Tribunale e carcere, bilanci e proposte di fine anno dalla Uil

Per la Uil i tribunali abruzzesi a rischio devono essere mantenuti tutti e si può farlo distinguendoli nelle specialità. A lanciare la proposta è il sindacalista Mauro Nardella in occasione della conferenza stampa di bilancio sull’attività penitenziaria della Uil. Per Nardella, quindi, ognuno dei quattro tribunali dev

e cavalcare l’onda che lo caratterizza: “Sulmona è tra i maggiori in Italia nel numero di cause civili- spiega il sindacalista-  mentre Avezzano, visto il contesto criminale da cui è caratterizzato il territorio molto vicino a Roma, potrebbe mantenere le cause penali”. Dunque civile e lavoro all’una, penale all’altra, lì dove Vasto è caratterizzato dalla presenza di un carcere con internati socialmente pericolosi che avrebbe bisogno di una succursale del tribunale di sorveglianza presente solo all’Aquila, succursale che sarebbe utile anche a Sulmona e che si potrebbe chiedere solo con l’esistenza di un tribunale. Insomma, i presidi di giustizia devono restare su tutti i territori “anche se Orlando è stato chiaro e due vanno soppressi, anche per far passare un messaggio politico” spiega Nardella. Situazione da valutare anche in considerazione delle prossime elezioni governative che, chissà, potrebbero cambiare qualche carta in tavola. E’ questa, comunque, la proposta che la Uil si appresta a presentare all’apposita commissione regionale.

La conferenza ha fornito l’occasione per fare una panoramica sulla situazione del carcere di Sulmona

con il nuovo padiglione in costruzione pronto, con tutta probabilità, per i 2019 e grazie al quale si andranno a raggiungere i 700 detenuti che al momento sono passati da 420 a 393 per restare, comunque, con un sovraffolamento “relativo” di 89 carcerati in più che però, ha precisato Nardella, godono di tutti i diritti rispetto ad altre situazioni carcerarie.  L’idea della Uil è, comunque, quella di far fuori i collaboratori di giustizia, circa una ventina, a favore degli altri sottoposti al 41bis, oltre 400. “E’ assurdo che all’interno di uno stesso carcere ci siano quelli che sono finiti in carcere grazie alla testimonianze di altri che sono nello stesso penitenziario” spiega Nardella aggiungendo che la vendetta potrebbe essere dietro l’angolo ed i tal caso sarebbe il poliziotto penitenziario a doverne pagare le cause o a dare un inconsapevole supporto a causa di una “svista”. Insomma, da tutelare ci sono gli agenti, meno 7 dall’ultima riprogrammazione della pianta organica che risale al 21 novembre scorso. “In realtà ce ne dovevano togliere 30, ma siamo riusciti a portare avanti delle trattative per far comprendere che la conformazione del carcere di Sulmona non può andare oltre queste forze”. Una “Sulmona premiata”, che paradosso, in confronto all’Aquila con -43 agenti, mentre Teramo +1 e Chieti +4 perché tra i carceri più sovraffolati in Italia.

Ulteriori tagli, dunque, che non tengono presente dell’aumento degli eventi critici nell’ultimo anno, +15% tra aggressioni agli agenti, risse, suicidi e tentati suicidi, non proprio il massimo “anche se a Sulmona si vive in un contesto di relativa tranquillità con i detenuti che ambiscono a benefici e premi come la semilibertà”, l’obiettivo è oltre le sbarre.

E poi c’è la situazione sanitaria, con in media 5 detenuti al giorno da accompagnare presso l’ospedale con tutti disagi che si ripercuoto sui “civili” costretti a fare la fila straordinaria (i detenuti hanno la precedenza), gli infermieri che restano precari e i medici in forte sottorganico dopo che l’ultimo ha abbandonato la nave. “Abbiamo chiesto un poliambulatorio nel nuovo padiglione, che potrebbe dare anche nuovi posti di lavoro”.

Simona Pace

 

 

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