Scoiattolo Nero, il progetto trema dalle fondamenta: la procura apre un’inchiesta

Dal tetto dell’ex Scoiattolo Nero di Campo di Giove, con la protesta degli otto operai egiziani che continuano a rivendicare il pagamento di stipendi arretrati, si passa ora alle fondamenta, ovvero all’origine del progetto di ristrutturazione ed efficientamento energetico finanziato con il superbonus per oltre 6 milioni di euro.

A scavare tra le mura di via Pinete del Pizzalto è la procura della Repubblica di Sulmona che, dopo la visita dell’altro giorno, ha riaperto la posta che era stata recapitata alla guardia di finanza e all’Agenzia delle entrate nell’agosto scorso, quando l’opposizione presentò un’articolata interrogazione che inviò per conoscenza anche alle autorità.

Il fascicolo è aperto per il momento contro ignoti ed è indirizzato a verificare la correttezza giuridica e tecnica dell’operazione finalizzata al recupero dell’edificio e la sua trasformazione in un centro sociosanitario per disabili e per il Dopo di Noi.

I punti oscuri della vicenda sono più di uno secondo la “denuncia” fatta dalle opposizioni ed alcuni davvero imbarazzanti.

Su tutti la richiesta della Cila, ovvero la comunicazione di inizio attività che venne presentata in fretta e furia il 29 marzo del 2024, due giorni prima cioè della scadenza dei termini per accedere al superbonus, dalla Anafim Ets.

Il problema è che a quella data l’associazione in questione non aveva alcun diritto sull’immobile che, d’altronde, doveva ancora essere ceduto dalla Icom di Salerno al Comune (cosa che avverrà formalmente ad ottobre del 2024).

La richiesta, che non è firmata e nella quale l’Anafim dichiara di “avere titolarità esclusiva all’esecuzione dell’intervento”, non c’è neanche la firma del progettista che avrebbe dovuto assumersi la responsabilità sulla correttezza urbanistica dell’intervento.

Altro punto, quello urbanistico, su cui l’opposizione chiede chiarimenti: un cambio di destinazione d’uso definito “non rilevante” dall’amministrazione Di Gesualdo e che non analizza eventuali abusi pregressi che avrebbero potuto inficiare l’accesso al finanziamento. Una parte dell’ex Scoiattolo Nero, alcune stanze del quarto piano, ad esempio, erano oggetto di un contratto di multiproprietà che, non a caso, non rientrano nella vendita fatta dall’allora curatore fallimentare. Un diritto che secondo la maggioranza è prescritto, ma che sulla carta doveva durare fino al 2200 o fino a quando la società, fallita nel 2008, sarebbe rimasta in vita, con una forbice di venti anni, ritiene però l’opposizione, per il non utilizzo (quindi fino al 2028).

I lavori, nei fatti, poi, sono stati intestati all’associazione La Terra dei Sogni, il cui usufrutto per 18 anni è stato concesso solo a novembre 2024 (non avendo la Anafim più accolto l’offerta del Comune), sulla base sempre della Cila presentata senza titolo dalla Anafim.

Questo per restare al cantiere, perché un capitolo a parte riguarda le modalità di assegnazione dell’usufrutto fatto senza evidenza pubblica.

Il rischio, al di là di eventuali risvolti penali, è però soprattutto economico: se l’intervento dovesse essere giudicato scorretto dagli organi di controllo (guardia di finanza o Agenzia delle entrate), lo Stato potrebbe richiedere i soldi del superbonus: 6 milioni di euro che certo non potrà sborsare La Terra dei Sogni che ha un bilancio di poche decine di migliaia di euro e che, alla fine, potrebbero andare a pesare sulla proprietà, ovvero sul Comune.

Più che una “bonifica di un ecomostro”, come la ha definita il sindaco, l’operazione potrebbe portare alla bonifica delle casse dell’ente.

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