Droga nella cassetta delle poste, a giudizio due sulmonesi

La droga la nascondeva nella cassetta delle poste: poco più di sei grammi di eroina che la guardia di finanza di Sulmona trovò, nell’ottobre del 2017, nella “posta in arrivo” dopo aver perquisito inutilmente la sua abitazione di via Montesanto dove era stata segnalata una sorta di centrale dello spaccio. Le fiamme gialle andarono, in realtà, a colpo sicuro, perché a “cantarsela” erano stati parecchi tossici che erano stati fermati all’uscita dell’abitazione e trovati in possesso di modiche quantità di eroina.
Con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti è stato così rinviato a giudizio oggi Salvatore Franco Giammarco, sessantuno anni di Sulmona, personaggio noto alle forze dell’ordine. Solo qualche mese prima del suo arresto, infatti, l’uomo era stato assolto da un processo per spaccio risalente al 2009 e per il quale si era fatto cinque mesi di reclusione preventiva. La linea difensiva adottata oggi dal suo avvocato, Alberto Paolini, è che la cassetta delle poste in realtà era facilmente raggiungibile da chiunque e quindi non ci sarebbero prove che quei sei grammi trovati nella sua “buca”, fossero in realtà suoi. Ma ad inchiodare l’uomo ci sarebbero soprattutto le testimonianze dei suoi clienti che la guardia di finanza aveva fermato all’uscita.
Per uno di questi, Paolo Carugno, quarantasette anni, anzi, era scattato anche l’arresto (con obbligo di firma) perché seguito dai finanzieri aveva ceduto metà della droga acquistata ad una terza persona. Carugno, difeso dall’avvocato Andrea Marino, ha detto ai giudici che quello era un acquisto “in società” e ha respinto quindi l’ipotesi di spaccio. Anche lui, però, insieme a Giammarco, dovrà comparire davanti al tribunale il prossimo 26 settembre.

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