Eremo Sant’Onofrio: divelta la staccionata, mentre scivoliamo lentamente nel baratro

Non è servito nemmeno il Fuoco del Morrone, che in diverse tappe raggiunge L’Aquila per la Perdonanza Celestiniana, a placare l’animo dei vandali più irriducibili. Sì perché una settimana dopo il passaggio della fiaccolata che ha illuminato di notte il sentiero che porta all’Eremo di Sant’Onofrio, i vandali sono tornati in azione distruggendo le staccionate di uno dei luoghi di culto e di interesse culturale più importanti del Centro Abruzzo.

La notizia lascia davvero l’amaro in bocca per quello che dovrebbe essere uno dei luoghi di punta di una città che si definisce turistica – sulla carta. E invece continua l’abbandono, in attesa che arrivino i fondi per sistemare lo chalet. L’area intanto rimane aperta, a diretta fruizione di pellegrini e turisti che sono costretti a destreggiarsi fra incuria, sporcizia e abbandono. È un vero peccato che non si riesca a porre fine ad un escalation di eventi vandalici che poco a poco stanno letteralmente demolendo quel poco di buono che era rimasto nell’area.

Due settimane fa era stata la volta delle panche del santuario di Ercole Curino, distrutte gettandole giù dalla balconata. Santuario che era stato già vandalizzato e preso a pietrate la scorsa estate. Lo chalet ha subito nel corso degli anni diverse distruzioni e furti, l’ultimo soltanto lo scorso giugno.

Sull’area è atteso l’arrivo di un cospicuo finanziamento: circa 3 milioni di euro di fondi Pon messi a disposizione dalla Regione per Eremo di Sant’Onofrio, chalet, santuario di Ercole Curino, Abbazia di Santo Spirito e Campo di prigionia 78. Nel frattempo tutto resta in abbandono, situazione denunciata ormai da anni, ma di cui l’amministrazione comunale non si è mai fatta carico.

Un’inerzia che fa da contraltare ai tanto sbandierati annunci di voler creare un Hub turistico nell’area, un progetto che se non verrà messo in piedi in tempi brevi verrà verosimilmente realizzato sulle macerie. Un disinteresse di ha il compito di gestire la cosa pubblica che fa male a questa città, proprio ora che un discreto flusso di turisti torna ad animarla. Non ci si può permettere una superficialità tanto sfacciata nella gestione dell’area celestiniana, perché questo vuol dire gettare alle ortiche una delle più preziose e concrete possibilità di sviluppo della Valle Peligna. Una possibilità che può voler dire reddito e occupazione per giovani e meno giovani che non saranno più costretti ad emigrare, cose di cui chi amministra dice spesso di volersi occupare, senza mai farlo veramente.

Regna sovrana una sciatteria che sconforta anche i più volenterosi. La mediocrità generalizzata rischia di trascinare tutto in un baratro dal quale sarà davvero complicato uscire se non attraverso una seria e durevole inversione di rotta che al momento non si intravede all’orizzonte. A questo punto viene da chiedersi se non sia il caso – per chi davvero tiene a quei luoghi – di chiudere la sbarra all’ingresso della strada come ultimo disperato gesto di protesta, contro l’indifferenza e l’incapacità che si sono fatte amministrazione.

Savino Monterisi

2 Commenti su "Eremo Sant’Onofrio: divelta la staccionata, mentre scivoliamo lentamente nel baratro"

  1. Permissivismo a tutti i costi. Questi sono i risultati. Maleducazione dilagante e senso del bene pubblico meno di zero. Un po’ di maniere forti no? Qualora si individuassero questi balordi, quale sarebbe la pena adeguata per loro? il solito scappellotto benevolo? Qui si deve ricominciare daccapo. Diritti e doveri. Il comune ha installato la sbarra vicino la chiesetta dei Caduti, si ma ha dato l’incarico a qualcuno di chiuderla la sera? Perchè è la sera che in quei posti si riversano numerosi ragazzi con i motorini e quelle macchinette che fanno tanto chic. Non è che alla fine ci dovranno pensare i cittadini ad intervenire esasperati dai comportamenti di magari pochi, che pero’ devastano i beni di tutti?

  2. Sbarra?!? Un cancello e una recinzione forse sarebbe stato meglio.. rimane certo il problema di chi apre e chi chiude. Maleducazione dilagante, una volta dove non arrivava la famiglia, arrivava lo Stato con la leva obbligatoria. Ripristinarla non sarebbe malvagio, visto che questa città con le caserme ci ha abbondantemente “campato”.

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