Ristoratori ai tempi del Coronavirus

La confusione è tanta, veramente tanta, perché se i bar riescono in qualche modo ad assicurare l’apertura fino alle 18, l’orario imposto dal nuovo decreto ministeriale, per i ristoranti la situazione si fa un pochino più complicata. E la preoccupazione è forte.

“Osserveremo tutte le direttive del ministero spiega dal ristorante Clemente di Sulmona, Isabella Cianferra -. Resteremo aperti solo per il pranzo mantenendo il servizio d’asporto che abbiamo sempre fatto. Il problema oltre alla tensione emotiva, che accomuna tutti perché non siamo esenti dalla paura – prosegue -, sarà ottemperare a tutti i nostri impegni con fornitori, dipendenti, banche, ecc…”. Già, perché a sentire Isabella, la situazione si è messa male già da una settimana con un forte calo di clienti e se si pensa che le disdette sono arrivate oltre Pasqua, allora si fa presto a capire la portata del danno economico. “Avevamo il locale pieno e siamo rimasti con un tavolo solo. Cene, ricevimenti, tutto annullato – prosegue -. Finita la riserva, in questo modo quanto possiamo sopravvivere? Da mamma, però, dico che è giusta una restrizione”.

Resterà aperto come bar Alberto Giampietro, proprietario del locale di piazza Cavour a Introdacqua, sempre nel rispetto del metro di distanza e prendendo tutte le dovute precauzioni in protezione dei clienti e dei lavoratori. Scoccate le 18 si proseguirà l’attività solo fornendo cibi d’asporto o anche a domicilio.

La situazione è complicata anche per Antonio, gestore di Asino D’Oro: “Io sono aperto solo la sera quindi dovrei andare verso al chiusura – spiega -. Per me oggi è giornata di riposo e quindi sto cercando informazioni per capire come comportarmi. Nel locale i tavoli li avevo distanziati in modo da rispettare il metro di distanza. La chiusura diventerebbe un grande problema economico”.

Sceglie di restare aperta per il pranzo la famiglia Di Marco che gestisce la Taverna Vecchia a Roccacasale, lungo la statale 17, luogo di sosta per camionisti soprattutto durante la settimana. “Osserveremo gli ingressi ridotti, il metro di distanza, l’uso della mascherina e dei guanti per i camerieri chiedendo la cooperazione del cliente nel passaggio dei piatti. Fino ad ora non c’era stata questa percezione del pericolo – commenta Yari Di Marco -. Nonostante questa scelta sia estrema è necessaria”. Tuttavia anche qui la preoccupazione è forte: “Abbiamo parlato di cosa fare o non fare anche perché bisogna calcolare che vivi di quello, chiudi per un mese e poi l’altro e l’altro ancora? Non si ha garanzia di stipendio ma solo garanzia di spese, utenze, tasse e mutui. Questo sia per i ristoratori che per i commercianti e tutte le partite Iva. Ora c’è una priorità maggiore che è la salute, poi ci sarà un altro problema che è quello economico.In una situazione di emergenza si lavora in emergenza. Bisogna adeguarsi tutti perché il bene primario da tutelare è la salute, poi ci si leccherà le ferite”.

Simona Pace

Commenta per primo! "Ristoratori ai tempi del Coronavirus"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*