ATC, 50.000 ettari per l’addestramento dei cani da caccia. Dossier delle associazioni

E’ un lungo dossier di 25 pagine quello presentato da cinque associazioni sulle 83 nuove aree cinofile istituite alla chetichella in Abruzzo dagli Ambiti Territoriali di Caccia. I cani dei cacciatori abruzzesi vengono addestrati in oltre 50.000 ettari di territori, un’area vastissima, luogo riproduttivo per la fauna selvatica. Il record spetta all’ATC “Avezzano” con ben 20 aree, seguito dall’ATC “Vastese” con 14, quello “Pescarese” con 14. Poi quello di “L’Aquila” con 12. L’ATC Subequano appare quello con meno criticità con un’unica area perimetrata.  Particolarmente preoccupata è la Stazione Ornitologica Abruzzese, secondo la quale serve azzerare l’addestramento, poiché pregiudicherebbe la nidificazione di specie rare come Ortolano, Calandro, Tottavilla e la connessione ecologica per l’Orso bruno marsicano.  

Una pressione antropica estrema all’interno dei boschi abruzzesi, se si pensa che 7 mesi sono dedicati all’addestramento dei cani da caccia, e nei restanti 5, detto in maniera schietta, si spara a vista.

Sconcertante la localizzazione di molte di queste aree dal punto di vista naturalistico. Ben quattro, tre nell’ATC Roveto-Carseolano e una in quello L’Aquila, sono individuate addirittura dentro siti Natura2000 protetti dalla UE; 23 sono poste a confine con i siti Natura2000, in molti casi con i parchi nazionali del Gran Sasso e della Maiella e con il parco regionale Sirente-Velino; 21 sono all’interno di Important Bird Areas definite a scala europea.

L’ATC Sulmona ha perimetrato sette vastissime aree cinofile temporanee in zone come Monte Pratello, il Genzana oppure Monte Mitra di estremo valore per l’orso, con la conseguenza paradossale che in primavera ed estate si può andare in giro con mute di sei cani per ciascun conduttore, mentre in periodi di caccia si può usare un solo cane grazie alle azioni delle associazioni sul calendario venatorio.

“I cacciatori fanno praticamente quello che vogliono – scrive la Stazione Ornitologica Abruzzese – nonostante vi siano chiare norme che impongono di evitare il disturbo antropico dell’Orso bruno marsicano e delle altre specie protette! Mentre ai turisti vengono giustamente imposti vincoli e divieti per la semplice osservazione degli animali a migliaia di cacciatori viene consentito per mesi di andare con mute di cani in 83 aree su oltre 50.000 ettari di territorio, gran parte del quale di rilevante pregio ambientale in pieno periodo riproduttivo e di migrazione. La presenza di cani in addestramento costituisce inequivocabilmente una fortissima fonte di stress, disturbo e addirittura di predazione sulle specie che nidificano a terra, come Calandro, Allodola, Quaglia o tra gli arbusti, come la Tottavilla. L’Orso ora ha i cuccioli e la presenza di decine di cani con conduttori al seguito di fatto crea un enorme fattore di disturbo in aree critiche come quelle di connessione ecologica tra i parchi, in particolare nell’area tra i Simbruini e il Parco d’Abruzzo e nell’alto Sangro tra Parco d’Abruzzo e parco della Maiella, in piena violazione dell’accordo Patom per la tutela della specie”  così cinque associazioni, Salviamo l’Orso, LIPU, Stazione Ornitologica Abruzzese, Altura e CABS, che oggi con un dossier hanno aperto il vaso di Pandora dell’operato degli undici Ambiti Territoriali di Caccia abruzzesi in materia di addestramento cani”.

Paradossalmente, nonostante questi dati oggettivi e le informazioni scientifiche disponibili, al fine evidente di permettere modalità di addestramento più permissive, tutte le 83 aree istituite sono state surrettiziamente classificate come di scarso valore naturalistico, di tipo “B”. Nelle zone “A”, di alto valore, scatterebbero limitazioni più severe per giorni settimanali di apertura, numero di cani e orari.

! Quello che per la tutela dell’orso è stato vietato “dalla porta” è rientrato alla chetichella “dalla finestra”!

Le associazioni ritengono quindi doveroso un intervento a vari livelli, dal Comitato VIA regionale che deve fare rispettare le prescrizioni date a suo tempo al Piano Faunistico Venatorio all’ufficio caccia regionale che deve imporre il rispetto del piano e della legge regionale, dal Ministero dell’ambiente e dai parchi che devono ottenere il rispetto del Patom ai Carabinieri-forestali a cui si chiede una verifica dell’azione degli ATC, con particolare riferimento alla mancanza della Valutazione di Incidenza Ambientale, e un controllo serrato sul campo. Nel frattempo bisogna azzerare tutto immediatamente, anche attraverso interventi di auto-tutela da parte degli ATC stessi. 

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