Detenuti e disabilità, troppe barriere architettoniche. Nardella: “Carcere da rivedere”

Barriere architettoniche da eliminare e troppi detenuti che necessitano di cure psichiatriche. E’ una situazione di precario equilibrio quella che trapela dal cercare di Sulmona, descritta dal Segretario UIL PA Mauro Nardella, che parla di clima da “nitroglicerina”, per rendere l’idea della gestione della casa di reclusione peligna negli ultimi mesi. Sempre più detenuti soggetti a terapia psichiatrica e un costante aumentano di quelli con disabilità più o meno accentuata nel penitenziario in via Lamaccio.

Mancano ad oggi strutture idonee per gestire adeguatamente e senza rischi detenuti costretti a presidii sanitari. Quei posti, cioè, dotati di idonei ascensori, ovvero della possibilità di poter salire e scendere dagli stessi piani fatta salva la concessione di utilizzare (non si sa se legittimanti a farlo) montacarichi in uso al trasporto di carrelli pro vettovagliamento. Le camere di pernotto, tra l’altro, non sarebbero provviste di idonei supporti volti a eliminare del tutto le dissacranti barriere architettoniche. I vani doccia e i servizi igienici, in questo caso, non sono in grado di ospitare i detenuti in condizioni di sicurezza. Troppo pochi i fondi stanziati per pagare l’assistenza alla persona. Soldi che non ricoprono il fabbisogno richiesto.

Nardella “denuncia” il facile utilizzo del carcere sulmonese nell’assegnazione di soggetti psichiatri, sempre più complessi da gestire. “Non ci stancheremo mai di dirlo- commenta Nardella -, al pari di molti istituti di pena italiani, anche il reclusorio ovidiano paga lo scotto di una scelta scellerata fatta nel 2014 qual è stata quella di chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari senza prevedere un adeguato numero di posti nelle Residence per le misure di Sicurezza (REMS). Lo Stato non può non prendere cognizione del fatto che il carcere di Sulmona andrebbe e presto rivisto. Si è più volte parlato di restauri dei vecchi padiglioni adeguandoli ai voleri di un regolamento esecutivo dell’ordinamento penitenziario che di per sé risulta già eccessivamente obsoleto visto che è stato varato quasi 25 anni fa”.

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