Vertenza Valle Peligna: lettera aperta alla Cgil

Al Segretario Generale della CGIL provinciale dell’ Aquila,

Caro Francesco, è passato un mese da quell’evento straordinario che la CGIL provinciale, insieme agli altri sindacati, è riuscita a realizzare il 31 dicembre scorso, qui, a Sulmona. Una mobilitazione generale dei lavoratori capace di coinvolgere le istituzioni locali, tutte le forze politiche, varie rappresentanze regionali e parlamentari sui temi di una Vertenza che riguardasse la drammaticità della situazione di questa specifica realtà, la Valle peligna, non solo per denunciarne le emergenze ma con uno sguardo rivolto alle prospettive future su cui poter lavorare insieme. E’ stata una scelta giusta che ha colmato un vuoto di iniziative in tal senso che durava da quasi 20 anni, ma che ha rappresentato anche una solenne assunzione di un impegno di lotta. Parto da qui, perché per poter sostenere le richieste giustissime che avete elencate nel Manifesto per la Valle Peligna e che avete chiesto di firmare a tutte le rappresentanze istituzionali, c’è bisogno di avere un sindacato che con onestà analizzi anche le sue inadeguatezze in questa realtà, per capire cosa ha concorso a costruire un mix cosi drammatico di elementi da rendere la situazione socio economica di questo territorio la più drammatica della regione. Sfarinamento della struttura industriale; indebolimento e la crescente carenza del tessuto dei servizi necessari a supportare la struttura produttiva e garantire la qualità della vita dei cittadini; perdita della popolazione nell’ordine di migliaia di abitanti (con abbandono di residenza, scarsa natalità e assenza di attrattività per forza lavoro), crisi della struttura commerciale, insediamenti che minacciano la qualità dell’ambiente sono tutti elementi ( ma non gli unici) che fanno parlare di un declino che, senza interventi, sembra inarrestabile. Tutto questo non è solo il risultato di disattenzione e sciatteria di governi regionali e pressappochismo degli enti locali che hanno smesso di avere una visione di insieme come zona e si sono rinchiusi ognuno nel loro piccolo campanile a inseguire la “filiera” (il colore politico dei governi regionali e nazionali) come premio di fedeltà. La questione riguarda anche noi da vicino, Francesco. Dopo la grande manifestazione del 2007 a Sulmona – che dette vita alle deliberazioni regionali sull’Accordo di Programma del 2008 attraverso le pressioni della Provincia e dall’allora assessore al lavoro, il compianto Fernando Fabbiani, con il Ministero dello Sviluppo Economico – nessun incontro fu svolto a Roma per dare attuazione a tale strumento, nonostante vi fossero una dozzina di manifestazioni di interesse di imprese varie, per qualche centinaio di posti di lavoro, pervenute alla Provincia. Perché l’Accordo di Programma di Teramo partì, ed è ora al terzo rifinanziamento, ed il nostro no? Perché il motore dell’Accordo teramano è stato il patto fra sindacato e sistema delle imprese che insieme hanno agito nei confronti di Regione e Ministero per concretizzare le intese e ottenere i finanziamenti. Quali iniziative ha preso il sindacato provinciale per attivare i tavoli per l’Accordo per la Valle Peligna? A me non risulta una sola richiesta pervenuta formalmente dal sindacato aquilano, o dall’Unione degli Industriali, al Ministero, per far convocare quel tavolo. Se non c’è la volontà e l’interesse delle parti sociali perché si dovrebbe convocare un tavolo? Li ritroviamo uniti, insieme ai vertici della politica, nell’ essere silenti, se non complici, della vergognosa esclusione del territorio peligno dall’Area del terremoto, nel timore che potesse sottrarre risorse all’ Aquila, cosa non vera. L’inclusione avrebbe potuto invece sin da allora attivare strumenti e risorse per fronteggiare la crisi industriale della zona, dare un sostegno per la ripresa. Quindi è importante chiedersi perché questo è accaduto. Io ho due risposte possibili. La prima: il terremoto del 2009 e la scelta di concentrare l’attenzione esclusivamente su L’Aquila, purtroppo anche per tanti anni a seguire. La seconda, che parte da molto prima, l’idea di immaginare una provincia dell’Aquila costituita dal Capoluogo e dalle terre del contado, e che ammette solo negoziazioni territoriali provinciali. Marsica, Valle Peligna, Alto Sangro sono diventate una massa indistinta gestita dal Capoluogo nella quale ogni specificità vienedissolta. Questo ha portato allo svuotamento progressivo di ogni funzione confederale della CGIL nella Marsica e nella Valle Peligna. I territori hanno smesso di avere soggettività politica e sindacale. La Valle Peligna ha perso una delle sue voci più autorevoli nell’animare la mobilitazione sociale sui temi critici e sulle proposte da elaborare per la crescita. La Camera del Lavoro di Sulmona dal dopoguerra aveva sempre svolto un ruolo di collante fra società e politica, fra lavoratori e rappresentanze istituzionali, in particolare dalla fine degli anni 70 in poi, e aveva saputo misurarsi con le grandi vertenze industriali e nel contempo avanzare grandi proposte innovative sui temi ambientali come quelle del sistema di parchi e riserve naturali insieme alle associazioni ambientaliste. Questa voce è stata tacitata e sui temi della Valle è sceso il silenzio. Per tantissimo tempo. E si è aggiunto al silenzio di tante altre voci. Questo silenzio ha concorso a determinare la deriva della nostra zona. E nonostante il lavoro svolto nei servizi pubblici, nelle fabbriche, abbiamo assistito alla estraneazione degli operai della zona industriale dalla città e la città si è dimenticata degli operai, ed il lavoro ha perso sempre più peso nel dibattito pubblico, salvo poche isolate eccezioni. E abbiamo smesso di chiederci quale peso potesse avere l’area industriale di Sulmona, se potesse costituire ancora una risorsa a disposizione per nuove iniziative (sostenibili) da promuovere per le aree ancora disponibili o i siti dismessi da riconvertire o se, come scritto nel programma del Centro Sinistra di Sulmona, alle ultime elezioni, si dovesse superare “la malintesa centralità dello sviluppo industriale” e puntare su altri settori. I nostri lavoratori non sono stati chiamati a decidere nulla che riguardasse il futuro del territorio, se era giusto realizzare la bretella ferroviaria che esclude la stazione di Sulmona, così come non sono stati coinvolti nella discussione sull’uso dei fondi del PNRR, sulle aree interne, sull’esclusione di Sulmona dai poli di attrazione, ed altro. Ecco perché è giusto ragionare sui nostri errori e sulle nostre responsabilità: per non commetterne più. So che tu hai trovato questa situazione ed hai tentato di riattivare la presenza dei temi generali nelle varie zone, con alcune iniziative. La manifestazione del 31 dicembre ne è una prova. Ma se non si rafforza la CGIL locale sarà dura farla crescere e sostenerla. Questi obiettivi hanno bisogno di continuità di azione, possibile solo se diventano patrimonio di lavoratori e cittadini. Non si può seguire una vertenza complessa solo dall’Aquila. Anche perché non ci sono solo rivendicazioni da avanzare. Il futuro del territorio si costruisce analizzando dettagliatamente punti di forza e punti di debolezza, incalzando le controparti e costruendo alleanze. Una vertenza non può contenere solo sacrosante richieste di interventi pubblici, perché anche l’economia della nostra zona dipende dai mercati internazionali, deve contenere proposte sul fare dal basso, rendere i lavoratori protagonisti. E solo il sindacato e segnatamente la CGIL ha la credibilità e la forza per costruire un grande movimento come le recenti iniziative dimostrano. C’è un nuovo strumento di programmazione territoriale, l’ Area Funzionale Urbana, che raggruppa 13 comuni con al centro Sulmona. Una buona occasione per dire la nostra. Cosa abbiamo noi da proporre come modello di sviluppo o priorità per il territorio? Da quanti anni i quadri e delegati della zona non sono stati chiamati a discutere insieme le scelte da compiere per il futuro della Valle, per tentare di impedire la fuga ulteriore dei giovani? Allora c’è bisogno di riattivare una presenza confederale fissa a Sulmona che insieme al coordinamento zonale dei delegati possa dare continuità alle azioni intraprese. Che mantenga costanti rapporti con le istituzioni locali, che sia da sponda e riferimento con i lavoratori. Soprattutto che sappia far rinasce nella Zona la volontà di programmare dal basso il proprio futuro, stimolando tutti gli altri attori istituzionali e sociali. Lo stupendo palazzo di vico Del Vecchio non può essere solo un recapito di categorie, deve riempirsi di attività e vita sindacale volta a costruire nuove speranze e nuove prospettive per il territorio e ridare ai lavoratori il ruolo di classe generale in grado di indicare percorsi per lo sviluppo, la democrazia, la pace e la solidarietà. Sono anni che aspettiamo questa rinascita.

Mimi D’Aurora

4 Commenti su "Vertenza Valle Peligna: lettera aperta alla Cgil"

  1. i sindacati la rovina dell Italia

  2. Una critica ché è anche un’ autocritica, ma costruttiva e non fine a se stessa. In pochi, nella sinistra attuale, ne sono in grado. Vediamo fino a che punto, adesso, saranno capaci di continuare passivamente ad ignorare, senza prenderne atto. Bravo Mimì!

  3. Pamela Della Sabina | 4 Febbraio 2026 at 13:55 | Rispondi

    il caro D Aurora si ricorda gli anni in cui il suo sindacato era importante….il 31 dicembre non è stato un “evento straordinario” perché i servizi delle aziende interessati hanno garantito tutti i servizi….ora dopo il riassunto del D’ Aurora , copia, incolla, quali sono le conclusioni – soluzioni??

  4. anonimo metalmeccanico del 900 | 4 Febbraio 2026 at 14:13 | Rispondi

    Della Sabina che significa copia incolla???

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