D’Amico e Ramunno lasciano il gruppo, maggioranza in frantumi alla vigilia del bilancio

Si spacca il gruppo consiliare di Sulmona al Centro, con i consiglieri Deborah D’Amico e Andrea Ramunno che hanno chiesto di uscire dal gruppone di maggioranza (formato da 7 consiglieri) e costituirsi ovvero ricostituirsi come Adesso Sulmona. Un messaggio chiaro che è il frutto di mesi di tensioni, manifestatesi oggi nella commissione congiunta bilancio e opere pubbliche durante la quale, sostanzialmente, Sulmona al Centro ha “sfiduciato” uno dei suoi assessori di riferimento, ovvero quello ai Lavori Pubblici Nicola Angelucci.

“La collegialità che era stata richiesta non si è mai attuata – spiega la D’Amico – vengono prese decisioni in giunta senza che noi consiglieri ne sappiamo niente. Non abbiamo intenzione di far cadere l’amministrazione, ma le cose debbono cambiare e diamo tempo al sindaco per farlo entro il 2 maggio, quando si discuterà il bilancio”. Adesso Sulmona lo ha fatto mettere anche a verbale, prima di astenersi nel votare il piano delle opere pubbliche: “Venga fatto un atto di indirizzo politico nel quale si impegnano gli uffici preposti e quello di Fossa – hanno dettato così le condizioni – a rimodulare i fondi già previsti per sette scuole cittadine e dirottati invece sul plesso unico”. “Un fatto politicamente grave – ha commentato l’assessore Angelucci – è la prima volta che mi trovo di fronte ad un disconoscimento dell’azione politica in sede di commissione”.
Il malcontento, d’altronde, non è solo quello di Adesso Sulmona, perché ad astenersi in modo sistematico è stato anche Mauro Tirabassi per Alleanza per Sulmona e alla fine il piano delle opere pubbliche è passato solo grazie al voto con condizioni, dato da Fabio Pingue, anche lui molto critico sull’operato dell’amministrazione comunale, ma non ancora pronto per farla cadere. “Condivido le preoccupazioni della collega D’Amico – ha detto Pingue – il mio voto è favorevole ma con tante riserve”.
Insomma la maggioranza Casini non c’è più, almeno politicamente, anche se sarà difficile che i “dissidenti” abbiano il coraggio di far cadere l’amministrazione comunale.
Di certo questa mattina i segnali arrivati dalla commissione congiunta bilancio e opere pubbliche è inequivocabile e tra il consiglio e la giunta si apre ora un braccio di ferro che dovrà essere risolto entro la fine del mese se si vuole evitare il commissario, tanto più che il prefetto ha già diffidato l’amministrazione comunale ad approvare il bilancio entro il 3 maggio.
Sul piano delle opere pubbliche, d’altronde, si gioca una partita molto delicata, specie per quanto riguarda le scuole che, al di là del polo unico o meno, vede una situazione molto critica, con i nuovi indici di accelerazione che mettono a rischio tutta la progettazione delle scuole in sicurezza.
“Sul piano delle opere pubbliche abbiamo preferito asciugare le voci – ha spiegato Angelucci – per concentrarci su opere davvero fattibili”: il recupero dell’ex Omni dove c’è il giudice di Pace, il rifacimento del muretto della scuola di via Trento e della sede del Coc, la viabilità su viale Mazzini per il nuovo ospedale, 150mila euro per il centro storico, il recupero del finanziamento per via Turati, gli interventi di risparmio energetico sulla scuola Ovidio e poi le note dolenti della riprogettazione del liceo classico, di una nuova scuola a Bagnaturo e il fatidico plesso unico, la parola che una parte della maggioranza non vuole proprio sentire.

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