Aucone: faglia potenzialmente attiva si nasconde sotto la centrale Snam

Il geologo Aucone torna ad occuparsi del Gasdotto Snam Rete Adriatica dopo che nel dicembre scorso era stato invitato da AltreMenti Valle Peligna e dai Comitati cittadini per l’ambiente ad esporre le sue “note critiche alla valutazione del rischio sismico stimato da Snam”. Questa volta il geologo laziale si concentra sulla centrale di compressione che dovrà sorgere a Case Pente e che ha recentemente ricevuto il via libera governativo sulla quale però a detta del tecnico mancherebbe un’adeguata valutazione del rischio sismico.

“Analizzando la documentazione tecnica – scrive Aucone – si denotano non solo le seguenti mancanze tecniche, ossia: una assoluta sottovalutazione dell’azione sismica con cui è stata verificata la vulnerabilità strutturale della centrale, accompagnata da una discutibile campagna di indagini geofisiche condotte per definire la “categoria sismica” delle litologie presenti nell’area; una scelta assolutamente inadeguata dell’approccio tecnico con cui è stata ricavata l’azione sismica progettuale per un’opera che la normativa italiana ed europea definisce “strategica”; una totale non curanza nei confronti della stabilità dei versanti in condizioni dinamiche, in un’area caratterizzata da svariati fenomeni franosi (basti pensare che lo stesso abitato di Pacentro è ubicato su una paleo frana i cui margini arrivano quasi a lambire l’area della centrale) ma si denota anche una superficiale quanto insufficiente considerazione della fagliazione”.

Ma il geologo si spinge ben oltre nel mettere in guardia la Snam e i cittadini peligni “Uno dei primi passi che compie un geologo che vuole ricercare linee di faglia che possono interessare un territorio, e quindi le strutture artificiali presenti o future ubicate sul territorio stesso, è individuare quelle che si chiamano ‘evidenze morfologiche’, ossia quelle particolari forme della topografia che possano far pensare all’emergenza di un piano di faglia”. Per Aucone osservando dall’alto l’area dove dovrebbe sorgere la centrale “salta agli occhi una di queste ‘evidenze morfologiche’ che con buonissima probabilità, vista anche la direzione congruente con i sistemi di faglia già individuati e riconosciuti nell’area, è dovuta all’emergenza di un piano di faglia, la cui prosecuzione verso valle attraversa in pieno l’area scelta da Snam per costruire la centrale.”

A questo punto il geologo si chiede: “Si può escludere a priori che questa non sia una faglia attiva? Si può escludere a priori che questa non sia una faglia capace? Si può escludere, con il materiale tecnico prodotto da Snam, che tale faglia non possa, in un futuro magari non lontano, interessare le strutture della centrale? Direi proprio di no. Vista la superficialità con cui Snam ha condotto le indagini”.

L’estensione della centrale di compressione -12 ettari – è infinitamente inferiore rispetto a quella del gasdotto – 167 km. “Ciò non significa però – aggiunge ancora il geologo – che il fenomeno della fagliazione debba essere totalmente ignorato per la centrale di Sulmona, così come ha superficialmente fatto Snam. Specialmente in una delle aree a maggiore pericolosità sismica dell’intero tracciato, dove invece la presenza di faglie attive e capaci è ampiamente documentata, non solo da studi effettuati nell’area da ricercatori universitari e dell’Ingv, ma anche dal database “Ithaca”, redatto a cura del Servizio Geologico dell’ISPRA. Portale ufficiale dove vengono annoverate tutte le faglie attive e capaci di cui si è a conoscenza, il quale è in continuo aggiornamento e nel quale, dal 2004 ad oggi, data di inizio dell’iter progettuale del gasdotto Rete Adriatica, sono state aggiunte decine di nuove faglie individuate da studi effettuati sul territorio”.

Intanto continua anche l’azione dell’amministrazione comunale che ieri ha incontrato la sottosegretaria Boschi e sta preparando con l’avvocato Celotto il ricorso al Tar i cui termini scadono il 10 marzo.

Savino Monterisi

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