“Mai visto niente di simile”, l’incendio tra narrazione e denuncia

“Una magnitudo d’incendio come questa e motivi così efferati non li avevo mai visti in 30 anni di lavoro”. Sono queste le parole che più di altre riecheggiano e hanno colpito il pubblico intervenuto ieri al preFestival delle Narrazioni, dedicato al Morrone e ai racconti sull’emergenza incendio dell’estate scorsa. Sono queste le parole di un addetto al settore, è qui che le parole si fanno ancora più pesanti. Sono le parole di Gabriele Miconi del coordinamento nazionale Usb dei vigili del fuoco.

Un racconto che si fonde ad una onesta denuncia: pochi mezzi e pochi uomini. “Servono fondi per potenziare i servizi. Negli ultimi 3 o 4 anni siamo stati ubriacati dai cambiamenti climatici perché non abbiamo avuto casi. I consueti temporali estivi hanno fatto tutto loro, spegnendo focolai e controllando le temperature, ci siamo riposati- ha raccontato Miconi-. Ciò ha portato la Regione a tagliare sempre più i fondi destinati a fronteggiare l’emergenza incendi”. Sempre meno risorse, di anno in anno, un taglio la volta e si è arrivati all’estate del 2017 dove il pericolo sottovalutato e dimenticato è tornato con fog

a alla carica.

“Con un vento così- racconta Miconi riferendosi a quello che in quei pomeriggi si alzava- che tirava fortemente verso nord, verso Popoli, era impossibile fermare l’incendio perché la Valle Peligna era nei fatti un imbuto e il Morrone il fianco destro di questo imbuto”. E il pomeriggio in cui il vento ha cambiato improvvisamente direzione facendo saltare i piani dei soccorsi avvicinando fortemente alla Badia e a Bagnaturo, quando si è temuto il peggio e si è ipotizzata l’evacuazione degli abitati. “Lì la tagliafuoco di Pratola ha funzionato molto bene- ha spiegato Miconi-, ma poi un altro innesco è stato fatto partire al di là”. Parla di mano criminale il coordinatore, come anche per gli incendi di Prezza e del Sirente, ma parla anche della mancanza di prevenzione, di boschi talmente fitti in cui né l’acqua né la schiuma sono riusciti a penetrare. Interventi insufficienti a causa dei fondi regionali, lacuna che potrebbe essere arginata con gli attuali fondi Psr.

Miconi non lascia fuori neanche la riforma Madia perché prima, in un modo o nell’altro, c’erano i forestali a marcare il territorio, invece ora, parlando della provincia aquilana, “Dei forestali prima a disposizione ai vigili del fuoco ne sono arrivati 6, contro i 400 che sono stati militarizzati perdendo uomini nella lotta attiva di incendi A e B”. “Una riforma all’italiana- ha spiegato ancora il coordinatore Usb- indispensabile perché ce l’ha chiesto l’Ue per ottimizzare le forze, ma a cui non c’è stato seguito”.

Nei fatti quell’elicottero Erickson, l’elefante dell’acqua negli anni addietro parcheggiato all’Aquila, è arrivato “dopo che abbiamo smosso mezzo mondo” confida Miconi. Ed ora la situazione, ad un mese e mezzo dalla fine dell’emergenza, è la stessa e non si è provveduto alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Il tavolo della Regione ha promesso di esprimersi entro fine mese, mentre pare che alcuni tecnici abbiano effettuato rilievi sul Morrone nei giorni scorsi, ma una cosa certa c’è eccome: contro la furia del fuoco solo la pioggia è riuscita ad intervenire.

Simona Pace

 

 

 

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