
Tre proiettili in una busta e una richiesta di denaro che, secondo la vittima, era del tutto immotivata. Con l’accusa di tentata estorsione, ieri il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha rinviato a giudizio Giuseppe Serva, 33 anni, e Daniele Di Cesare, 40 anni, entrambi di Sulmona.
I due, che dovranno andare alla sbarra il prossimo 6 ottobre, avrebbero per un anno circa, tra il 2017 e il 2018, tentato di estorcere denaro, circa 20mila euro, ad un imprenditore cinquantenne di Sulmona.
Una serie di vessazioni e minacce che andavano dalle visite fiscali da parte della guardia di finanza, alla minaccia di bruciare l’auto, alle ritorsioni personali e all’attività. “Pressioni” a cui l’imprenditore non aveva dato peso, fin quando i due si sarebbero presentati nel suo ufficio con una busta a lui indirizzata e con tre proiettili calibro 22 dentro. I due avrebbero sostenuto che i mittenti di quella lettera erano due napoletani che pretendevano da lui il pagamento di 20mila euro. A quel punto l’imprenditore aveva chiesto l’Iban dei due, ma anziché andare in banca, si era recato dalla polizia denunciando quanto stava subendo da mesi.
Le indagini svolte hanno fatto ritenere agli inquirenti che in realtà non esisteva nessun napoletano e che la richiesta di denaro era finalizzata ad una estorsione ideata dai due.
“Atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere la persona offesa a consegnare il denaro, allo scopo di conseguire un ingiusto profitto” sostiene il sostituto procuratore della Repubblica Stefano Iafolla che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei due, con l’aggravante della recidiva.
L’imprenditore, che nega qualsiasi rapporto o debito con i due, stava attraversano in quel periodo una forte espansione della sua attività ed aveva grandi disponibilità di spesa. Un benessere del quale i due, probabilmente, volevano approfittare.
Il King l’infamone
Oltre a essere accusati di reati infami, non mostrano di possedere particolari doti intellettive. Non meritano alcuna pietà, come loro non l’hanno avuto con chi hanno sottoposto a vessazioni.
Questi due sono scemo e più scemo