Regione Abruzzo, nuovo stemma con errore letterario: la frase di Plinio è attribuita al Sannio

L’Abruzzo ha ufficialmente un nuovo stemma regionale. Ad arricchire il simbolo della regione, composto da uno scudo sannitico interzato in sbarra d’argento, di verde e d’azzurro, è la statua del Guerriero di Capestrano. A svelare la nuova effige è stato il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, insieme al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, questa mattina.

Presso la sede del museo archeologico nazionale di Villa Frigerj, a Chieti, il nuovo stemma della Regione Abruzzo è stato mostrato, nonostante i mugugni degli esperti di araldica degli scorsi mesi.

A realizzare il nuovo stemma, approvato con una specifica legge regionale, è stato il maestro Mimmo Paladino. Al di sopra dello stemma è posta la denominazione “Regione Abruzzo” in lettere maiuscole d’oro. Sotto lo scudo è indicato il motto “Gentivm vel fortissimarvm Italiae”, in caratteri maiuscoli. E se la stilizzazione del guerriero di Capestrano ha fatto storcere il naso, di certo non passa inosservato lo strafalcione letterario, storico e geografico. Già, perché la frase scelta è estrapolata dalla Naturalis historia di Plinio il Vecchio, che si riferisce alla popolazione del Sannio. Non solo i popoli che abitavano l’odierno Abruzzo, ma anche popolazioni che poco (o nulla) hanno a che fare con il territorio regionale.

E’ vero che il Sannio in Età augustea comprendeva una porzione di territorio molto più vasta rispetto al Sannio storico, oltre che decentrata e confinante con l’attuale Piceno. Peccato che all’interno del territorio, i romani ben distinguevano le varie popolazioni che lo abitavano. Dai Marsi, ai Peligni, passando per gli Equi e, appunto, i Sanniti che popolavano soprattutto l’attuale territorio del Molise e, al massimo, la parte meridionale dell’Alto Sangro.

Inoltre le regioni augustee erano solo numerali, e solo le fonti accademiche attuali usano attribuire al nome ufficiale romano un aggettivo che ne designa il territorio. Comunemente per la regio IV si usa Samnium, o Sabina et Samnium, molto impropriamente in entrambi i casi perché il Sannio storico sconfinava a sud ben oltre la regio IV: nel territorio degli Hirpini della Regio II Apulia et Calabria e in alcune aree marginali della Regio I Latium et Campania.

Parla di simbolo identitario, Marsilio. In realtà l’Abruzzo si ritrova con un emblema che, oltre ad andare contro le nozioni basilari dell’araldica, contiene un riferimento storico e letterario che solo in modo molto generico ha a che fare con l’Abruzzo e il suo popolo.

Plinio, infatti, nel terzo libro della Naturalis historia, dopo le frase ora inserita nello stemma abruzzese, inizia ad elencare tutti i popoli appartenenti al Sannio. Certo, ci sono i Marrucini, i Teatini, i Sulmonesi e altri popoli d’Abruzzo. Così come ci sono gli Esernini, i Reatini, i Sabini e i Fagifulani. Popolazioni fuori dai confini regionali odierni. Inoltre, il Sannio a cui si riferisce Plinio non includeva città abruzzesi antiche come Teramo (all’epoca Interamnia), Giulianova (Castrum Novum), Martinsicuro (Castrum Truentinum) e Atri (Hadria) che facevano parte alla Regio V Picenum.

12 Commenti su "Regione Abruzzo, nuovo stemma con errore letterario: la frase di Plinio è attribuita al Sannio"

  1. Il professor Fabio Maiorano si era già espresso in proposito circa lo stemma Regione Abruzzo e sul mancato rispetto delle regole sull’ araldica

  2. Il Romano d'Abruzzo | 31 Gennaio 2024 at 17:15 | Rispondi

    Marsilium, notoriamente romano de Roma inviato da Roma per tenere sotto controllo l’Abruzzo, sta a vedere che prima o poi diventerà marsicano.
    Magari lo diventerà prima delle prossime elezioni regionali?

    • Vero è che l’attuale amministrazione regionale non ha mai considerato, di fatto, il territorio della provincia teramana, parte della regione Abruzzo.

  3. E certo, con tanti problemi la priorità era il nuovo logo

  4. L’ennesima conferma che la Destra italiana è culturalmente tabula rasa. I fascisti che si ispirano all’ antica Roma, senza però aver studiato o letto la loro storia.

  5. Donato Marracino | 1 Febbraio 2024 at 06:30 | Rispondi

    Le solite trovate pubblicitarie della destra, per far credere di fare molto, casino sì. Con tanti problemi da risolvere, si perde tempo con le stupidate. Si, è proprio una trovata di destra.?!!!!

  6. Ma non è vero.
    Ha fatto questa operazione sperando che il Molise prima o poi si riunisca all’Abruzzo.
    …O avverrà il contrario…😕

  7. Non mi risulta che i sinistri siano tutta sta magnificenza.

  8. L'Avanguardista | 1 Febbraio 2024 at 12:44 | Rispondi

    Il territorio dell’Abruzzo non è mai stato unito, né in epoca romana, né in epoca medievale quando fù diviso in Citra e Ultra.
    I suoi popoli sono totalmente diversi anche per lingua e accenti passando dai monti al mare.
    E’ una entità Regione da quando sono state istituite le Regioni, cioè con la Costituzione e soprattutto con un governo che legifera e amministra in autonomia dagli anni ‘70.
    E allora perché trovare per forza di cose un riferimento nell’antica Roma o addirittura in un guerriero che non si sa bene chi era e se veramente sia autentico, e ove lo sia rappresenterebbe solo un guerriero delle zone di Capestrano e non di altre.
    Credo che sia giusto rappresentare la Regione Abruzzo per ciò che è dall’istituzione della Regione, cioè un territorio che ha un confine finalizzato ad una specifica amministrazione economica e politica senza riferimenti storici che rischiano di essere simbolo di uno specifico pezzo di territorio e non dell’intera Regione.
    I colori dello stemma rappresentano poi il Bianco dei monti, il Verde delle colline, ed il Blu del mare, ed è giusto che sia così.

  9. … tanto per la cronaca e per chi parla senza conoscenza: proprio oggi a Isernia stanno discutendo “ La proposta di accorpamento della Provincia di Isernia all’Abruzzo” e… partirà la raccolta firme per la proposta referendaria per essere aggregata all’Abruzzo… com’era in principio, come è sempre stata prima della sciagurata Legge del 1963 per distaccamento della provincia di Campobasso dalla regione
    “ Abruzzo e Molise”, e successivamente venne istituita anche la provincia di Isernia.
    Storicamente i popoli Italici… le famose “Gentivm vel fortissimarvm Italiae” di Pliniana memoria… erano un’unico popolo chiamati SANNITI o meglio SAFINIM seppur divisi in tribù, quali Vestini, Pretuzi, Marsi, Peligni, Marruccini, Carricini, Frentani, Pentri e ricomprendevano anche gli Equi e parte degli Hirpini… adoravano le medesime deità, come simbolo avevano il Bucranio ( testa di Vitello, dalle migrazioni delle primavere sacre) e parlavano la stessa lingua: l’ OSCO.
    Nel ‘91 a.C. con la guerra Sociale contro Roma, elessero la loro Capitale nell’antica Corfinium e coniarono un denaro d’argento con la scritta ITALIA, in Osco VITELIÙ… e come scrisse il Generale dell’aviazione Ludovico Domenico nel suo libro… “ Dove Italia nacque”.
    In un’altro denario raffigurarono il Toro Italico che abbatte con le corna la Lupa romana.
    I confini dell’Abruzzo e Molise prima della nascita della provincia di Rieti ( durante il ventennio fascista 1927), ricomprendevano anche Cittaducale e Amatrice.

  10. Così la provincia di Isernia passerà con l’Abruzzo e l’alto Sangro passerà col Molise.
    Si creeranno due enclave o,per dirla alla peligna:
    “Mo sci mo no,mo sci mo no”.

  11. Stemma molto bello, troppe polemiche sterili a riguardo.
    In fondo c’è scritto che siamo forti non è né sannita né piceno è uno stemma che rappresenta tutta la regione.
    Polemiche sterili inutile discuterne.

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