Il volto “corrotto” dell’Abruzzo delineato dall’Istat

È emergenza corruzione in Abruzzo secondo i dati raccolti dall’Istat nell’ultimo studio “La corruzione in Italia: il punto di vista delle famiglie” e pubblicati lo scorso 12 ottobre. Nell’indagine sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016, l’Istat ha introdotto un modulo volto a studiare il fenomeno della corruzione.

Da quanto emerge la regione verde d’Europa è tra i primi posti con l’11.5% di famiglie che si sono piegate ad una richiesta pur di ottenere qualcosa in cambio. Insieme all’Abruzzo figurano Lazio, Puglia, Basilicata, Molise. Nel settore sanità l’Abruzzo detiene il primato con 4.7%; 7.5% se si parla nello specifico di richieste di tangenti o favori in cambio di benefici assistenziali. Se vengono presi in considerazione gli ultimi tre anni poi, l’Abruzzo resta tra i primi posti insieme a Lazio e Puglia.

Se a livello nazionale il 13.1% degli intervistati conosce persone vittime di corruzione, in Abruzzo la percentuale sale al 17.5%. Mentre è del 3.2% la percentuale degli abruzzesi testimoni, nel loro ambiente di lavoro, di scambi di favori o denaro ritenuti illeciti o inopportuni. Nel settore dell’istruzione il dato si ferma allo 0,6%, nel lavoro al 3,9% e negli uffici pubblici al 3,4%. È del 6% la percentuale di coloro a cui è stato chiesto un voto in almeno una elezione in cambio di favori, denaro o regali; il 13,9% degli intervistati dichiara di conoscere qualcuno a cui è stato proposto il voto di scambio.

L’Abruzzo, inoltre, è tra le prime anche in fatto di concussione ossia il reato che consiste “nel servirsi della propria posizione di pubblico ufficiale per ottenere denaro o altri vantaggi per sé o per terzi”.

Dall’indagine Istat emerge, poi, un dato davvero preoccupante e cioè che l’85.2% delle famiglie italiane intervistate “ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato: in particolare nell’ambito dei singoli settori, il rendimento è totale per le public utilities (99,1%) e particolarmente elevato per ottenere un lavoro (92,3%) o una prestazione sanitaria (82,8%)” e che “pur di ottenere un servizio il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all’uso del denaro, dei favori o dei regali (73,8% nel caso di una prestazione sanitaria). Per contro, il 30,9% delle famiglie non lo rifarebbe: il 37,8% perché lo ritiene un comportamento scorretto che danneggia la collettività, mentre una quota analoga, ragionando in termini di utilità, non si reputa soddisfatta di quanto ottenuto. Il 25,2% riconosce di aver pagato per un servizio che gli sarebbe spettato di diritto”.

Sui primi risultati raccolti in questo studio si fonderanno ulteriori sviluppi inerenti alla tematica della corruzione, così come stabilito dal protocollo d’intesa con Anac1 in materia di integrità, trasparenza e analisi del fenomeno della corruzione.

S.P.

 

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