Volontari, lo stop amaro e la vittoria delle tante braccia

Oggi, nel primo giorno di attività di un volontariato rispettoso, aperto e regolarizzato, l’amaro in bocca raddoppia come le fiamme che senza controllo mangiano la nostra montagna. Facendo, infatti, il sunto di questa prima esperienza, a malincuore, si può affermare che il dispiacere e lo sconforto che viviamo in questi giorni a causa della oramai definibile, senza mezzi termini, “catastrofe naturale” che sta colpendo il nostro bel Morrone, è doppia. Perchè è doppia? Ve lo racconta chi c’era. Chi, per amor della sua terra, della natura, per senso civico o semplicemente per passione e volontà personale, oggi, dopo essersi regolarmente iscritto presso il COC, alle 6:00 in punto (o anche prima) era lì, pala e piccone in mano, pronto ad offrire quell’aiuto che il giorno prima gli era stato ben accolto. Chi, con tanta responsabilità, ha represso la voglia istintiva di prendere e partire senza regolarità e ha voluto aspettare ed accettare più educatamente gli indirizzi degli esperti, addetti e responsabili. Indirizzi, purtroppo, mai giunti. Perché a quell’ora, incredibilmente, al Centro Operativo Comunale, c’erano solo loro. Ma di chi parliamo? Chi è questo “chi”? Beh, erano più di 100 persone, uomini e donne, per la maggiore ragazzi e ragazze, una forza lavoro da invidia, un’esplosione di grinta senza precedenti in attesa di un “ok, andiamo” che non arrivava. L’ammirabile quantitativo di giovani volonterosi, infatti, non ha trovato nessuno ad accoglierli. Così, in loro, fermi ad aspettare, piano piano l’incredulità prendeva il posto della grinta. Scorrevano inutilmente le ore e dall’incredulità si passava alla rabbia per l’assenza totale di una risposta reale e corretta al loro impegno. Qualcuno, spazientito e deluso, è tornato a casa, altri, probabilmente per non vanificare una mattinata presa sicuramente anche con tanti sacrifici, hanno deciso di andare autonomamente sul posto per dare un senso a quel tempo già ampiamente perso, mettendosi, però, anche in situazioni piuttosto rischiose e non adatte alle loro capacità. In pratica, la parola d’ordine diventa “confusione”; il bel gruppo si comincia a sgretolare e con questo l’ambizione di poter effettivamente sostenere e far fruttare quella che era l’aspettativa promessa al momento dell’iscrizione e ambita fino a qualche ora prima. Tuttavia, molti ragazzi sono rimasti, e, facendo un ulteriore sforzo di fiducia verso una burocrazia che fino alla sera precedente accoglieva la loro buona volontà, nonostante gli occhi puntati sulle fiamme e il formicolio rabbioso di una voglia di fare irrefrenabile, hanno aspettato ancora, rispettosi, in attesa di un lieto fine. Così, una quarantina di ragazzi, dopo ben 3 ore e mezza, si trova ancora lì, con tanti punti interrogativi, aspettando qualcuno o qualcosa. Il malumore rischiava di diventare epidemico, tuttavia si voleva mantenere fede alla promessa: “niente gesti avventati, vogliamo essere effettivamente di aiuto e non di intralcio; quindi, come ci avete chiesto, aspettiamo di essere regolarmente seguiti e indirizzati”. Ma intanto non si fa nulla, si sta fermi, mandando quindi in fumo, oltre che i bei monti, tanto tempo prezioso. Intorno alle 10:00, dopo ben 4 ore, un mezzo dell’esercito scorta finalmente persone e automobili nei pressi di “Costa del Gallo” a Pacentro, per iniziare l’attività tanto attesa, che ha riacceso subito gli animi dei volenterosi ma che purtroppo si è conclusa con un aiuto che, tirando le somme, può definirsi quasi completamente vano: una passeggiata nella devastazione in cui il disco più ascoltato recitava “ragazzi, aspettiamo indirizzi”. Più che un effettivo aiuto, insomma, è parso un contentino, un “ok, ci tenevate tanto, state qui, ma non c’è proprio niente che possiamo farvi fare”. E’ vero, le fiamme sono indomabili, imprevedibili e molto spesso ingestibili, specialmente da semplici civili. Certamente la disponibilità, la gentilezza e l’accoglienza offerta sul posto da ufficiali del corpo dei vigili del fuoco e dell’esercito non poteva essere maggiore; tuttavia la situazione di stallo quasi surrealistica ha lasciato tante domande. Forse la disorganizzazione è ancora molta, forse la confusione non ha permesso un ottimo coordinamento, forse c’è ancora troppa mancanza di dialogo tra enti; fatto sta che una grande forza è stata sprecata è questo è sicuramente un imperdonabile insulto alla buona volontà. Le critiche sono state molte e, onestamente, non possono ritenersi infondate. È stato offerto un umile ma onorevole aiuto, un sussidio al disagio ormai troppo prolungato, che per l’entità e la sussistenza ha giustamente sortito il clamore di chi quei posti non solo li abita, ma li ama. Un aiuto accolto in astratto ma brutalmente ignorato al momento dovuto; e questo non può che aggravare tristemente il bilancio di tutto ciò che già sortiva clamore. Se un fuoco acceso e indomabile da oramai una settimana può sembrare ridicolo, la mancanza sul posto di una presenza viva e attiva delle maggiori cariche comunali e istituzionali e una conseguente azione mediatica quasi nulla, non hanno sortito meno attenzione. Il silenzio dell’ amministrazione comunale é stato rumoroso, roboante con la presenza di un solo consigliere a “presiedere”. Il centro COC semi vuoto, l’arrivo del sindaco in tarda mattinata non lasciano dubbi sull’interesse che riserviamo ad una delle ultime energie di uno stanco e diviso territorio che nel verde e nei suoi parchi dovrebbe credere per rilanciarsi e ritrovarsi. Dato che, citando, “quando sei sindaco di un paese, quello, tutto, è come se fosse casa tua, e se brucia casa tua fai subito qualcosa”, non è stato molto apprezzabile vedere riunite le autorità interessate solo intorno alle 14, per gestire un coordinamento di persone pronte invece dalle prime ore del mattino e lasciate tristemente senza guida e senza ruolo, e forse anche un po’ senza rispetto. Ad aggiungere – con una metafora un po’ triste – altra brace sul fuoco, il nuovo ridicolo, quello riguardante la divulgazione delle direttive relative alla gestione dei volontari “accettati”, scelte prese con scandaloso ritardo riguardo all’apertura delle liste: le notizie infatti sono state divulgate solo a fine giornata, in pratica 24 ore dopo rispetto alla prima convocazione dei civili. Ad ogni modo, lo spirito di una comunità non è di certo quello di alimentare polveroni, scontro ed inimicizia, quanto piuttosto di incentivare al miglioramento, alla costruzione di una struttura che possa fare tesoro degli errori cosicché si possa sperare di accrescersi e fortificarsi sempre, insieme. Per questo motivo è sembrato doveroso e civicamente corretto segnalare determinate inefficienze, affinché si possa nei prossimi giorni dare seguito ad un gruppo compatto di tante braccia “civili” ed “esperte”, sempre in crescita. Il volontariato, nel particolare, rappresenta l’atto di civiltà tra i più nobili a disposizione del popolo per sentirsi uniti e imbattibili e mai deve essere scoraggiato. Tuttavia una macchina armonica e perfetta si può creare solo attraverso una ferrea organizzazione, attenzione seria e professionale, impegno e grande rispetto reciproco. Oggi, nonostante tutto, una (unica) grande vittoria c’è stata: la visione di tutte quelle braccia che si sono trovate tra sorrisi e voglia di fare fianco a fianco rappresenta una delle conquiste più belle che questa valle poteva aspirare a raggiungere. La Valle Peligna, tutta, può essere fiera e orgogliosa di tale risposta, un po’ meno, purtroppo di come questa sia stata gestita. L’augurio, dunque, è il miglioramento. La speranza è, invece, che questa annaspata iniziale non disincentivi i tanti volenterosi ad avere fiducia e a combattere sempre per ciò che vale, affinché si possa dare finalmente seguito ad un’ottima collaborazione”.

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