Snam, Franco Tassi contro l’opera: “Il metanodotto è una follia autodistruttrice”

“Crimine ambientale”, con queste parole affilate come lame l’ex presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Franco Tassi, etichetta il gasdotto e la centrale di compressione Snam che sorgerà in località Case Pente, a Sulmona. Un duro comunicato, a firma dell’ex vertice dell’Ente, che sposta il focus del problema sull’abbattimento del patrimonio boschivo dell’Appennino abruzzese.

“Mentre a livello internazionale i potentati della terra proclamano misure epocali di contrasto allo sconvolgimento climatico – scrive Tassi -, e mentre la vulgata nazionale spergiura di volere una transizione ecologica, questa miope religione “green” si tinge sempre più del marrone della terra che alle prime piogge, denudata di copertura boschiva, precipiterà rovinosamente a valle, suscitando le consuete lamentazioni contro le “calamità naturali”. Che in realtà sono disastri tutt’altro che “naturali”, perché l’uomo non ne è la vittima innocente, ma la principale causa. La politica di crescita infinita e la corsa sfrenata al profitto spingono infatti il mondo in direzione opposta, incurante del massacro sistematico degli ecosistemi naturali”.

Il gasdotto, contro il quale nella giornata di ieri gli ambientalisti hanno organizzato un sit-in di protesta a Sulmona, sarà 430 chilometri, attraverserà 6 regioni passando nei pressi di 42 corsi d’acqua e molti importanti territori boscosi, ricchissimi di biodiversità, protetti come SIC e ZPS, e inclusi nella rete europea Natura 2000.

“Ancor più stupefacente – prosegue Tassi – tuttavia è la replica dei cementificatori, che pur di non rinunciare a lauti guadagni sarebbero disposti a procedere nel sottosuolo, scavando interminabili gallerie. Senza preoccuparsi affatto di dove andrà a finire il materiale di risulta, né di cosa accadrà alle falde idriche sotterranee, che fungono da insostituibili ammortizzatori nelle zone carsiche. E forse dimenticando cosa avvenne ad Avezzano dopo il prosciugamento del Fucino, all’Aquila dopo lo scavo di tunnel al Gran Sasso, e nei territori nordorientali con la tecnica invasiva del “fracking”, sui cui effetti disastrosi sarebbe bene interpellassero l’esperta Maria Rita D’Orsogna”.

9 Commenti su "Snam, Franco Tassi contro l’opera: “Il metanodotto è una follia autodistruttrice”"

  1. Purtroppo caro Tassi, le persone rimaste a ragionare con la testa e non con il portafoglio sono rimaste ben poche. L’ unica cosa che mi rammarica e che alla quale purtroppo non abbiamo saputo opporci è aver ereditato un bellissimo Abruzzo dai nostri genitori e lo lasceremo ai nostri figli come una vera schifezza.

  2. Ma per una volta tutti questi “luminari”…si sono chiesti cosa usano per scaldare l’acqua per lavarsi o per cucinare, “non credo che usano il camino”. È semplice dire sempre non si deve fare…o facciamolo altrove.

  3. Non c’è bisogno di fare nulla, perché siano già in sovranbondanza, sia di gas che soprattutto di linee di trasporto. La nostra capacità di trasporto è immensa e la usiamo per poco più della metà della capacità. E i consumi sono in discesa da anni. Inoltre, se per avere più gas bisogna abbattere milioni di alberi, che notoriamente assorbono carbonio (e ne sono costituiti per il 50 per cento)in cosa consisterebbe la transizione ecologica?

  4. Premetto:non sono un’esperta in materia, ma immagino che il Dott. Tassi, a differenza mia, conosca bene l’argomento.
    Leggo:”… L’iniezione di fluidi utilizzati nella tecnica del fracking può causare dei lenti scivolamento delle faglie esistenti nel sottosuolo, tali movimenti potrebbero gradualmente sollecitare un’altra sezione distante dalla faglia facendola scivolare improvvisamente provocando così un terremoto. ”
    Se così fosse, tralasciando ogni considerazione di tipo etico e morale, sarebbe assurdo esporre una popolazione che già vive in un territorio ad elevato rischio sismico, ad ulteriori e gravi rischi.

    • … perché a Sulmona, o nella Valle dei Peligni, o in Abruzzo o nel vicino Molise hanno aperto pozzi di Petrolio, Gas o Geotermici?
      Volevano aprirne a Manoppello, Ortona a mare e Bomba in provincia di Chieti, ma poi non se n’è fatto più nulla.
      Invece, nella Valle dei Peligni, almeno un paio per estrarre acqua ad alcune centinaia di metri di profondità, sicuramente Sì… ma tutti felici e contenti perché portavano posti di lavoro per l’imbottigliamento dell’acqua o per farne bevande colorate per aperitivi…

  5. Host capito: dobbiamo allagare la conca del Fucino affinché la natura torni al suo corso. Mi sembra un’idea niente male.

  6. Ho capito: dobbiamo allagare la conca del Fucino affinché la natura torni al suo corso. Mi sembra un’idea niente male.

  7. Magari evitare la coazione a ripetere.

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