Tamponi: carabinieri schierati

Le tensostrutture, una tenda per l’accoglienza e una struttura più grande per la registrazione e il prelievo, sono già in piedi e da domani entreranno in funzione. Un servizio di drive through (cioè la possibilità di fare tamponi in auto) che la provincia dell’Aquila, prima in Abruzzo, attiverà in quattro presidi nelle città di L’Aquila, Avezzano e Sulmona. A garantire il servizio sarà l’Arma dei carabinieri che ha messo in piedi circa duecento squadre in tutta Italia, composte ciascuna da un ufficiale medico, due sottoufficiali infermieri e due militari per la logistica. Il servizio, allestito a Sulmona nella zona dell’Incoronata, permetterà di eseguire cento/centocinquanta tamponi al giorno e sarà attivo almeno per due mesi, con tamponi che saranno eseguiti ogni giorno dal lunedì al sabato dalle otto del mattino alle due del pomeriggio. Tutto il materiale sarà processato a Teramo e inserito nel tracciamento dei dati regionali e, d’altronde, l’accesso al servizio non è “aggiuntivo” ma di soccorso, nel senso che sarà la Asl a segnalare e fissare i tamponi che finora sono stati fatti da una squadra del servizio prevenzione (oltre che dal servizio domiciliare dell’Usca) con estrema difficoltà e affanno.

Tant’è che, specie negli ultimi giorni con l’aumento vertiginoso dei contagi in provincia dell’Aquila, le attività di tracciamento sono molto indietro: si è ancora in attesa di gran parte degli esiti dei tamponi eseguiti venerdì scorso, mentre le operazioni di contact tracing sono ferme a domenica, con tutto ciò che questo comporta nel bloccare sul nascere potenziali focolai.

I rinforzi in divisa sono particolarmente utili e graditi, insomma, ma non sono frutto, ancora una volta, di una strategia sanitaria, quanto di un soccorso di emergenza, tant’è che l’operazione è stata fatta in collaborazione con la Protezione civile. E meno male che c’è l’Arma, altrimenti Sulmona in particolare, che questo servizio avrebbe dovuto attivarlo già da settembre, non avrebbe avuto speranze di arginare l’ondata. E forse oggi non saremmo a questo punto se fosse stato fatto per tempo.

Il ritardo, però, si fa sentire e rischia di creare un vero e proprio caos sanitario. Gli ospedali sono in evidente affanno e la mancanza di posti letto Covid mette a rischio anche e soprattutto gli utenti delle zone con ospedali no Covid come Sulmona, dove ieri è stato necessario un ricovero addirittura a Foligno. Per non fotocopiare gli errori e i ritardi fatti in fase di prevenzione, occorre insomma attrezzarsi per tempo anche per gestire l’inevitabile flusso di persone da ospedalizzare che arriveranno in via Mazzini da qui ad almeno i prossimi quindici giorni (quando cioè si spera cominceranno a fare effetto le restrizioni della zona arancione che scatterà da domani). Ad Avezzano, ospedale Covid già al collasso, ieri sono iniziati i lavori per allestire una sorta di ospedale da campo, una tensostruttura dedicata all’osservazione breve che servirà ad allentare la pressione sull’ospedale vero e proprio dove andranno i casi più gravi. Una struttura di cui avrebbe urgente bisogno anche e soprattutto Sulmona che ad oggi continua, nonostante i morti e i pazienti fuori controllo, a gestire i flussi Covid in un’ambiente inidoneo, inagibile e piccolo.

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