Scherzi della cabala: il cimitero chiuso durante la Spagnola, riapre al tempo del Covid

E’ uno scherzo della cabala, chissà, ma oggi il vecchio cimitero di Pettorano sul Gizio torna ad essere agibile dopo un secolo dalla sua chiusura, o meglio dopo 101 anni. Chiuso durante la pandemia della Spagnola nel 1919, riaperto durante quella del Covid-19. I lavori di ristrutturazione sono infatti quasi conclusi e sono consistiti in particolare nel rafforzamento delle mura dell’ex convento dei Carmelitani a cui è annessa la chiesa di Santa Maria della Neve in Sordignano.

La struttura non sarà nell’immediato propriamente fruibile, perché per completare l’opera bisognerebbe fare ancora molti lavori, a partire dalla pavimentazione, “ma intanto abbiamo messo in sicurezza la testimonianza storica – racconta il sindaco Antonio Carrara – per una edificio che risale alla metà del sedicesimo secolo”.

Nella monografia di Pietro De Stephanis del 1856, infatti, si legge che “Pio IV con bolla dell’anno 1561 permise al Principe Ottavio Cantelmo l’erezione di questo convento, e accordò a’ Carmelitani la Chiesa di Santa Maria in Sordignano fuori la terra, al di là del Gizio, ma poco distante, col romitorio contiguo che il principe ridusse a cellette di monaci. I quali vi abitarono fino a circa il 1600, mentre Fabrizio edificava un nuovo convento fuori Porta delle Macchie, nel quale i Carmelitani erano già passati nel 1608. Soppresso l’Ordine de’ Carmelitani, quel convento restò abbandonato: la chiesa è già dirupa”.

Secondo le testimonianze storiche di De Stephanis il convento venne trasformato in cimitero il 25 novembre del 1839, dopo cioè l’editto di Saint Cloud, e si componeva di quindici tombe comuni, oltre le gentilizie e quelle delle Congreghe, con annesso la casa del custode.

Il resto viene dai ricordi dei nonni: “Durante la Spagnola era stato realizzato un lazzaretto nei pressi del cimitero – dice scavando nei ricordi dei racconti di infanzia Carrara – e il camposanto venne chiuso proprio a seguito del riempimento delle fosse comuni. Da allora è rimasto chiuso, anche se è stato a lungo luogo visitabile. Poi per ragioni di sicurezza venne interdetto l’accesso anche ai visitatori e ora si potrà tornare almeno a visitare la testimonianza storica”.

Singolare il simbolo posto ai piedi della croce che sovrasta l’ingresso: un uroboro, un serpente cioè che si morde la coda che simboleggia la ciclicità delle cose. E anche questa forse è cabala.

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