
E’ una storia orribile, una delle tante, troppe, purtroppo, quella che esce dal tribunale di Pescara, ma che riguarda una donna di ventisei anni residente a Sulmona. Una storia di botte, minacce, prevaricazioni e schiavismo, che ha portato il tribunale di Pescara ad emettere nei confronti di un trentunenne di origine albanese, ma domiciliato a Pescara, una condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici oltre che della tutela dei figli e il pagamento delle spese processuali e del risarcimento.
La donna, anche lei di origine albanese, secondo quanto ricostruito dai giudici, era stata di fatto ridotta in schiavitù: il marito, infatti, le impediva di uscire di casa se non accompagnata o solo per andare a fare la spesa. E poi, soprattutto, botte e umiliazioni davanti ai figli e le minacce fatte con una pistola esibita alla donna perché si era permessa di chiedere aiuto alla madre e con un’ascia che il trentunenne aveva sotto il cuscino.
Non solo: nel corso del dibattimento davanti al collegio di Pescara, è emerso che la ventiseienne era stata anche violentata dal marito, rimanendo incinta e decidendo, una volta uscita dal tunnel della violenza e recatasi in una struttura protetta, di abortire.
Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale i reati riconosciuti dai giudici per una storia di violenza e vessazioni che ha avuto una brusca accelerata durante il Covid, quando l’uomo aveva completamente perso il controllo, dando seguito a tutta la sua indole violenta, picchiando la moglie e arrivando anche a rompere il letto della figlia durante una lite.
Quando nel 2022 la donna aveva trovato il coraggio di reagire e chiedere aiuto prima alla madre e poi ad una casa protetta, l’uomo la aveva minacciata davanti ai legali incontratisi per la separazione, di voler applicare “la legge albanese”, visto che quella italiana gli aveva negato la custodia dei figli.
Nei giorni scorsi, dopo una lunga vicenda giudiziaria, la donna, rappresentata dall’avvocata Arselinda Shoshi, ha ottenuto se non altro giustizia.
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