Un sindaco a scuola guida

Ci sono tanti motivi perché il sindaco Annamaria Casini vada a casa e il principale di questi è probabilmente il fatto di essere da troppo tempo, da quando si è insediata, al volante di un’auto con i pedali assistiti. Di quelle insomma che si usano nelle scuole guida. E che per quanto si sia sforzata e affannata a dare una direzione di marcia, in questi tre anni e mezzo, alla fine l’itinerario, le pause e le ripartenze, le ha decise sempre qualcun altro.
Ed oggi si trova ancora di fronte al bivio, incapace di decidere se dare la precedenza a destra o a sinistra, se fermarsi o ingranare la marcia.


La sua non è stata finora un’amministrazione esaltante, c’è da dire, troppi gli errori e le omissioni, a fronte di qualche risultato che comunque ha centrato: la stagione teatrale, la battaglia per riappropriarsi del patrimonio comunale, il tentativo, almeno quello, di pedonalizzare il centro e qualche buona pratica nel sociale.


L’apertura dell’ultima crisi, però, ha del kafkiano, perché ad aprirla è stato, unico caso nella storia, il “capo dell’opposizione” che però sta in maggioranza. Che un bel giorno, folgorato sulla strada di via Salvemini, ha deciso che il tempo è scaduto, ha scoperto che il calzino che doveva “rivoticare” è davvero bucato e che, tra cavalli al parco e lavori pubblici fermi (entrambi di responsabilità dei suoi assessori), di figuracce se ne stanno collezionando un po’ troppe.
“Il nostro era un appoggio ad una giunta di salute pubblica per evitare un anno e mezzo di commissario” tuona Bruno Di Masci che, anticipando la discussione in Aula, annuncia che la primavera sulmonese sarà una primavera di elezioni.


Come ci si arriverà è ancora da decidere, perché ora, stabilito che il Branzino è andato a male, c’è da lavarsi le mani e la faccia in vista del nuovo appuntamento con le urne.
Le strade sono tre per arrivare allo scioglimento del consiglio entro il 21 febbraio: o si dimette il sindaco (e sarebbe la terza volta) in modo irrevocabile, o si dimette la maggioranza dei consiglieri comunali, o ancora il sindaco viene sfiduciata con una mozione che pure la consigliera Bianchi ha annunciato di voler presentare (ma che deve essere sottoscritta da almeno sei consiglieri).


Non trovando, sembra, la prima ipotesi il favore della principale protagonista, è evidente che la partita si gioca tutta in casa dell’opposizione, quella effettiva e quella al governo.
Dal canto suo Di Masci ha bisogno per compiere il suo piano di trovare almeno nove firme per le dimissioni in massa e per questo dovrà necessariamente contare se non su tutta, su buona parte dell’attuale minoranza.
Ma a dimostrazione del teorema dell’auto con i pedali, ancora una volta il sindaco non ha in questo duello voce in capitolo. Perché il vero scontro non è tanto sulla sua sindacatura, ma su chi è al suo fianco a pigiare i pedali. La frizione, il freno e l’acceleratore. Non meraviglia, allora, che la minoranza non azzardi passi avanti, fin quando almeno Bruno Di Masci e con lui il padre putativo della coalizione civica e di salute pubblica, Andrea Gerosolimo, si assumano tutta la responsabilità del fallimento del loro, anzi dei loro, progetti politici.
Perché poi il rischio, a primavera, sarà quello di trovare alla guida un altro sindaco a pedali assistiti.

3 Commenti su "Un sindaco a scuola guida"

  1. Il germe siete un po’ destroidi mi pare ,questa amministrazione non è stata esaltante è vero ma non di certo peggio di quelle degli ultimi 10 anni non vi pare

  2. Destra, sinistra, centro? Queste categorie politiche a Sulmona sono saltate da tempo.
    Di Masci di sinistra? Gerosolimo di destra? La sindaca di centro sinistra destra?
    Povera e nuda via Sulmona mia!!!!

  3. l’amministrazione più vergognosa e subdola che Sulmona abbia mai
    avuto .

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