
La mano al portafoglio la Asl dovrà metterla volente o nolente, perché il tribunale dell’Aquila ha accolto la richiesta di pignoramento che il legale della famiglia di Celestina Pacella, la quarantacinquenne di Sulmona morta nel febbraio del 2016, aveva avanzato nel giugno scorso quando cioè, diventata esecutiva la sentenza civile, il tribunale di Sulmona aveva riconosciuto un risarcimento di circa 50mila euro ai familiari della vittima.
Soldi che l’azienda sanitaria non ha mai versato e che pure, come stabilito dai giudici, spettavano ai familiari per il concorso di colpa che la macchina sanitaria aveva avuto, secondo il giudice civile, nei soccorsi.
Cinquantaquattro minuti per prendere la donna, colpita da un’occlusione intestinale, e portarla dalla frazione di Cantone, dove Pacella era in visita ad un’amica, all’ospedale di Sulmona. Troppi, secondo il giudice civile Giulia Sani che aveva ritenuto che “un intervento più tempestivo da parte del personale sanitario – si legge nella motivazione -, avrebbe consentito alla donna di avere una chance di sopravvivenza”.
La vicenda aveva avuto anche un risvolto penale, con gli undici indagati, tra sanitari e operatori del 118, che vennero però scagionati dalle accuse.
Prospettiva diversa, invece, quella del giudice civile che si era avvalsa anche di una perizia per stabilire che qualche responsabilità della Asl c’era.
L’azienda, che non si costituì neanche in giudizio, era stata così condannata al risarcimento e ora ad erogarlo, tramite pignoramento, in modo coatto.
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