Uso civico del pascolo, allevatori subequani soddisfatti per le nuove misure

Gli imprenditori zootecnici della Valle Subequana esprimono grande soddisfazione per il varo della legge regionale 6 aprile 2020 numero 9 “Misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” che all’articolo 9 “Disposizioni urgenti in materia di agricoltura e zootecnia” ha radicalmente modificato le modalità dell’esercizio dell’uso civico di pascolo.


“Questa legge – afferma Piero di Sabatino, imprenditore zootecnico e forestale – sana una profonda ingiustizia nella assegnazione dei pascoli di uso civico agli imprenditori zootecnici nella nostra regione. Di fatto i comuni, nel corso degli anni, per motivi esclusivamente di cassa, avevano sempre più compresso i diritti dei naturali residenti a favore di imprese del resto d’Italia che, potendo usufruire di premi di maggior entità da parte della UE, potevano permettersi di pagare somme più alte. Ciò dando luogo a quel fenomeno, che è stato definito ‘mafia dei pascoli’, che di fatto stava sempre più riducendo gli spazi di manovra degli imprenditori locali. Dimenticando che i naturali residenti sono i proprietari dei diritti dei terreni di uso civico, che non si possono definire terreni pubblici, ma terreni collettivi, i cui diritti sono appannaggio, appunto, dei naturali residenti del luogo”.


“Con questa modifica alla Legge – prosegue Di Sabatino – la Regione risolve questa stortura, ridando piena dignità agli imprenditori locali. I Comuni saranno quindi obbligati a conferire i pascoli di uso civico prioritariamente ai naturali residenti, per 10 ettari per animale e a un prezzo non superiore a euro 40 per animale. E per evitare i furbetti della residenza, per acquisire questo diritto occorre essere residenti da almeno 10 anni nel comune. Ed anche per le società non basterà mettere la sede della società nel comune, ma per le società di persone tutti i soci devono essere residenti e per le società di capitali almeno due terzi delle quote devono essere in mano a residenti.”


“E per finire – sottolinea ancora Di Sabatino – una volta soddisfatti i diritti dei residenti, tali diritti devono essere concessi ai residenti dei comuni limitrofi, quindi a quelli della provincia ed infine a quelli della regione alle medesime condizioni. Solo dopo aver soddisfatto tutti i richiedenti i Comuni potranno concedere i pascoli ad altri soggetti, ovviamente attraverso regolari procedure di evidenza pubblica. E con questo, riteniamo, si è messa definitivamente una pietra tombale a quella che è stata definita la “mafia dei pascoli”.

Gli imprenditori subequani ringraziano la consigliere regionale Antonietta La Porta e l’assessore Emanuele Imprudente.

4 Commenti su "Uso civico del pascolo, allevatori subequani soddisfatti per le nuove misure"

  1. Publio Vettio Scatone | 12 Aprile 2020 at 09:15 | Rispondi

    E ci voleva tanto a capirlo e agire di conseguenza?
    Penso ai tanti “ politici” che si riempivano la bocca di parole e articoli sulla mafia dei pascoli, però non hanno mai fatto nulla quando a governare c’erano loro.
    Adesso Finalmente: GAME OVER!
    Hahah hahah hahah
    E per chi viene da fuori Regione il calcolo deve essere differente, non 10 ettari a capo vaccino o bufalino come per i residenti, altrimenti con 100 capi questi “prenditori” si vedono assegnati mille ettari a fronte di 100 capi di bestiame vaccino o bufalino. Devono versare 100 euro ad ettaro e le somme per l’80% per cento spese a sostegno per la zootecnia di montagna, con progetti approvati e verificati dalla Regione Abruzzo.
    Poi sulle BUFALE portate al pascolo a 1500/1700 metri s.l.m. ci sarebbe da ridere.
    L’affitto lo devono pagare per Ettaro di pascolo, in proporzione al ristoro ottenuto dal pagamento della Domanda Unica AGEA.
    Al presidente Marsilio, alla consigliere regionale Antonietta La Porta e all’assessore Emanuele Imprudente, CHIEDO formalmente un’ indagine rigorosa sui SINDACI che hanno concesso a pascolo anche superfici a bosco ceduo ad Aziende di fuori Regione. Forza, adesso scoperchiate e ripulite la CLOACA MASSIMA.
    Acquisite tutte le Concessioni di pascolo rilasciate dai Comuni negli ultimi quattro anni e denunciate tutti gli abusi alla magistratura competente per territorio e fate bloccare i pagamenti dall’ AGEA.
    Su coraggio…ci vuole un po’ di buona volontà e in 60 giorni squarcerete il velo omertoso e di corruzione dilagante.
    Buona Pasqua.

  2. Civico e Cittadinanza derivano dallo stesso significato. Perciò la introduzione di civile sostegno sociale tramite il “reddito di cittadinanza” sembra in qualche lontano modo ricalcare la funzione che svolgeva in antico l’uso civico se comunque in versione giuridica adeguata al nuovo valore dei tempi.
    Negli usi civici non si possono stabilire in alcun modo attività commerciali, lo ripeto attività commerciali, perché erano in essenza aree di fruizione collettiva all’interno dei feudi ove i servi della gleba che alla maniera degli animali appartenevano per proprietà al feudatario , ne traevano il necessario per vivere ,avendo il loro padrone buon interesse affinché lo facessero in modo da mantenersi in salute ,poiché avrebbero; lo stesso come gli animali sani vigorosi e giovani; costituito un maggiore introito in caso li avesse venduti insieme al feudo , e non certamente loro, servi,avrebbero potuto trarre risorse e prodotti dagli usi civici per poi commerciarli ed ottenerne un introito economico quando loro stessi merce di scambio.
    La grande e generale manomissione umanitaria operata con le leggi napoleoniche di eversione ha ingenerato la opinione successiva delle plebi liberate di essere assurte alla proprietà collettiva degli usi civici solo poiche’ hanno continuato per miseria e per difficoltà a trarne da vivere, tramandando tale convinzione sino agli ultimi commenti che troviamo in questi giorni sui giornali ed in internet.
    Ubi feuda,ibi demania è ugualmente vero come Ubi maior minor cessat.
    Non possono pertanto convivere in contemporanea esistenza questi, a L’Aquila cosiddetti, ” demanii di uso civico” se poi accade la discesa nell’animo sincero delle persone di sentirsi “proprietari del diritto” di uso civico. Se sono usi civici allora rimangono alla fruizione libera dei cittadini indipendentemente della partita IVA poiché non si tratta di attività economica, se invece sono demanio , i pascoli vengono dati in affitto rispettando le norme giuridiche per le concessioni demaniali secondo le leggi UE che neanche lontanamente vigerebbero accettando la discriminazione contrattuale di nessuno all’interno dell’Unione. A meno che, non sia questa una legge Abrexit, per distaccare gli Abruzzi dall’Italia e dalla UE , instaurando perciò fosche e pasticciate norme di commisto diritto feudale , perché la proprietà (che in Italia non è mai collettiva) è facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, quindi i proprietari di diritti di uso civico dovrebbero essere in grado di venderseli domani mattina come la loro autovettura che gli risulta intestata al PRA , altrimenti come disse fra’ Bastiano “non sono proprietari di un caxxio”.
    Gli usi civici aziendali che si vorrebbero fantasticamente introdurre con legge regionale sono una inaudita aberrazione di storpia concezione mostruosa almeno all’interno della UE e qualsiasi ente trovandovi conflitto con le norme comunitarie per la stesura dei bandi ha il dovere precipuo di lasciarla inapplicata secondo il principio del minor valore della Regione rispetto alla UE , ma Imprudente non è il primo che si è illuso credendo con una legge di appropriarsi di oltre la metà del territorio abruzzese ancora gravato da usi civici, anche Giuseppe Bonaparte credeva che con una semplice legge avrebbe abolito la schiavitù ed il servilismo atavico nella mente degli italiani.

    • Si può fare tre quarti e tre quarti.
      tre quarti demanio e tre quarti uso civico, sempre con apposita legge regionale,ci mancherebbe.

  3. Publio Vettio Scatone | 13 Aprile 2020 at 09:10 | Rispondi

    Arrampicarsi sugli specchi, definizione:
    “sostenere delle ragioni senza alcun fondamento”;
    “utilizzare argomenti artificiosi per cercare di avere ragione”;
    “perorare una causa persa”;
    “difendere l’indifendibile”.

    Scientia non habet inimicum nisi ignorantem.

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