
Una scoperta che apre la strada a studi futuri sull’impiego clinico di speciali molecole per ritardare, o addirittura prevenire, l’insorgenza della resistenza alla chemioterapia. Porta la firma di un teramano, il professore Marco Di Antonio, e del suo gruppo di ricerca all’Imperial College di Londra lo studio sui nuovi meccanismi responsabili dello sviluppo di resistenza alla chemioterapia in pazienti affette da tumore ovarico.
Da Teramo dove ha mosso i primi passi da chimico presso l’attuale Istituto scolastico “Alessandrini-Marino” prima di conseguire la laurea magistrale all’università di Pavia e il dottorato di ricerca in quella di Padova, al Regno Unito dove Di Antonio decide di trasferirsi per dare una svolta alla propria carriera e fondare, nel 2018, il suo gruppo di ricerca all’Imperial College di Londra. Venti scienziati che sotto la guida dell’abruzzese Di Antonio, attualmente professore associato presso il Dipartimento di chimica del college londinese, hanno condotto l’eccezionale studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Genome Biolog.

Una ricerca partitra dai numeri, da quel 70% di donne affette da tumore alle ovaie che dopo una iniziale risposta positiva ai farmaci chemioterapici, vedono il tumore tornare a crescere perché, spiega lo stesso Di Antonio “dopo alcuni cicli di chemioterapia, i farmaci perdono di efficacia a causa della resistenza sviluppata dal tumore”. A causarla una struttura di Dna a quadrupla elica nota come G-quadruplex, responsabile dell’insorgenza della resistenza ai farmaci chemioterapici nel tumore ovarico. Questo quanto dimostrato dal gruppo guidato da Di Antonio che osservando come il Dna a quadrupla elica si accumuli nelle cellule resistenti alle terapie proteggendo il tumore, ha pensato di utilizzare molecole in grado di interferire con la formazione del Dna per ripristinare l’efficacia della chemioterapia.
“La nostra scoperta – ha dichiarato Di Antonio – dimostra che lo sviluppo della resistenza ai farmaci può essere contrastato conoscendo a fondo i meccanismi che ne stanno alla base. Sebbene al momento il nostro studio sia limitato al tumore ovarico, stiamo già lavorando per valutare se le nostre osservazioni possano estendersi anche ad altri tipi di tumori.”
Lo studio, pubblicato su Genome Biology, che permetterà di sviluppare nuove strategie per rendere nelle pazienti resistenti i farmaci nuovamente efficaci, è disponibile in lingua inglese al seguente link: https://rdcu.be/ev3Az
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