Non può piovere per sempre

Mi mancano tanto le chiacchiere di una volta, quelle che riuscivano a distrarre i pensieri dalle questioni più serie e non finivano con la frase: “Speriamo che passi presto”.
Mi manca strappare un sorriso raccontando un aneddoto buffo e mi mancano le storie degli altri, anche quelle che non fanno sorridere, ma pensare tanto.
Mi mancano le persone e la gente in generale. Mi mancano le rime buccali. Mi mancano le amicizie che quest’anno non ho stretto.
Per fortuna il mio lavoro supplisce in qualche modo a questo vuoto, dandomi la possibilità di parlare tutto il giorno con tanta gente che non conoscerò mai.
Voi telefonate a parenti, amici, conoscenti e a chiunque abbiate voglia di sentire…io telefono a tutti. Random. Zone rosse, gialle e arancioni, isole comprese, dando in qualche modo sfogo al mio esubero di parole.
Squilla il telefono, le persone rispondono pensando che sia la moglie, il marito, un cliente o la Asl e invece no: sono io, che voglio proporre un’offerta vantaggiosa.
Alcune volte la delusione provata è talmente forte, da far perdere le staffe nel dialetto locale e non riesco bene a capire dove mi si inviti ad andare, ma altrettante volte vengo accolta con estrema gentilezza e allora mi rendo conto di non essere la sola ad aver bisogno di sapere come stanno gli altri, oltre alle notizie, ai sondaggi, ai report e alle statistiche che leggo sui giornali.
E’ facile sbagliare orario in questo lavoro, interrompendo gli utenti in un momento poco opportuno, ma ultimamente è facile anche telefonare nell’istante giusto, spezzando riflessioni, solitudini e silenzi nocivi.
Capita che la persona dall’altra parte del telefono abbia tanto bisogno di parlare ed essere ascoltata. E io ascolto.
Ascolto le preoccupazioni per il lavoro, per la famiglia e per la salute, cercando di consolare e strappare un sorriso, pur portando sempre con me la mia offerta vantaggiosa, che purtroppo non è in grado di risolvere tutti i problemi, ma potrebbe alleggerirne almeno un paio.
Può succedere che io sia la sfortunata goccia che fa traboccare il vaso colmo di rabbia, che nel periodo attuale è tanto facile provare. In questi casi aumento il livello di gentilezza e chiedo scusa per aver disturbato, cercando di interrompere la descrizione dettagliata della parte del corpo che ho rotto con la mia chiamata.
E’ difficile, ma mi impongo di non prendermela: quel tale dal buffo cognome non era arrabbiato con me, magari ce l’aveva col governo, con un debitore o con la connessione internet che salta sempre sul più bello.
Non può piovere per sempre, ma certe piogge sembrano infinite.

Per lavorare da casa, ho scelto una cuffia monoaurale, perché con l’orecchio libero ho bisogno di sapere che fuori da questa stanza va tutto bene, che nessuno mi chiama, che l’acqua non sbolle, che niente si rompe e il corriere non passa.
Ora che la primavera è finalmente arrivata, nel tardo pomeriggio il sole fa capolino attraverso le imposte sollevate e, mentre parlo, distolgo lo sguardo dal monitor, rivolgendolo alla finestra, verso quella luce intensa che mi fa socchiudere gli occhi e sorridere, perché il sole caldo mi è mancato tanto questo inverno e qualche volta ho temuto che non tornasse più.
E, mentre aspetto l’ennesimo “Pronto?”, mi preparo ad assistere al tramonto della giornata: al di là della finestra chiusa, fratello Sole si prepara a morire per una notte ancora, colorando il cielo di rosso, arancione e giallo, en pendant con questo periodo strano che stiamo vivendo.
Rossi, arancioni e gialli. Chiusi, socchiusi e semichiusi. Distanziati, esasperati e spaventati, con la lista delle cose che si vorrebbero fare, ma non si possono fare, sempre più lunga, con la pioggia che continua a scendere anche quando non piove e con i ricordi che si vestono di malinconia.
Per fortuna io non mi sento mai sola, neanche quando sto chiusa nella mia stanzetta a sorridere al monitor e alla finestra, telefonando a tutti random: a chi è aperto, a chi è chiuso e a chi è socchiuso. A chi è il dad, a chi è in videocall e a chi fa footing.
Tasto l’umore della nazione, espongo la mia proposta vantaggiosa e imparo qualche espressione colorita, che sicuramente mi tornerà utile in certi momenti di questa vita rossa, gialla e arancione.

gRaffa

Raffaella Di Girolamo

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