Tornano in libertà i grifoni recuperati su Monte Arunzo

Dalla località Costa Grande nella Riserva Naturale Orientata Monte Velino, i due grifoni recuperati a fine luglio e inizio agosto a Petrella Liri saranno di nuovo liberi di spiccare il volo. I due avvoltoi, entrambi giovani e nati nella stagione riproduttiva appena terminata, sono stati recuperati dai Carabinieri Forestali del Comando Stazione di Tagliacozzo e del Nucleo Tutela Biodiversità di Magliano de’ Marsi, e dal personale della Riserva Monte Velino, coadiuvati da volontari dell’associazione Rewilding Apennines.

I grifoni, recuperati a circa 10 giorni di distanza l’uno dall’altro lungo la strada provincial 23 che costeggia il sito di nidificazione di Monte Arunzo grazie alla pronta segnalazione della cittadinanza, avevano difficoltà ad involarsi ed erano sottopeso. Queste circostanze possono essere considerate talvolta fisiologiche e dipendono dall’inesperienza nel volo dei giovani grifoni che hanno appena lasciato il nido. Prelevati e custoditi nelle voliere di acclimatazione nella Riserva Monte Velino dal personale del Reparto Carabinieri Biodiversità Carabinieri di Castel di Sangro, sono stati tenuti sotto controllo sanitario dai servizi veterinari dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale Fauna Selvatica e Monitoraggio Ambientale dell’ASL 01 de L’Aquila.

I grifoni, monitorati e costantemente accuditi dal personale della Riserva, sono adesso in grado di riprendere il volo e tornare in libertà, e verranno rilasciati dopo aver svolto i rilievi biometrici e la marcatura con anelli colorati con la collaborazione del Reparto Carabinieri Biodiversità di L’Aquila, che permetterà di identificarli a distanza. I grifoni sono stati muniti di trasmittente GPS che ne consentirà la localizzazione in tempo reale.

L’auspicio è che prontamente possano aggregarsi agli oltre 300 grifoni che volteggiano nei cieli tra Abruzzo e Lazio e che oltre ad arricchire con la loro presenza la ricchezza in biodiversità dell’Appennino, svolgono una funzione ecologica importantissima limitando la diffusione di patogeni e malattie, poiché si alimentano esclusivamente di carcasse di animali selvatici e domestici che rinvengono nei pascoli montani.

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