La cura omeopatica

Per quattro anni hanno tentato di convincerci che la riorganizzazione dettata dal decreto Lorenzin fosse il modello di efficienza e buona sanità necessario e indispensabile non solo per le casse disastrate e commissariate della Regione, ma anche per la salute e la sicurezza dei cittadini. E quando, a Sulmona e non solo a Sulmona, si sono alzate le barricate, occupato il municipio, protestato davanti ai cancelli dell’Emiciclo, i “regnanti” hanno bollato come strumentale e inutile l’insurrezione popolare. Cercando e in parte riuscendo a metterla a tacere, fino ad arrivare a far approvare dal consiglio comunale di Sulmona, su imposizione dell’allora assessore Gerosolimo (ai tempi in cui doveva accreditarsi presso l’imperatore D’Alfonso), un documento di sostegno e placet alla classificazione dell’ospedale peligno ad ospedale di base. Ora, però, con un altro governo centrale e soprattutto con le elezioni regionali alle porte, tutto sembra essere cambiato. Non ci sono più i pericoli derivanti dai pochi interventi (la cosiddetta manualità), l’inutilità di reparti non specializzati, il principio stesso di hub e spoke. Ora tutto è possibile, persino avere e sperare in un ospedale vero anche se non si posseggono gli algidi numeri previsti dalla riforma. Tant’è che mercoledì scorso l’imperturbabile (alle lusinghe della demagogia) assessore alla Sanità Silvio Paolucci, è venuto a Sulmona a raccontare tutto il contrario di quel che aveva sostenuto fino a qualche mese fa e che, insomma, Sulmona ha tutte le carte o almeno il diritto per avere il bollino di primo livello. E lo ha fatto portando in mano un disegno di legge che sospende la riforma da lui attuata e presentato alla Camera da Camillo D’Alessandro, colui cioè che della maggioranza regionale è stato coordinatore in consiglio. Avranno cambiato idea? Macché, l’impressione è che il Pd, in questo caso, abbia deciso di contrastare l’avanzata della Lega e dei Cinquestelle, utilizzando le loro stesse armi: spararla grossa e convincere la pancia degli elettori, che alla testa e alla verità ormai, purtroppo, nessuno sembra farci più caso. Tanto poi il conto si paga alla fine, dopo il voto, quando base o primo livello si arriva al pronto soccorso e non ci sono ambulanze per trasferirti ad Avezzano a fare una Tac che quella di Sulmona è rotta, quando aspetti mesi per un risultato istologico, quando la risonanza magnetica “solo una volta al mese” e il parto in acqua “non siamo ancora pronti”…

2 Commenti su "La cura omeopatica"

  1. Articolo giornalisticamente ineccepibile, di altissimo livello redazionale e stimolante nelle riflessioni al di la del partito preso, un raro esempio di vero giornalismo, migliore dei giornali nazionali devo dire. Complimenti a chi l’ha redatto e alla redazione.

  2. L’ospedale di Sulmona sta precipitando in basso in maniera verticale e se non si corre ai ripari,finirà per diventare una specie di infermeria da campo.Sinora sta vivendo sugli allori, ma col passare degli anni “gli allori”,cioè qualche medico d’antan che ancora è presente,finiranno. Non c’è un nome che richiami, in alcuna disciplina, i medici che vanno in pensione non vengono sostituiti, i concorsi non si fanno. E’ il caso di dire,non ci sono più i primari di una volta,solo medici di rincalzo con incarico dirigenziale. Siamo alla frutta. Se non ci si dà una mossa,finirà male, come sta finendo Popoli del resto. Eppure la valle Peligna con il suo hinterland popoloso ,ha bisogno di un ospedale vero e di buona qualità. Come ce l’ha Avezzano ,per esempio.

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