Saluti romani e bandiera nazista a scuola, preoccupazione dell’ANPI Valle Peligna

E’ un comunicato ricco di sdegno quello che la sezione ANPI Valle Peligna ha diramato, in merito ai saluti romani e alla bandiera nazista, ripresi in una classe di liceo “G. Vico” di Sulmona, e postati sulla piattaforma TikTok.

La sezione richiama alla memoria la figura di Osca Fuà, freddato dalle mitragliatrici tedesche ad appena diciassette anni. Poco più dell’età dei cinque ragazzi finiti sotto indagine da parte della Procura del Tribunale per i minori dell’Aquila.

“Tutto questo – commenta la sezione si traduce in un rinnovato impegno per l’Anpi di mantenere viva, anche tra i più giovani, la memoria delle tante e tanti partigiani, morti per la libertà. Da anni assistiamo impassibili al proliferare e all’esposizione ovunque di simboli che richiamano al fascismo e nazismo, frutto di anni di sottovalutazione del fenomeno e del ritorno di queste ideologie che, mai come oggi, sono pericolose. Siamo di fronte a nuovi razzismi, nazionalismi, sovranismi, che, attraverso il ripudio della memoria e lo stravolgimento della storia, provano a minare la base della nostra Democrazia che è la nostra Costituzione”.

10 Commenti su "Saluti romani e bandiera nazista a scuola, preoccupazione dell’ANPI Valle Peligna"

  1. Ma esiste ancora l anpi ma i partigiani dopo 80 dalla fine della guerra nn sono tutti morti che ci rappresenta questa associazione purtroppo siete ridicoli la guerra e finita da 80 anni nn ce nessun pericolo di ritorno di quei tempi l unico pericolo sono i fasci Rossi comunisti maledette zecche rosse comuniste

    • Ma si come si possono scrivere queste cose di persone che hanno combattuto per la democrazia?
      Perché tutti avessero la libertà di esprimere i propri pensieri.
      Anche quando non sarebbe davvero il caso…

    • Tragico commento per uno che si firma “Tex Willer”, fumetto uscito 78 anni fa.
      E comunque pure sta volta a piagnucolare di comunisti, zecche e cazzate varie mentre l’attualità racconta tutta un’altra realtà.

  2. il pericolo più grosso sono gli ignoranti che, guarda caso, sono tutti nazifascisti

  3. L'Avanguardista | 11 Febbraio 2026 at 22:30 | Rispondi

    Certo che l’Italia se ne è inventata di cose per uscire fuori da una guerra persa, cercando di salvare capra e cavoli.
    Il problema che queste storielle son durante 80 anni e continuano a mettere odio tra la gente.
    Occorre una bella spazzata per cancellare via tutto, fascismo e partigiani, guardando al futuro e alla pace dei popoli.

  4. NO, Proprio Deficiente e pure Ignorante | 12 Febbraio 2026 at 07:02 | Rispondi

    Restituite agli Italiani “ l’ORO di Dongo “, prelevato dai partigiani della brigata Garibaldi durante la cattura di Mussolini e fatto sparire, la maggior parte fu presa in carico dai partigiani e dai rappresentanti del PCI.
    “ Una parte scomparve subito. Infatti molti personaggi con le loro famiglie si arricchirono. Il resto finì al PCI e, secondo le testimonianze, fu fuso e investito in immobili.
    La sparizione del tesoro fu seguita da una serie di uccisioni misteriose, tra cui quelle del partigiano Luigi Canali (“Capitano Neri”) e della sua compagna Giuseppina Tuissi (“Gianna”), che presumibilmente conoscevano la destinazione dei beni. Le inchieste sull’oro di Dongo finirono in una “bolla di sapone”, con i processi contro i leader partigiani comunisti, tra cui Dante Gorreri e Pietro Vergani, conclusi senza sentenze di condanna per insufficienza di prove o amnistie “.

    Sull’eliminazione del capitano Canali, così come sugli altri delitti collegati nella grande faida, doveva calare una pietra tombale di silenzi e omertà.
    È illuminante leggere la testimonianza di Mario Tonghini, nome di battaglia «Stefano», autorevole esponente della Resistenza, e quella di Oreste Gementi alias «Riccardo», nientemeno che il comandante della Piazza di Como del Cvl, ossia la massima autorità militare della provincia del Corpo volontari della libertà.
    Ancor più illuminante leggere il libro “ La Gladio rossa e l’oro di Dongo” di Roberto Festorazzi.
    Ma i “ LADRONI “, poi, sono sempre gli altri.
    VERGOGNA!

  5. “Benito Mussolini mandò gli italiani in guerra impreparati,sottovalutando la situazione e credendo in una guerra lampo.
    L’Italia entrò nel conflitto nel Giugno 1940 con un esercito in condizioni precarie e privo di equipaggiamenti moderni, scorte adeguate e mezzi corazzati efficaci, nonostante i richiami di generali come Badoglio che denunciava la scarsa preparazione, e la decisione fu presa per ambizione, temendo di restare escluso dalla spartizione post-bellica”
    Restituite le vite a tanti giovani italiani, mandati a morire sulla base di queste premesse.
    Restituite la vita a quelli mandati nei campi di concentramento a causa delle Leggi Razziali.
    Restituitela a tutti i civili morti, a case, paesi e città distrutte e rase al suolo…
    Vergogna davvero!

  6. Quelli cattivi | 12 Febbraio 2026 at 09:36 | Rispondi

    Sempre tragiche conseguenze, a causa di chi scelse di portare un Paese impreparato in guerra.

  7. E tutti gli italiani uccisi nella loro patria, dagli alleati nazisti, dei fascisti?
    Quanti italiani per ogni tedesco?

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