Valle Peligna e Marsica unite da Carta dei percorsi. L’idea della Dmc

Valle Peligna e Marsica unite dalla Carta dei percorsi lungo la Via Valeria, è la proposta della Dmc Terre d’Amore in Abruzzo che ieri, con il presidente Fabio Spinosa Pingue, ha presentato il progetto nella sede di Fabbricacultura. L’intento è quello di valorizzare il patrimonio culturale dell’Abruzzo Interno aprendo nuove prospettive di sviluppo turistico.

All’incontro erano presenti diversi rappresentanti istituzionali fra i quali il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, di Corfinio, Massimo Colangelo e di Campo di Giove, Giovanni Di Mascio. Ospiti della serata anche i rappresentanti della Dmc Marsica, guidati dal presidente Giovanni D’Amico.

“La carta dei percorsi lungo la Via Valeria è uno straordinario cammino incontro alla storia più antica delle nostre terre – ha spiegato nella presentazione la funzionaria della Soprintendenza Archeologia e Belle Arti d’Abruzzo Emanuela Ceccaroni – lungo questo tracciato sorgono siti archeologici, musei, castelli, monumenti ed opere di antica ingegneria che raccontano un passato millenario affascinante e ancora poco conosciuto”.

L’antica Via Valeria, prosecuzione della Via Tiburtina, era la strada consolare che collegava Roma a Tibur, l’attuale Tivoli. Estesa alla metà del I secolo dopo Cristo, per volontà dell’imperatore Claudio, raggiunse la costa adriatica ad Ostia Aterni, l’attuale Pescara, collegando la costa tirrenica alla costa adriatica. “Oggi molti tratti di questo antico tracciato sono diventati parte integrante di un avvincente itinerario escursionistico – ha concluso Ceccaroni – un itinerario percorribile anche in bicicletta o a piedi, alla scoperta di storie, culture, paesaggi, che stupiscono per la loro bellezza e singolarità”.

La sinergia fra territori delle Aree Interne è un primo passo mosso verso un’offerta turistica nuova e del tutto assente sui nostri territori che però haun potenziale nuovo, tutto da attrarre e conquistare. “Questo cammino che unisce peligni e marsicani sull’antico tracciato della Via Valeria – dichiara  Fabio Spinosa Pingue – deve essere cammino di sinergia tra le nostre terre, perché insieme si aprano prospettive di sviluppo dell’Abruzzo interno e si produca nuova ricchezza, valorizzando le risorse culturali, ambientali, paesaggistiche che caratterizzano queste terre. Bisogna perciò lavorare per un’intensa contaminazione reciproca tra i due nostri territori”.

Il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, ha infine ricordato: “Così come la città ha bisogno di un sindaco, il sindaco ha bisogno della città e per puntare dritto alla rinascita bisogna uscire dai confini locali, varcare le mure cittadine, inserire le realtà legate a capoluoghi come Sulmona ed Avezzano in circuiti internazionali, attraendo capitali e dando incentivo ad investimenti produttivi, arrivando al traguardo di una rinascita che sarà generosa di frutti per queste terre e per le giovani generazioni, non più costrette ad emigrare per cercare lavoro”.  Non resta dunque che cominciare.

S.M.

2 Commenti su "Valle Peligna e Marsica unite da Carta dei percorsi. L’idea della Dmc"

  1. Quando le idee sono buone non importa quanti anni hanno. Questa è una di quelle. Nacque negli anni settanta e fu ripresa qualche decennio dopo (Scotti Ministro dei beni culturali) con finanziamenti che avviarono processi infrastrutturali che valorizzarne i patrimoni giacenti su direttrici importanti (per esempio le “vie dei tratturi” tra Abruzzo/Molise e Puglia).
    Il progetto avrebbe dovuto avere un futuro ed uno sviluppo per cofinanziamento pubblico/privati.
    Ma erano già entrati nei decenni di crisi che tra la fine del 1900 e l’inizio del 2000 hanno stravolto le logiche della politica nazonale ed internazionale
    E questo come altri progetti sono rimasti tra il novero delle belle “incompiute”.

  2. Ovidio comunque passava a Goriano, ed all’incrocio con la diramazione della Valeria per Sulmona esiste una vera città sotterranea che era Statulae. È perfettamente visibile una neviera di struttura romana che ipotizza una grande taverna e ristoro per i viandanti, se esattamente identica a quella della villa di Livia Drusilla a Roma, Poi dopo il colle di San Donato è rimasto intatto un senso unico alternato scavato nella montagna con i carri che hanno lasciato il solco nella roccia come binari.

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