
Nove milioni, spettatore più, spettatore meno. Per quanto noioso o innovativo, il Festival di Sanremo è un appuntamento che incolla gli italiani allo schermo, come fosse uno specchio. Proprio perché uno specchio. L’Italia e l’Italietta che si guarda con ridondante retorica, tra luoghi comuni e ipocrito buonismo, rigore filogovernativo e soffocati messaggi di ribellione. Poco rock, specie quest’anno, e molto lirico. Comunque un Festival che dice molto del nostro Paese e che, soprattutto, è e diventa da sempre un’occasione per scaldarsi al focolare di famiglia.
Perché in ogni canzone, vecchia e nuova, c’è qualcosa della nostra storia, singola e collettiva e un testo, una melodia, un paragone, diventano il “tappeto musicale” per parlare di vite e delle nostre vite.
Per questo oggi la Comuniteca ospiterà l’evento “Sanremo non è Sanremo”: un gruppo di ascolto e di parola che metterà insieme pezzi della comunità per fare comunità. L’idea, che riprende le esperienze degli scorsi anni dell’associazione Studium, è quella di accendere il focolare della comunità locale, prendendo a scusa, più che a spunto, le immagini e i suoni della quarta serata (quella delle cover) per parlare di altro e di musica. Soprattutto di musica, con chi la musica, in Abruzzo, la fa e la coltiva. Per conoscere le tante realtà locali, i loro punti di forza e le criticità. Per conoscere talenti e interrogarsi sul fare cultura. Tra arte, politica e libero pensiero.
Ci sarà LaborAutorio, Antonella Bucci e i suoi ragazzi della Onde Radio Accademy, il mandolinista Francesco Mammola, l’Acme Studio, l’associazione Meta che gestisce la stagione teatrale, Sulmonacinema e poi tanti altri ospiti.
L’evento sarà trasmesso in diretta (a partire dalle ore 20,30) sulla pagina Facebook della Comuniteca, per chi non potrà essere presente di persona, per condividere il nostro Sanremo, che non è Sanremo.
Perché come ha detto il maestro Enrico Melozzi, Premio personaggio dell’anno de Il Germe nel 2023 e quest’anno impegnato per la decima volta sul palco dell’Ariston, in un’intervista rilasciata a Il Centro:
“Sanremo non ha mai espresso una musica di rottura, ma serve ad aggregare e riunire la gente intorno alle canzoni, per costruire tanti nuovi ricordi, così quando saranno passati gli anni ci ricorderemo di quella canzone, la riascolteremo e ci riporterà a un affetto, una persona, un ricordo indimenticabile”.
E’ SOLO COVO DI comunisti….VERGOGNAAAA
maledetti comunisti rovina dell Italia e degli italiani maledette zecche rosse comuniste