Spopola la salita alla “crocetta”, il fenomeno tutto sulmonese

I lockdown che a più riprese ci hanno costretto fra le mura di casa hanno generato una nuova consapevolezza nelle persone e risignificato il loro rapporto con l’ambiente circostante. La montagna e più in generale la natura la fanno da padrona come dimostra il singolare successo che sta avendo un gruppo Facebook e che sta spingendo decine e decine di persone a confrontarsi una delle ascese in montagna più rinomate del comune di Sulmona: monte Mitra o più comunemente “la crocetta”.

Il nome del gruppo che conferma il fenomeno in questione, è “il Trio Crocetta” che conta oltre 1000 persone e che è stato creato quasi per gioco da Simona Spinosa, Christian Mastrogiuseppe e Alessandra De Santis. “L’idea di creare il gruppo – spiegano i tre – è nata nel mese di dicembre, inutile dire durante una salita alla crocetta. Incontriamo sempre molte persone in salita e discesa, alcune più frequentemente altre meno. Abbiamo iniziato a pubblicare su Facebook le nostre foto con l’hashtag #triocrocetta fino a quando le persone che incontravamo lungo i sentieri hanno iniziato a riconoscerci! Spesso siamo stati contattati da persone incuriosite da queste passeggiate e ci hanno chiesto di poter venire e altre volte anche noi ci divertiamo ad organizzare uscite invitando a partecipare persone che un po’ per pigrizia, un po’ per le recenti condizioni degli spostamenti non si sono mai azzardate a fare una passeggiata fino alla croce. Dopo pochi giorni le iscrizioni sono schizzate, non ci rendevamo conto del repertorio fotografico che potessero avere le persone che visitano colle Mitra. Poi è iniziato il passaparola!”

Ed è davvero tanta la folla di persone che percorre il sentiero che sale verso monte Mitra tanto che negli ultimi tempi in città è stato scherzosamente definito il “nuovo corso Ovidio”. Sempre più spesso chi sale posta la foto sul gruppo Facebook e questo rende sempre più virale l’escursione. “Non ci aspettavamo assolutamente questo clamore, veramente ancora ci chiediamo perché – spiegano ancora Spinosa, Mastrogiuseppe e  De Santis -. Probabilmente molta più gente di quanto pensassimo frequenta la crocetta. Dato questo, stiamo pensando a qualche cosa da poter proporre a breve, che metta insieme la passione comune di tutti che è la montagna o comunque lo sport all’aria aperta, data anche la posizione della nostra città, circondata da montagne”.

Le premesse sembrano dunque ottime e la speranza è che la crocetta e monte Mitra siano il trampolino ideale verso l’esplorazione di tutte le altre montagne del nostro troppo spesso sottovalutato Appennino.

Qui il link per iscriversi al gruppo: https://www.facebook.com/groups/2715226968716798

Savino Monterisi

11 Commenti su "Spopola la salita alla “crocetta”, il fenomeno tutto sulmonese"

  1. Luigi Gagliardi | 14 Gennaio 2021 at 17:47 | Rispondi

    Sicuramente è un posto affascinante che ha millenni di storia alle spalle ma io vorrei chiedere se qualcuno sa cosa c’era scritto nella lapide che manca dal basamento della croce.

  2. ma l attività fisica nn è consentita solo vicino casa? Assembriamoci alla crocetta

  3. l’attività fisica sarebbe consentita solo vicino casa (senza quantificare la distanza la norma non è applicabile e la contravvenzione facilmente impugnabile) solo in zona rossa. In ogni caso a prescindere dai colori o da divieti che possono sembrare assurdi ed esagerati c’è solo da raccomandare una cosa: IL BUONSENSO e LA CAUTELA. Se uno ha protezioni adeguate (ed indossate correttamente) può stare tutto sommato tranquillo ==> filtranti facciali di cui si ha la certificazione UNI di un ente terzo.

    Purtroppo ormai si grida all’assembramento se casualmente nella via si trovano dai lati opposti della strada più di tre persone. L’esagerazione e l’isteria porta, alla lunga, ad abbassare la guardia e alla trascuratezza.
    Ormai sappiamo bene da studi che nell’aria aperta la carica virale è talmente bassa che infettarsi è difficile, specie con le mascherine (a meno che non sto in un vero assembramento (eventi ecc.). Più a rischio i luoghi chiusi non arieggiati frequentemente.
    Scelte ragionate e che siano comprese dalla popolazioni sono lungimiranti perché non appaiono restrittive delle “libertà personali”.

  4. In previsione di una probabile zona arancione la “Cima” non potrebbe essere raggiunta in quanto sita nel Comune di Pettorano. Sbaglio?

  5. Purtroppo il confine di Sulmona termina circa 300 metri prima. La vetta è sul confine tra Pettorano e Cansano. Secondo l’attuale normativa in zona arancione un sulmonese non potrebbe andare, però potrebbe andarci un pacentrano, che può attraversare Sulmona. Comunque la maggior parte del Mitra è Sulmona, anche il Vallone di Grascito fino all’altezza della Galleria Voltagrande. Però questi limiti non sono certo segnati sul terreno, quindi a meno di essere topografi e portarsi dietro un teodolite gli escursionisti non possono certo saperlo.

    • La legge non ammette ignoranza | 15 Gennaio 2021 at 06:11 | Rispondi

      La legge non ammette ignoranza. È la stessa cosa per i cacciatori quando sconfinano in altre ATC. Se ti becca la forestale è multa.

  6. Grazie ne terrò conto.

  7. …” Comunque la maggior parte del Mitra è Sulmona, ”…, ???
    A malapena un 10%…vabbè vi facciamo salire lo stesso ma state attenti alle sanzioni covid😀

  8. francescovalentini1935 | 15 Gennaio 2021 at 12:17 | Rispondi

    Leggo che Monte Mitra e’ stato riscoperto:speriamo che “il turismo di massa” non lo condanni a morte,come sempre accade quando si muove certo popolo.Lungo il percorso anni orsono e’ stata operata una riforestazione:centinaia di piantine messe a dimora senza che se ne sia salvata una:forse e’ mancato uno studio di fattibilita’ ambientale? Erano stati innalzati tucul:legname per camini in poco tempo,una panchina portata via di peso:la montagna va valutata non sul numero dei frequentatori,ma sulla qualita’:”valutate gente,valutate”,come diceva qualcuno in non perfetto idioma,ma efficace.

  9. …se sali a Monte Mitra dal sentiero che parte dal cimitero di Sulmona, o se ti è più semplice puoi dare uno sguardo su Google Earth, non puoi non notare che dal crinale e su tutta la costa esposta a N.E. che sovrasta la valle di Aroto e il Vallone del Grasceto fino ad arrivare alla costa del Monte sopra fonte Sulmontina, vi è una rigogliosa vegetazione frutto proprio di quella riforestazione effettuata fin dagli anni ‘50 del XX secolo. Forestazione che incontri anche sul versante Ovest, lato Pettorano, per alcune centinaia di metri prima di arrivare al muro della cinta megalitica Italica Peligna.
    Forse ci si è dimenticato che negli anni ‘70, vi fu un violento incendio innescato dalla caduta di carboni roventi dal locomotore ferroviario a carbone in una delle sue ultime corse, che nel giro di un’ora causa un forte vento di risalita, bruciò tutto la riforestazione effettuata in un ventennio.
    Allora non c’erano elicotteri o Canadier, quindi per spegnere le fiamme dovette intervenire l’esercito oltre a centinaia di volontari. Bruciarono circa 500 Ettari di riforestazione, dal casello ferroviario 19 fino alla Costa del Monte sopra fonte Sulmontina.
    Allora i cantieri forestali oltre che a migliorare il soprassuolo forestale e regimentare le acque meteoriche, hanno letteralmente “sfamato” centinaia di padri di famiglia, aiutandoli a crescere e far studiare i propri figli restando nel proprio paese natio.
    Al contrario di OGGI che regaliamo miliardi con il reddito di cittadinanza a sfaccendati e nullafacenti…allora la Repubblica, e il relativo reddito, erano fondati sul LAVORO.

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