Una proroga per Ovidio, ma il governo non è convinto

I tempi sono ristretti, molto ristretti in realtà, e gli approcci a quella che è la legge Ovidio (approvata in extremis lo scorso 29 dicembre 2017 prima dello scioglimento delle Camere) sono, ad oggi, due perchè, checchè se ne dica e nonostante i buoni propositi di avere tutti un unico obiettivo, qualche frecciatina tra parlamentari ed ex c’è stata questa mattina alla conferenza stampa che si è svolta in casa Dmc, organizzazione direttamente coinvolta nel concretizzare la legge.

Da una parte la senatrice 5S Gabriella di Girolamo, portavoce del governo attuale, non ha nascosto la sua preoccupazione per una legge che a settembre

2018, cioè a tre mesi dalla sua rendicontazione, il che significherebbe anche ad eventi già svolti, ancora non ha né comitato organizzatore né, tantomeno, quello scientifico.  La legge parla chiaro, infatti, senza le nomine per la costituzione di premier, ministri o loro delegati il percorso ovidiano non può andare oltre. Colpa dei ritardi accumulati dal vecchio governo e dagli uffici che avrebbero dovuto proseguire in autonomia l’iter, secondo la senatrice, e non lasciare tutto sul groppone del governo subentrato “solo” a giugno.  Le cose, a sentir i grillini, si dovevano fare tra gennaio e febbraio per stare nei tempi.

Una nomina era stata proposta, ribattono Pezzopane-Pelino, mai ufficializzata però. Una colpa a metà, si affretta a soppesare le responsabilità la Pezzopane che, nel frattempo, al ritardo sta cercando, a modo suo, di mettere una “pezza”. La deputata, infatti,  ha già presentato un emendamento al Milleproroghe per l’inserimento del Bimillenario Ovidiano che, se approvato, slitterà addirittura al 2019. Così il dilemma sulla reale nascita del poeta, 2017 o 2018, verrà totalmente surclassato. “Non è una novità che bimillenari così importanti si svolgano anche per più anni” si è affrettata a giustificare la deputata chiamando in causa altri casi. Una Pezzopane sostenuta oggi dall’ex collega Paola Pelino. E pensare ai tempi in cui si beccavano per chi delle due avesse presentato prima la proposta di legge. Un conflitto passato ormai. Nonostante i colori diversi pare che le due si siano ben ritrovate nel segno di Ovidio.

L’opzione proroga, tuttavia, non è proprio contemplata dal sottosegretario del ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca che alla reunion di questa mattina è intervenuto telefonicamente ribandendo, sostanzialmente, ciò che era stato anticipato dalla collega Di Girolamo: il Bimillenario era fissato al 2017, prorogato per il 2018 e ora, arrivati a settembre, è ancora fermo al palo. Il pensiero latente, sostanzialmente, è quello che non ci sia una effettiva intenzione del governo a proseguire. Ebbene i tempi sono stretti e una proroga chissà se mai arriverà.

Una chiara “intenzione” politica, l’hanno accusato in coro dal pubblico  accorso alla gremita conferenza  alla presenza di politici su vari livelli (oltre alla Di Girolamo, alla Pezzopane e la Pelino c’era il presidente della Provincia Angelo Caruso e l’assessore comunale alla Cultura Alessandro Benicvenga). Vacca ha così, se si può dire, dribblato l’attacco, assicurando al presidente Dmc Fabio Spinosa Pingue un incontro ad hoc entro mercoledì a Roma per vedere se e come è possibile risolvere la faccenda. Spinosa Pingue, contrariato dal dilangante “pessimismo”  del nuovo governo, si è concentrato nel far arrivare al sottosegretario il suo lineare messaggio: “Costituite il Comitato e al resto ci pensiamo noi”, nonostante la corsa contro il tempo insomma. Qualcosa in più, in sintesi, si potrà sapere tra qualche giorno.

Simona Pace

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