Vaccinati al ritardo

La campagna di promozione è partita tra luglio e agosto e quella di somministrazione sarebbe dovuta partire il primo ottobre: un anticipo voluto dal ministero della Sanità per permettere al servizio di prevenzione di scremare i casi sospetti Covid da quelli delle semplici influenze. Ma ad un mese e mezzo dall’inizio della campagna di vaccinazione nazionale per l’influenza, a Sulmona sono ancora migliaia gli utenti che aspettano la puntura.

Alla prima fornitura delle dosi, qualche centinaio, arrivata a metà ottobre, non ha fatto seguito quella necessaria per coprire la massa critica degli utenti. Circa 20mila dosi che non si sono viste né negli studi dei medici di base, né nella sede Asl dei Comboniani in via Gorizia. Con gli utenti, già prenotati, ancora ad aspettare la chiamata.

I vaccini, avevano promesso, sarebbero stati tutti disponibili ad inizio novembre, seppur in ritardo, data poi spostata a metà novembre e, ora, ancora una volta, slittata alla prossima settimana, se tutto andrà bene.

I vaccini dovrebbero arrivare nel fine settimana, hanno detto questa volta i fornitori, ma il condizionale, a questo punto, resta d’obbligo, come tutti gli impegni presi nella sanità del Centro Abruzzo.

Il caso non è solo peligno, ma i ritardi sono stati registrati un po’ in tutto Abruzzo, anche perché la Regione avrebbe provveduto in ritardo a fare gli acquisti dei vaccini e una volta ordinati non erano immediatamente disponibili. Ma l’area peligno-sangrina sembra essere l’ultima della lista anche in Abruzzo, con il paradosso che ad oggi sono state fornite molte meno dosi di quante erano state rese disponibili gli anni scorsi, quando cioè la campagna vaccinale partiva di solito in questo periodo. Proprio quest’anno che, a quest’ora, in vista della virulenza della seconda ondata di Covid, doveva essere stata coperta se non tutta la popolazione, almeno le categorie più a rischio.

Se queste sono le prove tecniche per l’altro e ben più atteso vaccino, quello cioè contro il Covid, c’è da preoccuparsi o meglio da augurarsi che, quando e se sarà, la distribuzione e somministrazione del vaccino anti Covid non venga gestita dalle Asl regionali, ma direttamente dal ministero, magari tramite l’esercito.

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