Avvocati, un nuovo “ordine”

Quella di quattro anni fa fu una sconfitta che bruciò ed oggi, a voti scrutinati, è arrivata la rivincita. Non solo perché l’avvocato Luca Tirabassi ha ottenuto 149 preferenze su 232 votanti, ma perché la vecchia cordata è riuscita a mettere nel nuovo consiglio dell’ordine forense sulmonese solo un paio di suoi uomini.
Tirabassi, al contrario, già da domani potrà a ben diritto rivendicare la presidenza del Foro, perché con lui sono stati eletti almeno sette suoi colleghi gran parte dei quali lo avevano appoggiato già nelle precedenti elezioni.
Il nuovo consiglio dell’ordine forense sulmonese, vedrà infatti, oltre a Tirabassi, gli avvocati Antonietta Pace (138 voti), Giuseppe Giammarco (123), Gaetano Biasella (111), Alessandro Rotolo (103) e Federica Zurlo (79), che già erano nel gruppo Tirabassi quattro anni fa, a cui si aggiunge la nuova entrata Maurizia Sciuba (121) e a cui si “sottrae” Giovanni Mastrogiovanni (80) che era con Tirabassi quattro anni fa, ma che con Simona Fusco (105), erano consiglieri uscenti ed espressione della ex dirigenza. Fuori dalla stanza dei bottoni restano Anna Rita Di Loreto (77 voti), Nino Ruscitti (69 voti) e Stefano Di Nino (55 voti).
Insomma quella di Tirabassi e del suo gruppo è stata una vittoria a mani basse, tanto che la sua elezione alla presidenza appare scontata e logica conseguenza del risultato delle urne.
Il tempo dei contrasti, tuttavia, sembra oggi finito: dopo ventuno anni di presidenza dell’uscente Gabriele Tedeschi, d’altronde, il Foro si trova ad affrontare una battaglia, quella della salvaguardia del tribunale, che deve trovare l’unità non solo del Foro, ma di tutta la comunità peligna e altosangrina.
E’ lo stesso Tirabassi a deporre l’ascia di guerra: “Raccoglieremo il considerevole lavoro fatto dai nostri predecessori – spiega – e lo porteremo avanti con convinzione, intensificando gli sforzi. Ci aspetta una battaglia difficile e dura, ma che si può vincere. Innanzitutto sostenendo la linea già avviata dell’emendamento al Decreto Sblocca Italia per annullare la chiusura dei quattro tribunali minori abruzzesi e poi facendo pressing perché sia immediatamente ripristinata la pianta organica del tribunale”.
Impegni che aveva preso in prima persona il Guardasigilli Alfonso Bonafede nella sua visita a febbraio a Sulmona.
Per mettere al sicuro il presidio di giustizia di piazza Capograssi ci sono poco più di due anni di tempo.

6 Commenti su "Avvocati, un nuovo “ordine”"

  1. L’ordine della fame. Se un piccolo tribunale di una depressa zona agricola del Sud Italia che non serve più di 50.000 abitanti per lo più vecchietti, annovera uno
    strasuperaffollamento di quasi trecento avvocati che sarebbero sufficienti per una popolazione di un milione di persone, allora per sola statistica si comprende che queste istituzioni “che difatti per questo vengono chiuse” non sono altro che associazioni a delinquere di stampo teatrale finalizzate all’illecito percepimento di finanziamenti pubblici. Perché se esistono fondi per la Giustizia che si possono ottenere per il pagamento di onorari di ufficio per i diritti di difesa degli imputati, allora è pur certo che il solo cieco fine in combutta interna tra di loro è produrre quanti più processi verosimili possibili con ogni labile pretesto pur di far percepire onorari dal fondo pubblico agli avvocati del proprio foro. Bisognerebbe verificare quanto costano in numero di procedimenti i tribunali del nord ove il reddito è triplo di Sulmona e gli avvocati sono meno bisognosi.

  2. sarebbero per te Mollor.contributi per il sostegno del tribunale come quelli che si danno per l’ editoria. Una sorta d sostegno sociale occulto agli avvocati poveri che quantanche poveri ma ,avvocati, proverebbero vergogna proprio per la risonanza del loro status sociale,a ricevere aiuti diretti dalla Caritas o dal reddito di cittadinanza come i poveri di categoria povera.Quindi gli viene riconosciuto diritto di vessare i cittadini proprio difenderli scenograficamente davanti alla complicita’ dei giudici ed avere modo di intascare questi denari per vivere,

  3. “per poi difenderli” Esisteva in effetti nelle legislazioni passate un istituto di assistenza detto “monte di pieta’ dei poveri vergognosi” a volte retto da religiosi che aiutavano con provviste ed altri beni di necessita’ che fornivano nottetempo a categorie di nobili decaduti funzionari e altre persone di rango finite in disgrazia e contemporaneamente nello stato di forte imbarazzo e di disagio di essere ridotti alla luce del giorno alla stessa stregua dei plebei e degli straccioni.Se cosi’ queste sarebbero sottigliezze assistenziali provenienti da Roma con alto gran profilo, poiche’ illude i poveri avvocati di farli lavorare in cose inutili ed irrisorie e senza che se ne accorgano li assiste in doverosa aderenza ai loro diritti stabiliti dall’ art. 25 della dichiarazione universale ONU proclamata a Parigi il 10 dic.1948

  4. Sig. Kasper, attualmente questo monte di pieta’ dei poveri vergognosi si e’piu’ o meno tradotto nella legge Bacchelli , e una sorta di cittadinanza Bacchelli potrebbe essere estesa anche a favore degli avvocati senza foro.

  5. Una volta per iscriversi a legge, era necessaria la licenza liceale. Poi venne la grande protesta studentesca del 1968 a seguire,capitanata dai soliti progressisti.A distanza di tempo questi sono i risultati, come dice Mollor:”L’ordine della fame. Se un piccolo tribunale di una depressa zona agricola del Sud Italia che non serve più di 50.000 abitanti per lo più vecchietti, annovera uno
    stra super affollamento di quasi trecento avvocati, che sarebbero sufficienti per una popolazione di un milione di persone….”( e non solo di avvocati). Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il vicerè di Sardegna, ai tempi degli spagnoli, si affacciò sul balcone di residenza, per arringare la folla che gridava per fame e per carenza di lavoro. “Ecco popolo, io per ora non vi prometto pane e lavoro,però vi faccio un regalo, nomino tutti voi”Todos caballeros”. Ed il popolo, soddisfatto, se ne tornò festante a casa. Anche da noi “Todos caballeros”, si dovrebbe essere contenti o no? E’ sufficiente rimirarsi il diploma di laurea attaccato alla parete per esultare e fare salti di gioia,o no? E’ la società che poi boccerà gli incapaci, dicevano i compagni 68ini. Si vede ,secondo quella teoria rivoluzionaria, che dei 300, tanti che non lavorano, sono incapaci, o no? Teoria rivoluzionaria dei compagneros, che non ne hanno azzeccata una.

  6. Modesto difatti una volta era pieno di infornate di ferrovieri e di postini che non facevano percepibilmente quasi nulla ma allora assunti solo per nuovi motivi di assistenza sociale causati dal clamoroso fallimento della riforma agraria cagionato da una cieca classe politica che non aveva notato che la Germania aveva appena combattuto la guerra con i carri Tigre , non prevedendo quindi il sisma della immediatamente successiva esplosione della meccanizzazione agricola venendo anche inventata addirittura la mietitrebbia e ,percio’ ,se non di piu’, per il contenimento dell’ ordine pubblico a casa della gran massa di zappatori e mietitori improvvisamente inoccupati .Ora sembra che con riforma politica di geografia ferroviaria e postale quei falsi impiegati siano molti di meno. La riforma della geografia giudiziaria percio’ sembra una continuazione di quel processo di ripulitura dei rami secchi e magari, per successivita’ di provenienza sembrano anche per stesso destino questi avvocati, i figli studiosi di quei ferrovieri postini zappatori mietitori fortemente ansiosi di arricchimento e di elevazione di classe .

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