La centrale si farà, sonoro schiaffo del ministero alla Valle Peligna

E’ stata definitivamente autorizzata la centrale di compressione a spinta in zona a Case Pente a Sulmona. Il ministero dello Sviluppo Economico, da come riporta il quotidiano Il Centro di oggi, ha dato l’ok all’opera che sorgerà in Valle Peligna, alle porte del Parco Nazionale della Majella. Si tratta di un sonoro schiaffo alla volontà popolare perpetrato all’indomani delle elezioni quando i cittadini, voto alla mano, hanno bocciato la politica dell’attuale governo nazionale dedita ad accontentare gli interessi delle multinazionali nonostante nei più vari livelli istituzionali il progetto della centrale, strettamente legato a quello del metanodotto, hanno cercato di far sentire il proprio dissenso all’opera. Insomma, non si è avuta la pazienza di aspettare nemmeno la formazione del nuovo esecutivo.

Il decreto di autorizzazione firmato dal direttore generale Gilberto Dialuce è stato già notificato a tutti gli organi coinvolti: al Consiglio dei ministri che il 22 dicembre scorso aveva dato la sua approvazione, al ministero dell’Ambiente, a quello per i Beni e le attività culturali, alla Regione Abruzzo, alla Provincia dell’Aquila ed infine, al Comune di Sulmona e alla Snam. Nel decreto si fa riferimento, principalmente, alla strategicità comunitaria dell’opera in un Europa che sempre più punta a liberarsi delle vecchie fonti di energia per favorirne di nuove.

Una decisione, quella del ministero, che arriva all’indomani del ricorso presentato dalla stessa Regione insieme a Provincia e Comune di Sulmona, attraverso il quale si fa leva sui vizi giuridici dell’autorizzazione che, secondo i legali che stanno portando avanti la procedura presso il Tar del Lazio, avrebbero avuto lo scopo di smembrare l’iter autorizzativo per bypassare le

autorizzazione Via. Vizi che il decreto tende a smontare, come ad esempio, si legge nel decreto, non ci sono “motivi ostativi” allo sdoppiamento “del procedimento amministrativo di autorizzazione dell’opera ‘Metanodotto Sulmona – Foligno e Centrale di compressione gas di Sulmona’ purché gli interventi da realizzare siano gli stessi oggetto del citato Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale”. Non solo. Sempre nel decreto si fa riferimento ai vari incontri avvenuti in sede di ministero per risolvere i motivi del dissenso alla realizzazione dell’opera a favore di una “soluzione condivisa, anche volta a modificare il progetto originario”. Otto riunioni da aprile a novembre 2015 in cui sono state valutate localizzazioni alternative sia nel Comune di Sulmona, nettamente contrario anche a cambiare zona, che in un altro comune nel quale, però, non sono state riscontrate le condizioni necessarie per la costruzione della centrale. Si è passati così all’ipotesi di una centrale elettrica, per ridurre le emissioni, proposta anch’essa bocciata dalla Regione a seguito sempre del diniego del Comune.

Con questo decreto si certifica, dunque, la pubblica utilità, l’urgenza, l’indifferibilità dell’opera, la sua conformità agli strumenti urbanistici e, in men che non si dica, l’avvio dei lavori “entro due anni dalla data di emanazione del presente decreto, salvo motivate richieste di proroga”, da “concludersi entro tre anni dal loro inizio”.

“Lavvio dei lavori- rende noto la Snam- sarà preceduto dall’esecuzione delle attività previste dalle prescrizioni del decreto di Valutazione di impatto ambientale rilasciato il 7 marzo 2011. In particolare Snam avvierà, in accordo con gli enti competenti, il progetto della rete di monitoraggio delle emissioni e del rumore. Saranno quindi realizzate, nell’area del Comune di Sulmona, delle centraline di rilevamento delle emissioni atmosferiche. Tale attività avrà inizio almeno un anno prima dell’avvio della fase di cantiere”. La multinazionale del gas fa sapere, inoltre, che sempre prima dei lavori verrà redatto un piano di biomonitoraggio di durata decennale sull’area della centrale, che sarà poi comunicato alla Regione e ai ministeri coinvolti. “Così come previsto nel decreto Via, Snam si impegna a utilizzare i sistemi di combustione e di abbattimento delle emissioni previsti dalle migliori tecnologie attualmente disponibili” aggiunge.

Ora le istituzioni, che hanno sancito più volte la loro contrarietà, hanno 120 giorni di tempo per presentare un ricorso al presidente della Repubblica e 60 giorni per il Tar.

Simona Pace

 

2 Commenti su "La centrale si farà, sonoro schiaffo del ministero alla Valle Peligna"

  1. Tutto come da copione (pre elettorale)!!!
    Ora tutti i politici – passati e/o presenti o comunque coinvolti- a stracciarsi le vesti e a chiedere “giustizia politica” ai nuovi entrati.

    Si salvano solo i vari comitati che hanno portato avanti una lotta encomiabile.

    Mi chiedo solo se i ricorsi già presentati siano ora validi o se sono in qualche modo inficiati da questa nuova autorizzazione.

    Per ora accontentiamoci di leggere i prossimi commenti del mondo politico locale.

  2. bene,e’ tutto pianificato,trivelle incluse,gli annunciatori,meglio i politici delle comunicazioni, tavoli,incontri,confronti,ecc,ecc pensano ai propri interessi e ritorni personali(pagano i contribuenti),i nostri eroi,sindaca,assessore,consiglieri,presidenti,e tutti gli indicati dalla politica sono magicamente svaniti,dichiarano di presentare interrogazioni,interpellanze,quesiti,proposte in assenza di logica,priorita’d’importanza, nella visione generale,di cui gli interessi e benefici ai Cittadini,meglio degli azionisti di riferimento,i propretari…illuminante la munnezza,differenziata,romana,aquilana
    le commissioni da istituire,strutture/uffici pubblici,bretelle varie,stazione,parchi,ecc,ecc e’ tutto un’annuncio del nulla,naturalmente per i creduloni..mentre regna l’insufficienza assoluta ,l’inconcludenza,l’incapacita’,l’inefficienza in qualsiasi tipo di azione…poi per il mandato ricevuto, doppio zero…o no?

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