
Le valige, poche cose, fatte in fretta e furia: il quattordicenne residente in un paese della Valle Peligna, detenuto nel carcere minorile di Casal del Marmo dal 24 ottobre scorso, ha lasciato ieri pomeriggio la struttura romana.
Quell’inferno dove per quattro volte in un mese era stato picchiato e derubato e dove, giovedì scorso, la violenza degli altri detenuti ha superato il limite: il ragazzino, da quanto denunciato dal padre, era stato infatti torturato con una spatola di ferro, sfregiato in volto, sul petto e sulle braccia.
Ieri, così, il giudice per le indagini preliminari del tribunale dei Minori dell’Aquila, Roberto Ferrari, ha dato il via libera al trasferimento: poche cose, una valigia fatta in fretta e furia, e il ritorno in Abruzzo.
Il quattordicenne, accusato insieme ad un diciassettenne e un diciottenne di aver stuprato e ricattato per mesi una ragazzina di Sulmona di appena dodici anni, è stato infatti trasferito nel carcere minorile dell’Aquila, riaperto da poco.
Il giudice ha accolto insomma gli appelli e le denunce presentate dal padre del ragazzo, ma sostenuti a gran voce dal garante regionale dei detenuti, Monia Scalera, che aveva preteso il rispetto della dignità e dei diritti dei detenuti minori, tra cui quello di scontare la propria detenzione in strutture quanto più possibile vicino casa, perché la vicinanza della famiglia fa parte del percorso riabilitativo. Percorso che a Casal del Marmo, aveva imboccato il sentiero perverso della delinquenza: esempi di criminalità che, sul quattordicenne, aveva implorato il padre, avrebbero potuto avere effetti deleteri, da quello della definitiva devianza a quello, estremo, dell’autolesionismo.
A reiterare la richiesta di trasferimento era stato anche il suo legale, Alessandro Margiotta, che aveva parlato di barbarie e “pratiche medievali”. Indegne di un Paese civile nel 2025.
A Roma, dietro quelle sbarre infuocate, resta invece il diciassettenne, connazionale e presunto correo, il quale aveva altresì denunciato di essere continuo oggetto di pestaggi da parte degli altri detenuti. Anche lui, che però una famiglia in Abruzzo non ce l’ha, aveva chiesto di essere trasferito.
povero bambino, che male avrà mai fatto per stare in carcere minorile?