Urgenze e ingressi sbagliati: ospedale bloccato dal Covid

“Libereremo presto la Rianimazione di Sulmona” così diceva quasi due mesi fa il presidente della Regione Marco Marsilio, quando i contagi erano al picco della seconda ondata e gli ospedali, tutti, sotto pressione. La promessa, però, non ha mai avuto seguito, perché la Rianimazione di Sulmona è rimasta sempre occupata dai pazienti Covid, ancora oggi che la pressione sulle terapie intensive è sotto il 40%. Le conseguenze sul servizio sanitario al territorio non hanno tardato a farsi sentire e questa notte, denuncia la Cisl, una donna che doveva sottoporsi ad un semplice intervento di day surgery, a seguito di complicanze del quadro clinico, è stata costretta al trasferimento all’ospedale di Popoli, perché la Rianimazione di Sulmona non è accessibile a pazienti no Covid.

“Anestesia e Rianimazione di Sulmona, per spazi e personale, non può assolutamente distinguere le due assistenze – scrive la Cisl -, ne deriva che, fino ad oggi, i pazienti non affetti da malattia da Coronavirus sono stati trasportati in altre rianimazioni dopo stabilizzazione. Ovviamente ciò implica ulteriori rischi connessi ad una attività di urgenza/emergenza chirurgica (occlusione intestinale, distacco di placenta, ecc) e l’impossibilità a programmare interventi che potrebbero richiedere accesso in Rianimazione”.

“Se nel momento di massima diffusione, quando non c’erano più posti nelle Rianimazioni dedicate, era giusto ricoverare il paziente su qualsiasi posto letto fosse a disposizione e in grado di curarlo, le condizioni odierne sono completamente diverse – aggiunge il sindacato -. Sulmona non è un ospedale Covid e non a caso perché per tipologia non può esserlo. Non abbiamo la possibilità di dividere le assistenze intensive, non abbiamo le figure professionali richieste né i servizi sono pronti e preparati ad affrontare la malattia da Coronavirus. Le UO e chi vi lavora sono fermi proprio perché è difficile pensare alla possibilità di fare, in medicina, senza tenere conto delle complicanze. In un sistema in cui contano i numeri, ovviamente tutto questo determinerà un ulteriore perdita di attività che porterà inevitabilmente alla penalizzazione di questo ospedale”.

Il sindacato ha chiesto così la “pulizia” immediata della Rianimazione spostando l’unico paziente qui ricoverato.

La dimostrazione che l’Annunziata non è in grado di fungere da presidio Covid c’è stata d’altronde questa mattina, quando le attività del nosocomio (vaccinazioni comprese) sono state interrotte per eseguire una sanificazione d’urgenza: un paziente positivo, infatti, è entrato in ospedale dall’ingresso principale, anziché passare per il pre triage, facendo scattare l’allarme in tutto l’ospedale.

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