Ancora carenze sanitarie, Cgil sollecita un incontro con il comitato ristretto dei sindaci

Ancora carenze di personale, un’altra denuncia dalla Cgil, che questa volta punta il dito anche sui posti letto accreditati all’interno

della Asl 1. Per il sindacato è necessario, urgente, è improcrastinabile un incontro con il comitato ristretto dei sindaci al quale ha chiesto una audizione. Circa i posti letto, infatti, ne risultano accreditati 60 su un totale di attivazioni pari a 525 posti letto che si traducono in 104 posti in meno nell’ambito delle residenze sanitarie assistenziali per anziani, 553 in residenza protetta, 55 in semiresidenza anziani, altrettanti in quelle per disabili, 33 in semiresidenza riabilitazione estensiva, 79 in semiresidenza disabili, 15 in semiresidenza per disturbi del comportamento alimentare adulti, 30 per il centro diurno per l’autismo. Ed ancora, nel ramo “dipendenze patologiche” siamo a meno 15 posti in comunità doppia diagnosi, 15 nella prima accoglienza, 45 nella riabilitazione 20 nella riabilitazione semiresidenziale e 15 in quella educativa assistenziale.

Sul fronte del personale restano privi di copertura economica 250 posti lavorativi più altri 277 per il rispetto della turnazione di legge. Per garantire i livelli minimi assistenziali servirebbero 527 unità lavorative sottolineano i sindacalisti Francesco Marrelli, Anthony Pasqualone, Angela Ciccone, Annarita Gabriele, alle quali vanno aggiunte “le mancate sostituzioni di circa 130 lavoratori cessati o pensionati nell’anno 2017 ed altri 130 per l’anno 2018 a seguito del mantenimento del blocco del turnover all’80%”. Dunque ancora violazioni alla normativa vigente in materia che, nei fatti, comporta anche lunghe liste di attesa. Per l’area peligno-sangrina si parla di 457 giorni per una mammografia, 444 per una visita endocrinologa, 242 per quella pneumologica, 147 per un elettrocardiogramma dinamico, 262 per l’ecografia alla mammella, stessa attesa per l’ecografia collo per linfonodi, 457 per l’ecocolordoppler venoso agli arti superiori. La “percezione” evidenziano dalla Cgil è quella di “un lento ma inesorabile decadimento della qualità dei servizi che se ancora oggi vengono garantiti, è solo grazie allo spirito di sacrificio che i lavoratori mettono in campo quotidianamente nonostante le scellerate scelte di riorganizzazione e di programmazione regionali”.

Ripristinare le dotazioni organiche ed una ricognizione generale delle necessità assistenziali del territorio provinciale diventano, così, due punti cardine di quella che dovrebbe formularsi come “una vera strategia per le aree interne, presupposto fondamentale per garantire la qualità dei servizi ed evitare il continuo ed inesorabile processo di spopolamento del territorio oltre che la realizzazione di una efficace integrazione ospedale/territorio” aggiungono dalla Cgil.

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