The day that we meet again… sotto l’albero del Germe

Cinquecento occhi, pupilla più pupilla meno, sono incollati verso il palco del Pacifico. Ma non c’è alcun maxi-schermo; non c’è Zalone che sbanca i botteghini della Penisola. Non c’è neanche l’ultimo capolavoro di James Cameron, che completa la trilogia di Avatar. Nella culla delle proiezioni ci sono persone e storie di carne e lacrime. Le stesse che sgorgano da dietro le lenti appannate degli occhiali di Liana, che fanno da filtro e rincorrono gli errori nei testi che scrupolosamente legge e ricuce da correttrice di bozze. Si gira. Dice che non può farsi vedere mentre piange dal pubblico che, fedelmente, è tornato ad intonare L’anno che verrà per l’ottavo anno consecutivo, durante l’Annuario del Germe. Dodici mesi dopo, a trecentosessantacinque giorni di distanza dalla premiazione di Simona Molinari, si è di nuovo qui. Today’s the day that we meet again, canta Deryck Whibley. Perché alla fine ci si rincontra, àncora. Nuovi e vecchi lettori. Divoratori di notizie e commentatori seriali. I seggiolini del Pacifico sono occupati dalla fedeltà.

Fedeltà il cui concime è la responsabilità che ci si porta sulle spalle e nelle mani quando il compito è quello di informare. Di scovare le notizie, di verificarle. Ma anche di andare alla ricerca delle parole, di scandagliare i vocabolari, di selezionare i termini giusti in un arduo compito di labor limae neoterico. La responsabilità di cui parla Giulia Valdo, da una prospettiva che la vita ha scelto per lei. “Nel mio sport, l’errore è una mia responsabilità”. Parole di chi è dovuto crescere e maturare prima del tempo, sbalzato da una sella su una sedia a rotelle e che, mattone dopo mattone, ha dovuto ricostruire se stessa prima e il mondo attorno a lei poi. Il suo racconto di piombo e oro l’ha snocciolato non senza emozione Patrizio, direttore e mattatore assieme agli istrionici Alessandro e Lorenzo.

A loro il merito di tramutare in serio ciò che è tenue, e in leggero ciò che ha il peso di un macigno. Sono simboli antropomorfi della città di Ovidio, dopotutto, terra di metamorfosi letterarie. E così, l’incubo di una dodicenne fattosi realtà, virtuale e materiale, viene raccontato con una danza. Syria e Melita, che con lei potrebbero condividerci banco, penne e segreti da amiche, ballano coreografie leggiadre mentre la voce in sottofondo, tra metafore e analogie, ripercorre il dramma che Sulmona scoprì durante un anonimo pomeriggio di un settembre che malinconicamente salutava l’estate. Il finale è affidato alle corde vocali di Silvia Di Censo, lei che canta di sogni (lontani) e non di incubi.

Storie e note che ti entrano nella testa. Un po’ come fa Marcello D’Andrea, vicedirettore del “Bufalini” di Cesena, interrogato magistralmente da Elisa. La materia neurochirurgica è di quelle complesse, che il medico pratolano fa diventare semplici. Un intervento minimal per il trattamento di rare malformazioni cerebrali, difficilmente raggiungibili. Una piccola incisione sul sopracciglio per dare il via alla craniotomia. La precisione di D’Andrea e della sua equipe non è diversa da quella di Giulia. Due storie lontane e vicine, con la mira giusta ad intersecarle.

Il resto è cornice. Un anno scartato con curiosità dagli ospiti, traslati dalla platea al palco. Personalità della comunità peligna: i sindaci (Luca Tirabassi e Antonella Di Nino), i volti dello spettacolo e della cultura (Patrizio Maria D’Artista, direttore artistico della stagione di prosa del Caniglia; Sara Di Sciullo, di META APS; Daniele Quaglieri direttore artistico di Muntagninjazz e Carlo Liberatore, Direttore del SIFF), il giornalista Andrea D’Aurelio e due donne impegnate nelle associazioni sociali come Federica Marinucci (Responsabile regionale dell’associazione Libera) e Mariaelisa Paolilli (capitana del Sestiere di Porta Manaresca). A loro i compito di svelare le notizie dentro i pacchi: la droga che scorre a fiumi, la sanità in ginocchio e a piedi, elezioni e promesse. Questo è stato l’anno raccontato dal Germe. Del prossimo, l’unica certezza è di rincontrarvi di nuovo. The day that we’ll meet again.

Valerio Di Fonso

1 Commento su "The day that we meet again… sotto l’albero del Germe"

  1. beatrice ricottilli | 30 Dicembre 2025 at 09:21 | Rispondi

    A tutti i ragazzi de “IL GERME” un augurio autentico e sincero con l’innegabile certezza di incontrarsi ancora e ancora su un sentiero fatto di parole modulate dal pensiero,di raccontare i fatti,tutti, indistitamente, senza scegliere, senza scartare perchè i fatti, e le parole altro non sono che vita. Ad maiora, ragazzi. Grazie e buon lavoro. Un abbraccio a tutti. Beatrice

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