Velino-Sirente, ricorso al Tar contro nuovi impianti sciistici

Cinque associazioni ambientaliste, LIPU, Salviamo L’Orso, Mountain Wilderness, Stazione Ornitologica Abruzzese e Club Alpino Italiano hanno depositato ieri pomeriggio un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per chiedere l’annullamento del provvedimento con cui la Regione Abruzzo ha autorizzato la costruzione di 3 nuovi impianti di risalita e di 7 nuove piste per lo sci nel cuore del Parco Naturale del Sirente-Velino, Zona di Protezione Speciale a livello europeo.

Il ricorso, fondato su ben diciassette motivi, chiede anche l’annullamento della Valutazione di Incidenza Ambientale sull’impatto dell’intervento su specie ed habitat di interesse comunitario, relazione approvata direttamente dal Comune di Ovindoli, che è anche proponente del progetto, nonché dell’Autorizzazione Paesaggistica, rilasciata sempre dal Comune di Ovindoli dietro un parere favorevole della Soprintendenza, a detta dei ricorrenti assolutamente superficiale.

Il progetto, invece di puntare sulla progressiva riconversione del turismo dello sci, anche in considerazione del riscaldamento globale in atto che limita sempre di più questa forma di attività d’impresa con il declino delle nevicate, è fondato esclusivamente sull’uso di ben 12,8 milioni di euro di fondi pubblici del Masterplan. Scommette, quindi, su un turismo, quello dello sci, che ha un impatto ambientale enorme su aree di grande valore ambientale che potrebbero essere valorizzate altrimenti con attività legate al trekking, al turismo in bicicletta, alla cura della salute sostenendo i servizi per i cittadini, agevolando le produzioni agricole e zootecniche fino a ristrutturare l’esistente nei Borghi, supportare il piccolo commercio e adeguare tutti i servizi di base dalla depurazione, in condizioni critiche nella Marsica, al contenimento delle perdite nella distribuzione dell’acqua. A nulla sono valsi gli appelli e le proposte, fatte per tempo, per utilizzare anche questi fondi nella direzione di sviluppare assieme alle imprese queste forme di turismo realmente sostenibile.

Basterà dire che il progetto prevede lo sbancamento con le ruspe con conseguente distruzione di oltre 10 ettari di rarissimi habitat tutelati a livello europeo. tra cui addirittura due prioritari, e la conseguente sottrazione di habitat a specie protette a livello continentale, dall’Orso bruno all’Aquila reale passando per il Grifone. Inoltre l’area è una delle pochissime zone idonee nel Parco ad accogliere la reintroduzione del Camoscio d’Abruzzo, prevista dal Piano d’Azione nazionale per la Specie approvato anni fa dal Ministero dell’Ambiente. Nelle prossime settimane in una conferenza stampa le associazioni presenteranno un dossier sulla vicenda.

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