
Una truffa “in punta di piedi” è quella che il sostituto procuratore della Repubblica, Stefano Iafolla, contesta ad una cinquantunenne di Sulmona per la quale ha chiesto il processo su cui il giudice per le udienze preliminari, Marta Sarnelli, sarà chiamata a decidere il prossimo 4 dicembre.
La storia è quella della dipendente Asl in forze agli uffici della palazzina De Chellis che dopo aver timbrato il cartellino a lavoro, si recava in palestra a fare danza: una truffa ai danni dello Stato, insomma, scoperta dalla guardia di finanza che, dopo una segnalazione anonima, aveva seguito, pedinato e controllato la dipendente infedele per tre mesi tra l’agosto e l’ottobre del 2023.
La donna era stata prima sospesa e poi licenziata dall’azienda sanitaria ed ora dovrà affrontare l’udienza preliminare nella quale il tribunale è chiamato a decidere se mandarla a processo. Ai due filoni, quello penale e quello disciplinare, si aggiunge poi quello erariale, con la Corte dei Conti che ha già incardinato l’istruttoria per valutare sanzioni risarcitorie.
La cinquantunenne, secondo l’accusa, si sarebbe assentata dal posto di lavoro in modo ingiustificato per “complessivamente 94 ore su 114 da svolgere. L’indagata – scrive la procura – induceva in errore l’ente pubblico di appartenenza in ordine alla sua continuativa presenza sul posto di lavoro, procurandosi un ingiusto profitto costituito dall’indebita percezione della retribuzione conseguita pari 1.362 euro”.
Dirty dancing 2.0
Ci sono molti precedenti imbarazzanti che farebbero presagire il trionfo dell’assenteismo e della almeno tentata truffa: qualche anno fa furono licenziate due dipendenti che lavoravano al Distretto di Pratola. Il tribunale decise per il reintegro.
Il precedente dei “furbetti del cartellino” del Comune di Sulmona non fa storia perché a dare una mano ai dipendenti, sembrerebbe, che ci sia stato il comportamento equivoco ed omissivo dei responsabili del datore di lavoro.