
L’impresa non è valsa la “spesa”, perché nel giorno – ieri – nel quale è cominciato lo smantellamento del rifugio Pelino di Monte Amaro, i quattro writers che lo avevano dipinto – o imbrattato, dipende dai punti di vista – il 25 agosto del 2022, sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Sulmona con l’accusa di danneggiamento, o meglio di deturpamento e imbrattamento di cose altrui.
Luca Mostazzulli, Emanuele Gigantelli, Rama e Mara Mancardi, giovani torinesi tra i 22 e i 30 anni di età, dovranno così comparire davanti al giudice del tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, il prossimo 11 novembre.
La loro impresa non era passata alle cronache – non la loro almeno – per le cinque ore di escursione, quanto per essersi portati dietro le bombolette spray per mettere la firma di writers sul bivacco a struttura geodetica a frequenza 3 che venne ideato alla fine degli anni Settanta e inaugurato nel 1982. Una specie di astronave che si schiacciava con il vento e che, soprattutto, era stata voluta di colore arancione-rosso perché risaltasse nelle giornate di tempesta e nebbia a quota 2793 metri.
Insomma, colorando quelle pareti, in qualche modo, i quattro avevano ridotto la funzionalità della struttura che, a dire il vero, già da tempo non era più tanto ospitale e integra.
Furono beccati subito dai carabinieri del Parco che, allertati da alcuni escursionisti, attesero i quattro al “campo base” dove avevano parcheggiato l’auto, identificandoli e denunciandoli.
Un primo intervento di recupero era stato fatto a settembre del 2023 dai volontari del Cai di Sulmona, che ridipinsero la struttura e sistemeranno quello che potevano.


Ieri, invece, sempre i volontari del Cai, hanno iniziato a smantellarla quella “navicella” per sostituirla integralmente con una nuova, finanziata dal Parco Maiella e dalla Regione Abruzzo, tramite fondi del Turismo e del ministero dell’Ambiente.
Il nuovo rifugio, il quarto in un secolo e mezzo di vita, sarà realizzato sul modello del precedente, ma con l’uso di materiali più performanti e con anche pannelli fotovoltaici che possano garantire l’elettricità in quota. Tempo un mese, assicura il Parco Maiella, quando su Monte Amaro potranno tornare aquile , escursionisti e writers.
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