
“Mi devi chiamare padrone”: è una storia da manuale di violenza di genere, con botte, vessazioni, ricatti e il conseguente tentativo di suicidio da parte della vittima, quella che ha portato il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sulmona a mandare davanti al collegio del tribunale peligno un sessantanovenne che, il 18 marzo prossimo, dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia e in particolare nei confronti della sua ex compagna, di venticinque anni più giovane di lui, ridotta praticamente in schiavitù per quasi sei anni.
I fatti contestati risalgono al periodo che va dal 2015 al 2021, con diversi episodi consumati tra Silvi Marina e un centro della Valle Peligna dove la donna si era trasferita con i suoi cinque figli di cui quattro minori.
Il fatto più grave era avvenuto all’antivigilia di Natale del 2020, quando l’uomo, tornato a casa dal carcere per un permesso, aveva preteso un rapporto sessuale e al rifiuto della donna la aveva scaraventata contro il muro, per poi picchiarla e con un coltello minacciarla di “volerle cavare gli occhi”. “Chiedi scusa al tuo padrone” avrebbe minacciato il sessantanovenne dopo aver steso la donna sul letto e averle puntato il coltello in viso. Episodio che aveva convinto la vittima a rivolgersi ai carabinieri che avevano così attivato il codice rosso e il protocollo di protezione.
Nel racconto alle forze dell’ordine, erano così emersi i sei anni da incubo vissuti dalla donna che, nel 2017, era stata picchiata mentre era incinta per il solo fatto di aver chiesto aiuto per una baby sitter nella gestione dei figli. L’uomo la avrebbe gettata contro la lavatrice e poi sul letto la avrebbe riempita di pugni, incurante del fatto che la donna fosse in stato interessante. In difesa della madre era intervenuto quindi il figlio più grande e l’uomo aveva cacciato entrambi di casa, lasciando nello sconforto la quarantacinquenne che aveva così ingerito una quantità eccessiva di farmaci tentando di farla finita.
Altri episodi di violenza, tra pretesi rapporti sessuali e violenze, si erano verificati anche negli anni successivi, nel 2018 e nel 2019, quando la donna venne spinta giù per le scale, per il solo fatto di aver invitato l’uomo a portare i bambini a scuola. “Non mi devi comandare, non mi devi dire quello che devo fare”.
Della vicenda era stata interessata anche la procura dei Minori che aveva allontanato l’uomo e lo aveva privato della patria potestà, sospendendola.
Ora per lui è arrivata l’ora di rispondere davanti ai giudici delle sue condotte.
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