Eternit in strada e fototrappole in magazzino

Una pila di eternit e a fianco una busta dell’immondizia, così giusto per gradire. Il fenomeno dell’abbandono di rifiuti pericolosi non si arresta a Sulmona e nel comprensorio, nel cuore dell’Abruzzo verde e dei Parchi.
Ieri l’ennesima scoperta nella zona artigianale, lungo una strada secondaria che collega alla statale 17: i rifiuti pericolosi lasciati sul ciglio della strada, neanche lo sforzo di nasconderli.
Per rimuoverli, semmai qualcuno deciderà di intervenire, verosimilmente il Comune, ci vorranno ora autorizzazioni e squadre specializzate allo smaltimento e soldi, soldi pubblici che avrebbero invece dovuto sborsare gli abusivi dello scarico.
La lotta senza quartiere all’abusivismo, d’altronde, non è mai partita a Sulmona dove non è mai stato fatto uno sforzo per arginare questo fenomeno molto diffuso.
Anzi: quel che c’era da fare e che era a portata di mano, è rimasto colpevolmente nei cassetti della burocrazia, o meglio nel deposito di palazzo San Francesco dove da quattro anni quasi giacciono una decina di fototrappole che non sono mai state montate.
Le aveva acquistate l’amministrazione Ranalli pochi mesi dopo il suo insediamento: 10mila euro di investimento a cui si sono aggiunte le spese per formare il personale, installare sofisticati software per la gestione del servizio e acquistare palmari pronto uso che, la polizia municipale, avrebbe dovuto adoperare in caso di “allarme”.
Quelle fototrappole, per le quali era stato anche stilato un piano di dislocazione, sono rimaste imballate negli scantinati del Comune perché, e questo è ancor più paradossale, l’ufficio tecnico di palazzo San Francesco non ha mai predisposto le paline per sorreggerle.
Troppa fatica.

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