Per la Gabanelli il Punto nascita dell’Ospedale di Sulmona deve chiudere.

La nota giornalista Milena Gabanelli che dopo la sua esperienza a Report è transitata al Corriere della Sera, ha messo Sulmona al centro dell’inchiesta che il suo team “Dataroom” ha svolto sulla sanità italiana e che è stata prontamente rilanciata sui social dell’ex assessore alla sanità abruzzese, Silvio Paolucci. Secondo la giornalista Simona Ravizza, che riprende dati e numeri del Ministero della Salute, sono 300 i reparti (in realtà parliamo di unità operative) che devono essere chiusi negli ospedali pubblici o privati accreditati in Italia. Chiudere perché non sono sicuri. La narrazione dell’inchiesta è contro la politica clientelare che mette a rischio la salute dei cittadini per non perdere voti. L’inchiesta si concentra con un particolare focus su pronti soccorso e punti nascita. E nei dati che vengono snocciolati Sulmona compare in testa tra le strutture da chiudere. In Abruzzo Sulmona è l’unico punto nascita sotto la fatitica soglia dei 500 parti / anno. Basta cliccare sul simbolo ” +” che compare la lista di 84 punti nascita che non sono in linea con i trend ministeriali. Tuttavia lo staff della Gabbanelli, che non accenna al tema delle deroghe per i comuni montani nell’inchiesta, fa degli importanti distinguo durante la diretta Facebook attraverso la quale viene presentata l’inchiesta e si da l’opportunità agli utenti dei social di interagire con la redazione. Dal mondo del web arrivano domande precise, sul tema delle distanze e dell’efficienza dei servizi. Ma la risposta non lascia scampo: è la razionalizzazione la soluzione. Sebbene si dica “non siamo qui a dire che bisogna chiudere con l’accetta”, si punta il dito contro la politica e si fa una precisazione importante sulla percezione pubblica degli investimenti in Sanità. Partendo da una domanda sui continui tagli al servizio sanitario nazionale, la redazione snocciola i dati sulla spesa sanitaria, certificando come quella dei tagli sia una gigantesca fake news. 115, 117, 119. Sono miliardi che aumentano. Altro che tagli. Ma perché allora, se la spesa sanitaria non è stata tagliata anzi è aumentata, la percezione del popolo è che sia diminuita? La risposta è chiara, secondo i redattori del Corriere. La politica si fa condizionare e spende male. Tenendo aperti i reparti che dovrebbero essere chiusi.

 

@AIannamorelli

3 Commenti su "Per la Gabanelli il Punto nascita dell’Ospedale di Sulmona deve chiudere."

  1. Modesto nedicus | 16 Aprile 2019 at 10:12 am | Rispondi

    Il fatto che la sanità sarebbe fallita, era insito nell’idea di riforma che accorpò il sistema delle mutue nel SSN,la famigerata 833. Un buco nero, destinato ad ingoiare risorse su risorse, con la sua utopistica ideologia di dare la sanità a tutti gratuitamente. Eppure, prima di noi l’Inghilterra aveva fatto una cosa del genere e ci si era schiantata finanziariamente. Ciò nonostante noi andammo avanti. Nè sono servite le tante riformine a seguire,anzi hanno peggiorato la situazione; vedi la soppressione dei reparti di prima e seconda classe, dove si pagava secondo tariffe amministrative. Aboliti tali reparti, tutti uguali e tutti insieme. E così ti ritrovi con gente che non conosce le più elementari norme igieniche, insieme ai malati in coma ed in articulo mortis etc.etc. Questa divagazione per dire dove porta l’acuzie ideologica,prettamente di certi movimenti politici derealizzati, avulsi dalla realtà, che guardano al letto di Procuste.Egalitè, embrasson nous! Troppo bello. Alla fine, lo stato non potendo governare un sistema simile al pozzo di San Patrizio, si è messo a ridimensioanre i reparti, a chiudere gli ospedali o quanto meno reparti, a striminzire il personale ,specie medico, a bloccacre i concorsi ed a fare strame della sanità periferica, come negli ospedali di Popoli e Sulmona, ridotti ai minimi termini. Gli ospedali non sono fabbriche, che se la produzione va scemando si chiudono o si riconvertono.Gli ospedali sono luoghi di cura ,dove al limite si produce salute e si tenta di allungare la vita ai malati. Tu non puoi chiudere un reparto di ginecologia-ostetricia perchè i parti sono meno di 500. Come si fa nelle fabbriche, che se riempi di merce invenduta i magazzini, chiudi e metti in cassa integrazione. Con lo stesso metodo dovresti sopprimere tanti treni locali, spesso del tutto vuoti, tante corriere regionali, del tutto vuote etc.etc. Anche se nell’hinterland sulmonese cisono 30 parti l’anno, il reparto va tenuto ,non chiuso. Che facciamo, se una vigna va azzerata da una gelata la distruggiamo? E dove deve andare una donna a partorire? Torniamo alla mammana, alla “mammarella”,alla levatrice condotta? Ai tempi della vanga e del bidente? La cosa migliore sarebbe l’accorpamento dei reparti,per esempio chirurgia ed ostetricia insieme, con un organico interscambiabile di medici ed infermieri. E’ stato fatto a Sulmona? Da anni ed anni sono bloccati i concorsi negli ospedali, sin da quando c’era il liberale Altissimo. Contratti bloccati con medici con la paga da capotreni. La Gabanelli si dovrebbe occupare di altro,della cronaca spicciola. Troppo comodo fare inchieste sui grandi casini italiani e parlare parlare. Sono i fatti quelli che contano ed ora scontiamo i fatti che sono stati fatti a cxzzx di cane dai tanti governi italiani. Programmazioni sbagliate ed uomini di risulta dei partiti messi nei posti sbagliati. E questi sono i risultati, prima o poi c’era da aspettarselo.

  2. bene,innanzitutto nel Regno Unito e’ tutto gratuito,naturalmente qualche criticita’,la notevole differenza : gli addetti personale ,medici e manager denunciano,bbc e giornalisti pure…il governo centrale interviene immediatamente…comunque cercano di raggiungere le eccellenze del nord europa in termini di efficienza,qualita’,efficacia…l’inchiesta della Gabanelli per denunciare la pochezza dei cialtroni politici e loro indicati manager i “fiduciari” nel dirigere la sanita’ pubblica,la totale incapacita’ organizzativa,amministrativa,tecnologica,ecc,ecc,non in base alla logica dei numeri, nel rigore scientifico delle esigenze dei pazienti/cittadini(proprietari)
    quali le patologie,dati/informazioni/casistica,territorio,abitanti,ecc,nel criterio delle cure/prevenzione/sicurezza..ma..piu’ per gli interessi dei partiti,dal capo a cui si deve la carica,varie clientele ,ritorni economici,corruzione,medicinali,protesi,macchinari ecc,medici e personale inclusi…per la qualita’,efficienza,efficacia,adeguatezza,utilita’,validita’ dei servizi ,basterebbe “copiare” i sistemi/organizzazioni vincenti delle eccellenze nord europee,iniziando dal medico di famiglia,passando ai centri di pronto intervento/emergenza/
    soccorso efficienti,(non contratti di eliambulanza/soccorso) moderni corrispondenti,adeguati alle ultime tecnologie,per arrivare ai grandi centri specializzati,specifici per le cure necessarie e soprattutto “dovute”con mezzi/macchinari tecnici d’avanguardia,personale qualificato,preparato,disponibile,responsabile,attento al giuramento (retribuito professionalmente in linea con gli standard internazionali) al servzio dei pazienti,manager compresi,naturalmente come accade in tutto il Mondo,tutti gli aventi ruolo, medici primari inclusi con “distinzioni”,meriti per raggiunti risultati,o no?

  3. Luigi Liberatore | 7 Giugno 2019 at 7:07 pm | Rispondi

    Il SSN è, nonostante tutto, tra i migliori al mondo, sempre tra i primi cinque (OMS),i suoi problemi sono soprattutto due: 1) l’utilizzo scorretto del SSN da parte di tanti cittadini che sprecano risorse a scapito di chi invece ne ha veramente bisogno, 2) la classe politica assolutamente incapace di gestire la sanità della cui materia è spessissimo ignorante. Questo senza considerare la corruzione. Per quanto concerne il punto nascita di Sulmona il problema è che 300 parti l’anno non danno la necessaria esperienza all’ambiente e quindi la necessaria sicurezza, il numero è solo un parametro. Se i politici del nostro territorio fossero stati più attenti ed avessero guardato un po’ oltre il proprio orticello paesano (anche Sulmona si è comportata, politicamente, come un paesino) ed avessero governato il territorio nel suo insieme ora non staremmo a discutere di questi temi. Ora il problema è: siamo ancora in tempo a rimediarvi? Sentendo gli interventi dei nostri Sindaci ed Assessori ho molte perplessità.

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