Regione a rischio commissariamento

 

La possibilità che u

no dei primi atti del governo che verrà sia la nomina di un commissario ad acta per i conti della Regione è più che reale. Soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la legge regionale che approva il rendiconto 2013. Si tratta della seconda censura della Corte dopo un anno vissuto pericolosamente sul fronte dei conti pubblici.

Le responsabilità politiche di questa situazione sono evidenti. E sono, ancora una volta, da ripartire tra la precedente e l’attuale legislatura. In una parola ad essere bocciata è l’intera classe politica regionale, incapace di gestire la nuova disciplina del bilancio pubblico e inadatta a capire i mutamenti della contabilità pubblica. Non è un argomento tecnico, come si affretta a dire la politica locale quasi a volersi giustificare se non ad autoassolversi; è invece un argomento preminentemente politico, perché le scelte di bilancio, di programmazione e di gestione le fa la politica, da quella che governa a quella che legifera.

Il blocco dei rendiconti della Regione Abruzzo è ormai diventato un caso nazionale e non c’è “norma Abruzzo” che tenga, come piace dire a presidente Luciano D’Alfonso, in grado di lenire le conseguenze per la Regione. La paralisi è sotto gli occhi di tutti: assunzioni bloccate dal primo maggio scorso, uffici sguarniti di personale che non è possibile rimpiazzare neanche temporaneamente, Capi dipartimento ad interim perché non è possibile alcuna nomina dirigenziale. Il tutto dopo che per decisione del presidente D’Alfonso sono andate in pensione anticipata 178 dipendenti alla fine del 2016, appena cioè quattro mesi prima del blocco partito il Primo maggio 2017. E’ possibile che il Governatore non sapesse a cosa andava incontro con l’esodo anticipato di 178 dipendenti?

Ma la seconda bocciatura da parte della Corte costituzionale del rendiconto 2013, come detto, è destinata a diventare un caso nazionale. La competenza della regioni a predisporre e approvare i rendiconti permane anche dopo la scadenza di legge che è fissata al 30 giugno di ogni anno, il problema è che il ritardo già di per sé andrebbe a giustificare l’intervento sostitutivo da parte dei Governo, come dice l’articolo 120 della Costituzione. Non solo, la Regione Abruzzo avrebbe dovuto approvare il rendiconto 2013 entro il 30 giugno 2014 e così via negli anni successivi. E l’impegno era stato preso dal presidente D’Alfonso davanti alla Corte dei Conti che invano è in attesa che gli impegni assunti si traducano in atti amministrativi. Ma soprattutto la sequenza impressionante di ritardi accumulati dall’ente inducono Corte dei Conti, Governo ad una certa diffidenza nei contri della Regione Abruzzo. E non è un caso se da una parte la Corte dei Conti continua a non valutare la parificazione del rendiconto 2013 e dall’altro il Governo non esita ad impugnare davanti alla Consulta qualunque legge regionale in materia di rendicontazione e bilancio. Nell’ultima impugnativa è andato giù pesante, dicendo che la normativa regionale avrebbe pregiudicato l’equilibrio finanziario della Regione finendo per alterare «in modo ancora più grave le disfunzioni accertate per gli anni precedenti».

La Corte Costituzionale non è stata da meno. «In presenza di reiterati e gravi ritardi nell’espletamento di funzioni primarie da parte dell’ente territoriale», ha osservato il giudice Aldo Carosi, estensore della sentenza, «l’ordinamento consente anche provvedimenti sostitutivi come, ad esempio, la predisposizione del rendiconto, sulla base del potere contemplato dall’art. 120, secondo comma, Cost». Non solo. La regione «potrebbe, anzi dovrebbe, effettuare le operazioni necessarie per recuperare immediatamente, in modo costituzionalmente corretto, tutti gli adempimenti scaduti inerenti ai rendiconti successivi». In tal modo, potrebbe recuperare contestualmente un arretrato assolutamente anomalo e applicare, nel loro corretto ordine sequenziale, le misure eccezionali adottate dal legislatore statale per porre rimedio alle situazioni di grave sofferenza economico-finanziaria degli enti territoriali.

Ed è con queste credenziali che D’Alfonso si presenta a Palazzo Madama

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