. La causa era stata promossa, tramite gli avvocati Giovanni e Pietro Autiero, dai residenti delle due villette su cui la colata detritica si fermò e dagli eredi Pantano che dalla ravara hanno visto seppellire decine e decine di piante di ulivo.
Il giudice Giuseppe Ferruccio ieri ha dato ragione ai ricorrenti (condannando il Comune alle spese), riconoscendo come la mancata manutenzione del territorio, anche e soprattutto all’indomani dell’incendio del 2017, abbia contribuito ad aggravare il fenomeno debris flow.

Per questo ha intimato al Comune di intervenire immediatamente, in attesa di un più ampio progetto già allo studio della Regione, e ritenendo insufficiente la frantumazione dei massi più grandi che il Comune aveva eseguito all’indomani della ravara.

In particolare dovrà subito essere ripristinato l’originario andamento del Vallone Santa Lucia, eliminato il fossato creato in esso, rimossi i detriti che ancora oggi cingono le due villette a valle e recuperati gli ulivi sepolti. Non solo: dovrà essere subito effettuata la manutenzione e pulizia delle briglie di contenimento ed eventualmente integrate, mentre almeno tre barriere flessibili (reti) dovranno essere posizionate tra le barriere delle briglie e l’area a valle, per evitare eventuali nuove colate di terra, o di neve e ghiaccio in caso di slavina.
Questo in attesa di un intervento di più ampio raggio, per compiere il quale saranno probabilmente necessari milioni di euro.

4 Commenti su "Ravara del Morrone, il tribunale condanna il Comune"

  1. Prima di dare il placet a costruzioni alle falde delle montagne, bisognerebbe fare eseguire, da parte delle autorità del territorio, uno studio serio delle aree destinate e dell’affidabilità delle loro posizioni rispetto alla montagna sovrastante. Ora noi della valle Peligna, prospiciente al Morrone, conosciamo quel canalone e lo chiamiamo da anni immemori, “la ravare”. Canalone che la natura s’è scavato per fare strada ai propri detriti che scaricano su di essa le intemperie,erodendone anche le rocce. Ecco allora, che una costruzione al di sotto di essa, si dà il caso, che possa venire investita da questa scarica di materiale che partendo dalle cime raccoglie di tutto lungo il percorso,sino ad assumere una forza d’urto devastante. Si può dire nel caso specifico che quella villa l’ha scampata bella e meno male. A Rigopiano fu una tragedia. A volte ci sono concessioni edilizie date a cuor leggero. E’ una mia idea, senza voler polemizzare, se non è così, scusate se mi sono sbagliato.

  2. Non è questione di dare concessioni edilizie a cuor leggero e in modo discrezionale ma bisogna vedere cosa dice il PRG. Se il prg ammette l’edificabilità allora si puo edificare. Se invece il prg non lo ammette non si puo’ edificare. semplice.
    La questione è un altra: se dagli studi geologici si rileva una situazione di pericolo allora il professionista (geologo) deve informare il proprio cliente della situazione pericolosa presente nell’area. Se poi l’area è interessata da dissesti idrogeologici recenti allora deve intervenire la regione e non il comune con una manutenzione come erroneamente indicato in sentenza.

  3. Appunto, il PRG. Antesignano alle concessioni edilizie. I geologi si lamentano di non essere stati mai consultati. Comunque a rischiare è chi costruisce sotto le montagne,sotto i vulcani e vicino ai torrenti.Qualcosa avremmo dovuto imparare dalle catastrofi, non le pare? Regards.

  4. Certo. Ma oggi esiste uno strumento attuativo che sia chiamo PAI: piano di assetto idrogeologico che è la novita del dopo tragedia di sarno e che almeno per il futuro dovrebbe garantire la salvaguardia di alcune aree a rischio. Per il passato non si puo’ far altro che piangere…

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